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KARLOVY VARY 2019 Concorso

Damjan Kozole • Regista di Half-Sister

"Una storia sul trasferimento dell'odio di generazione in generazione"

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- Abbiamo parlato con il regista sloveno Damjan Kozole, il cui ultimo film, Half-Sister, è stato presentato in prima mondiale in concorso a Karlovy Vary

Damjan Kozole • Regista di Half-Sister

Abbiamo parlato con il regista sloveno e habitué di Karlovy Vary Damjan Kozole, il cui ultimo film, Half-Sister [+leggi anche:
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, ha avuto la sua prima mondiale nel concorso di quest’anno.

Cineuropa: Da dove nasce la storia di Half-Sister, e come ha lavorato sulla sceneggiatura?
Damjan Kozole:
La storia nasce da una situazione personale in cui mi sono trovato diversi anni fa, quando si è scoperto che poteva esserci qualcuno nella mia vita con cui condivido legami di sangue ma di cui non ero a conoscenza. Era una sensazione forte, potente, confusa.

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Per me, è una storia sul trasferimento dell'odio di generazione in generazione. Le persone spesso non sono consapevoli del perché stanno perpetuando questo odio. Quindi si tratta di come l'odio si tramanda e di come le due protagoniste si odino a vicenda senza nemmeno sapere esattamente il perché; si sentono in colpa per i peccati che non hanno commesso. Questo è, naturalmente, anche collegato alle nostre questioni nazionalistiche nella regione, che sono ancora in corso.

La sceneggiatura è per me un processo permanente. Se occorrono dieci anni perché un progetto entri in produzione, lo scriverò per dieci anni. Ho iniziato con questo copione nel 2015, mentre montavamo Nightlife [+leggi anche:
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. Per prima, si è unita a me Urša Menart, e quando poi è andata a fare il suo film [My Last Year as a Loser [+leggi anche:
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], è arrivato Ognjen Sviličić. È stato lui a portare questo aspetto dello sciovinismo sloveno latente nella storia.

Le due protagoniste, Irena e Neža, sono molto diverse all’inizio del film. Perché Neža è così arrabbiata?
Sono sempre stato attratto dalle persone arrabbiate, aggressive e maleducate che dietro a questi atteggiamenti nascondono la propria vulnerabilità. Secondo me, sentiva semplicemente che non faceva parte della società. E non sono poi così diverse: per me, Irena era molto simile a Neža circa 15 anni prima, e ora la troviamo in una fase in cui deve prendere una decisione cruciale nella sua vita, ed è decisamente ansiosa. Sotto la superficie, ci sono alcuni piccoli dettagli che aiutano a riconoscere il fatto che le due sono molto più simili di quanto possa sembrare all'inizio.

Che dice della relazione di Irena con Brane e del fatto che sia così violento? Come si collega a questo momento che stiamo vivendo come società?
A volte sposi una persona che è l'opposto di te, e dopo un paio d'anni scopri che è cattiva o aggressiva. Succede di continuo nelle nostre vite, ma tendiamo a vedere la persona come quella che abbiamo proiettato, piuttosto che quella che realmente è. Questo è uno dei modi in cui abbiamo voluto rappresentare il personaggio di Irena: riguarda lei. Quindi ora è più intelligente di quando era più giovane. E speriamo che non ripeterà gli stessi errori con la sua sorellastra. Questo si collega anche al passato. Tutto il film parla del passato e di come si riflette in quello che accade ora. Il personaggio di Brane ne è un esempio, come lo sono il padre e la madre albanese di Neža. Questa storia ha una lunga scia del passato che si trascina dietro.

In tutti i miei film recenti, i personaggi principali erano donne perché credo che affrontino molti più ostacoli nella società rispetto agli uomini. Quando abbiamo iniziato con la sceneggiatura nel 2015, #MeToo non c’era ancora stato, e ora il film è uscito nel momento in cui questo problema attira l'attenzione di tutti. Anche se sono d'accordo con il movimento, non ho voluto consapevolmente farne parte. Il personaggio di Brane era destinato a rappresentare un sintomo; non volevamo fare un film sulla violenza domestica.

Perché ha deciso di collocare la maggior parte del film in un solo appartamento? Come ha lavorato con le attrici e il direttore della fotografia in questo spazio limitato?
Ci sono spesso troppi elementi nei film. Vogliamo sempre avere troppe cose nelle nostre vite, nei nostri appartamenti o nei nostri film. A me, invece, piace ridurre tutto. Volevo concentrarmi solo su due personaggi principali, ed è per questo che anche la scenografia dell'appartamento è completamente vuota. Per me, solo i corpi e le facce delle due donne erano importanti in questo film. È stato un lungo processo che ha previsto molte prove, visto che Urša non è un'attrice professionista. Inoltre, entrambe le attrici fanno uso di un pesante dialetto costiero, e avevano bisogno di memorizzare le battute, quindi non c'è stata quasi nessuna improvvisazione.

(Tradotto dall'inglese)

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