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LOCARNO 2019 Piazza Grande

Roberto De Feo • Regista di Il Nido

“Volevo raccontare un mondo alla deriva, utilizzando come metafora la storia di una famiglia che vive in un luogo fuori dal tempo”

di 

- Cineuropa ha incontrato Roberto De Feo, regista dell'horror Il Nido, in competizione nella sezione Piazza Grande a Locarno

Roberto De Feo  • Regista di Il Nido
(© Loris T. Zambelli)

Abbiamo intervistato il regista barese Roberto De Feo per discutere del suo lungometraggio di debutto, Il Nido [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Roberto De Feo
scheda film
]
, proiettato nella sezione Piazza Grande del prestigioso Festival di Locarno.

Cineuropa: Come nasce Il Nido?
Roberto De Feo:
Sono sempre stato un grande appassionato di horror. L’idea nasce dopo la visione di un classico che per ragioni di spoiler non posso citare perché porterebbe gli spettatori ad intuire il mistero della casa protagonista del mio film. Volevo raccontare un mondo alla deriva, utilizzando come metafora la storia di una famiglia che vive in un luogo fuori dal tempo, il nido nel quale ci sentiamo al sicuro. Il nido è quel posto che prima o poi, giusto o sbagliato che sia, comincia a starci stretto.

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I giovanissimi Justin Korovkin e Ginevra Francesconi interpretano due ragazzi totalmente isolati dal mondo esterno. Cosa l’ha spinta a sceglierli?
Non ho mai conosciuto un ragazzino di undici anni come Justin, timido e introverso, eppure incredibilmente maturo e talentuoso. Justin e il suo personaggio sono la stessa persona e sappiamo quanto questo sia importante per un regista. Al primo incontro, quando mi disse che sapeva suonare il pianoforte, capii che era il mio giorno fortunato. Ginevra è stata la prima ad essere scelta. I produttori volevano una ragazza più adulta ma, quando l'ho incontrata, ho capito che non esisteva altra Denise all’infuori di lei.

Quale contributo artistico hanno apportato al film Francesca Cavallin, Maurizio Lombardi e Roberto Accornero?
Francesca Cavallin è la Elena che ho sempre sognato. Quando si presentò al primo provino vestita come il suo personaggio, mi piacque talmente tanto che le chiesi di utilizzare quell’abito in scena. Non conoscevo Francesca, sapevo del suo trascorso nelle fiction ma non mi importava. Dovevo ignorare il suo talento incredibile perché aveva recitato in televisione? Lo trovo ridicolo. Dopo la selezione, è stata la prima che ho chiamato. Spero sia una rivincita per lei.

Lavorare con Maurizio è stato divertentissimo. È un’artista folle e pieno di idee interessanti. Sul set adorava il suo personaggio, atipico nel panorama italiano. A volte, durante le scene più violente, lo vedevo talmente a suo agio che ho temuto per l’incolumità degli attori. Ci incontravamo in hotel per riscrivere le battute e inventare qualcosa di interessante.

Roberto è un gentiluomo ed un grande professionista. Interpreta il ruolo del prete e rappresenta la religione all’interno del mondo del film. Mi dispiace non aver potuto approfondire il suo personaggio, visti i tempi stretti delle riprese.

Il tema della follia provocata dall’isolamento è stato trattato ampiamente dal cinema. Quali sono stati i suoi riferimenti principali?
È innegabile l'influenza di The Others di Amenábar e The Village di Shyamalan. Il Nido è però un horror che non sfrutta rumori improvvisi o mostri che compaiono dal buio. È un film sulla paura di crescere, di scoprire ciò che non conosciamo, un romanzo di formazione.

Come avete individuato la location?
La ricerca è durata un anno e mezzo, dopo aver visitato location in Inghilterra, Francia e Italia. Alla fine, l’abbiamo trovata su Google. Il film è stato girato a Parco La Mandria, nella tenuta di caccia della Venaria Reale. Villa dei Laghi è uno splendido edificio ottocentesco, circondato da un enorme parco naturale: il luogo dei sogni di ogni regista che voglia girare un horror. Ci sono circa sessanta stanze, ognuna delle quali in grado di portarti in un mondo diverso, sospeso nel tempo. L'edificio era abbandonato da circa dieci anni e non è stato semplice ripristinare alcuni degli ambienti più magici. Il team della scenografa Francesca Bocca ha fatto un lavoro pazzesco. ho lasciato un pezzo di me. Approfitto per lanciare un appello alla Regione Piemonte: salvate Villa dei Laghi. È un patrimonio immenso e non possiamo non preservarlo.

Su quali generi le piacerebbe lavorare in futuro?
Il genere thriller/horror è al momento quello che sento di voler affrontare. Ho fatto il mio primo film a 37 anni e per tutto questo tempo ho scritto talmente tante storie inquietanti da riempire interi cassetti e hard disk.

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