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Martín Rosete • Regista di Remember Me

"Questa è una professione che nasce dalla passione"

di 

- Martín Rosete, spagnolo di base a Los Angeles, si affida a Bruce Dern come protagonista di Remember Me, dove fa appello ai sentimenti primordiali e al potere della memoria

Martín Rosete  • Regista di Remember Me

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, girato in inglese e spagnolo, fra Stati Uniti, Francia e Spagna (i suoi tre paesi di produzione), è il secondo film del madrileno Martin Rosete, stabilitosi negli Stati Uniti, dove ha girato la sua prima opera, il thriller Money. Ancora una volta, ha impiegato attori di lingua inglese (Bruce Dern, Brian Cox, Sienna Gillory) al fianco di interpreti spagnoli (Veronica Forqué, Jesus Vidal, Isabel Garcia Lorca) per il suo nuovo lungometraggio, che affronta il delicato tema della perdita di memoria. Ne abbiamo parlato con lui.

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Cineuropa: Come è stato il suo trasferimento dalla Spagna – dove è stato nominato nel 2013 al Goya per il suo cortometraggio di finzione Voice Over – agli Stati Uniti?
Martin Rosete: Nel 2006, mentre avevo già girato vari cortometraggi premiati nei festival, feci domanda per ottenere una borsa di studio e mi fu offerto di fare un film in inglese. Nel 2007, venni a New York per fare un master in cinema, le cose sono andate per le lunghe e sono qui già da 12 anni. Ma sono legato alla Spagna con la mia casa di produzione Kamel Films, e abbiamo tentato di girare Money lì, ma alla fine abbiamo dovuto girarlo a New York. Sto cercando di rimanere in contatto con il mio paese, infatti con Remember Me ho vissuto lì circa quattro mesi.

Remember Me è una coproduzione fra tre Paesi. Uscirà prima in Spagna?
Uscirà nelle sale spagnole il 2 agosto tramite Filmax. Ed è stato già venduto in Israele e Giappone; stiamo inoltre in trattative per distribuirlo in tutto il mondo.

Cosa l’ha colpita della sceneggiatura scritta da Rafa Russo (Amor en defensa propia)? Cosa l’ha spinta a girare una storia che ha per protagonista personaggi della terza età? Mi piace molto come scrive Rafa, e un giorno, chiacchierando, mi disse che voleva che alcuni suoi script fossero girati in inglese, e distribuiti nel mercato internazionale. Mi raccontò per telefono dieci storie che aveva pensato e quando mi parlò di Remember Me mi ci appassionai, perché mi sembrava dolce, divertente e originale, con un modo molto bello di avvicinarsi a una storia d’amore fra persone adulte. E gli ho detto “faremo tutto il possibile perché diventi realtà”: siamo veramente felici che sia finalmente uscito.

Bisogna essere un po’ temerari per uscire dalla linea commerciale del cinema che si rivolge a un pubblico giovane?
Sì, ne siamo consapevoli, però dato che questa professione nasce dalla passione, questa è stata la storia che ha acceso la scintilla, così ci siamo buttati a capofitto. Le distribuzioni ci dicono che ciò che si gira adesso è pensato per un pubblico giovane, ma ci dicono anche che la gente più adulta continua a frequentare le sale, quindi questo film può avere il suo spazio.

Crediamo che abbia un pubblico, e speriamo di tenere duro abbastanza a lungo nelle sale tramite il passaparola per raggiungere e connetterci con quel potenziale pubblico.

Contare su Bruce Dern come protagonista è un certo lusso…
È anche una responsabilità, perché un attore come lui ti racconta mille aneddoti di quando per esempio ha lavorato con Alfred Hitchcock in La trama. Ci ha chiesto di terminare due giorni per poter girare il film di Tarantino C’era una volta a... Hollywood dove aveva tre scene con Brad Pitt. Ha lavorato anche con Alexander Payne, uno dei miei registi preferiti.

Non abbiamo avuto il tempo di provare, è arrivato un giorno prima dell’inizio delle riprese, ma è un attore così brillante che ti conduce verso luoghi ed emozioni che non c’erano in sceneggiatura. Ci ha detto che gli era piaciuto molto il copione e che non vedeva l’ora di farlo perché era da Nebraska, nel 2013, che non interpretava un ruolo da protagonista: per questo non vedeva l’ora e ha dato il meglio di sé.

Il film mostra anche la connessione fra la generazione giovane della nipote e quella più matura del nonno.
Io sono cresciuto con i miei nonni materni e ho vissuto con loro fino alla loro morte, ecco perché capisco questa complicità che hanno nonni e nipoti, tanto che il personaggio di Tania e Serena Kennedy, l’attrice irlandese che la interpreta, mi affascinano. Bruce diceva sempre che questa ragazza andrà molto lontano.

Infine, i suoi prossimi progetti la porteranno di nuovo in Europa?
Ne ho uno in Spagna con la casa di produzione Bowfinger e abbiamo acquisito i diritti di un film di fantascienza, molto importante, qui negli Stati Uniti: vediamo se riusciamo a metterci d’accordo con la mia casa di produzione spagnola e il mio socio americano.

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(Tradotto dallo spagnolo da Silvia Scarpone)

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