email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

CANNES 2019 Concorso

Marco Bellocchio • Regista di Il traditore

"Buscetta non è un eroe"

di 

- CANNES 2019: Il cineasta italiano Marco Bellocchio parla del suo nuovo film Il traditore, svelato e apprezzato in concorso a Cannes

Marco Bellocchio • Regista di Il traditore

Il cineasta italiano Marco Bellocchio, circondato dalla sua squadra capeggiata dal suo ottimo interprete principale Pierfrancesco Favino, ha parlato con la stampa internazionale del suo nuovo film, l’eccellente Il traditore [+leggi anche:
recensione
trailer
Q&A: Marco Bellocchio
scheda film
]
, in concorso al 72° Festival di Cannes.

Perché ha dato al film questo titolo, Il traditore, che sembra adottare il punto di vista dei mafiosi di Cosa Nostra?
Marco Bellocchio:
Il personaggio principale è effettivamente un traditore dal punto di vista di Cosa Nostra, dal punto di vista delle tradizioni mafiose, dal punto di vista del passato, e anche dal punto di vista della famiglia a cui appartiene. Per Buscetta, tradire è una scelta estremamente dolorosa, ma è allo stesso tempo il rifiuto di un certo tipo di mafia che ha fatto delle scelte che non condivide. Ma Buscetta non è un eroe, è un essere umano coraggioso, che vuole salvare la sua pelle e quella della sua famiglia, e anche un conservatore perché ha nostalgia per il tipo di mafia che lo ha visto crescere, che lo ha battezzato, per così dire. Non è, quindi, uno di quei tipi di traditori rivoluzionari che tradiscono il loro passato per cambiare il mondo. 

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Quali sono i suoi ricordi personali di quando Buscetta iniziò a parlare con il giudice Falcone?
Lo ricordo molto bene. I giornali cominciarono a parlare di quest'uomo che veniva misteriosamente dal Brasile. Usciva fuori dal nulla. Sapevamo solo che apparteneva a una certa corrente della mafia, che aveva ucciso un sacco di persone e all'improvviso, eccolo sbarcare dall'aereo, e poi su tutte le prime pagine dei giornali. Ma sapevamo molto poco di lui. Il peso e il valore del tradimento di Buscetta è stato capito solo nel tempo con il giudice Falcone, culminato in questo maxi-processo che ha rappresentato una vittoria parziale dello Stato sulla mafia. La mafia non fu totalmente sconfitta contrariamente a quanto si diceva all'epoca, ma fu comunque una disfatta per essa.

La sua percezione iniziale del personaggio di Buscetta è cambiata con il film?
Se sono stato attratto da questo personaggio, è perché è affascinante. Non per la sua ambiguità, ma perché tutti quelli che lo conoscevano parlano di un uomo con un carattere molto forte, con un'identità molto solida, ma anche un uomo ignorante e poco istruito che era tuttavia perfettamente consapevole di questa ignoranza. Verso la fine del film, quando Buscetta è indebolito dall'età e dalla malattia, vive in solitudine con la sua famiglia, non ha più il giudice Falcone al suo fianco, Pierfrancesco Favino che interpreta splendidamente il personaggio dice: "Mi scuso perché ho troppo poca cultura". Questo è l'unico momento in cui Buscetta esprime una debolezza, altrimenti, il resto del tempo, è un uomo pieno di orgoglio. Ha anche un principio che non manca di nobiltà ai miei occhi: non vuole morire ammazzato, vuole sopravvivere. È una personalità teatrale, dotata di un carattere molto costruito. Si presenta al maxi-processo un po' come un tenore in un teatro. Questo è ciò che più mi ha affascinato e mi ha spinto a realizzare questo film. A un certo punto, ho anche avuto un po' troppa empatia per questo personaggio, mi era un po’ troppo simpatico, quindi ho rimesso le cose a posto alla fine del film. 

Ci sono film di gangster che l’hanno influenzata per Il traditore?
È chiaro che tutti abbiamo visto capolavori sulla mafia, Il padrino per esempio, ma anche film italiani. Sarebbe stato un errore, tuttavia, provare a tutti i costi a fare qualcosa di diverso. Quindi, con tutti gli artisti che hanno partecipato alla creazione del film, abbiamo lavorato con molta libertà per cercare di trovare la nostra voce, ma senza aver paura di tentare qualcosa di nuovo o di rifare ciò che era già stato fatto.

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche