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STOCCOLMA 2019

Jesper Kurlandsky e Fredrik Wenzel • Registi di Charismatic Megafauna

“Devi riuscire a trovare il momento perfetto, qui e ora: è davvero snervante”

di 

- Abbiamo parlato con il duo svedese composto da Fredrik Wenzel e Jesper Kurlandsky del lavoro che hanno co-diretto, Charismatic Megafauna

Jesper Kurlandsky e Fredrik Wenzel  • Registi di Charismatic Megafauna

Negli ultimi sette anni, il duo cosmopolita composto dal direttore della fotografia Fredrik Wenzel (Burrowing [+leggi anche:
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) hanno lavorato su un tema globale in un contesto semplificato. Il risultato, Charismatic Megafauna [+leggi anche:
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, è attualmente in proiezione al concorso per documentari del Festival del cinema di Stoccolma. Li abbiamo incontrati per saperne di più su questo film.

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Cineuropa: Charismatic Megafauna si apre con una citazione sul perché questo film sia stato realizzato, domanda la cui risposta è: “Potrebbe essere stato realizzato per se stesso”. È così che avete impostato il tono del film?
Fredrik Wenzel: Stavamo cercando una piccola ringhiera alla quale lo spettatore potesse appoggiarsi mentre si addentrava nel film, nella speranza di poter in questo modo ridurre la confusione. Pensavamo che il ritmo e l’assenza di una narrazione tradizionale sarebbero sembrati inusuali a molti spettatori.

Eppure, chi conosce le opere di Godfrey Reggio (come il suo famoso Koyaanisqatsi) e alcuni lavori di Terrence Malick, potrebbe sentirsi a proprio agio. Si può dire che il vostro film sia in qualche modo legato a loro?
Jesper Kurlandsky: Senza dubbio Reggio è stato uno dei padri di quello stile del quale fa parte anche Charismatic Megafauna; tuttavia, il nostro obiettivo era quello di creare una versione “al contrario” di Koyaanisqatsi. Reggio si occupa di società delle formiche e collettivismo, con la freddezza e la distanza, mentre noi cercavamo una connessione a livello individuale. Viviamo in un’epoca che guarda ai lati negativi dell’individualismo, in confronto al rapporto di Reggio con l’automazione e le catene di montaggio. Certamente, abbiamo utilizzato in modo analogo le immagini, le associazioni e le musiche, ma raccontiamo tutta un’altra storia.

F.W.: Reggio enfatizza la tensione, mentre noi abbiamo un atteggiamento più riflessivo.

Quanti paesi avete visitato?
J.K.: Probabilmente 16 o 17. A volte abbiamo viaggiato anche per 18 ore, solamente per girare una scena, e poi andare all’altro capo del paese per girarne un’altra.

Quante scene ci sono nel film, effettivamente?
F.W.: Beh, molte scene sono abbastanza lunghe, durano circa 30 secondi. Considerando alcune rapide scene alla fine del film, direi che ci sono tra le 200 e le 250 scene –un buon centinaio prima delle ultime immagini rapide. La parte, forse, più difficile è stata viaggiare fino all’altro capo del mondo, passare così tante ore in auto – credo che una volta abbiamo viaggiato per 40 ore filate – e infine incontrare una piccola tribù sperduta, per iniziare a familiarizzare con loro. Ed ecco, bam, devi riuscire a trovare il momento perfetto, qui e ora: è davvero snervante.

Guardando il film, ci si accorge di come sia difficile riconoscere esattamente il luogo in cui si svolge la vicenda. Siamo a Hong Kong, Shangai, o addirittura Londra? Si tratta di una scelta artistica voluta?
F.W.: In parte. A proposito, si tratta di Hong Kong. Tuttavia, abbiamo notato, nel corso dei nostri viaggi, questa sorta di “monocultura” diffusa un po’ dappertutto. Non importa dove vai, alcuni aspetti ricorrono sempre.

Parliamo della musica. È molto presente e, al tempo stesso, abbastanza romantica.
J.K.: Sì, e se posso far notare la connessione molto appropriata a Malick, molto presto abbiamo deciso di provare a realizzare qualcosa di analogamente sorprendente e caloroso; il che, fatemelo dire, è davvero una sfida spaventosa. Abbiamo ascoltato una serie di compositori contemporanei, ma non siamo riusciti a trovare quella brama, quell’attrazione. Poi abbiamo sentito un pezzo intitolato “Mouyayoum” di un certo Anders Hillborg – guarda caso uno svedese, nonostante avessimo cercato in tutto il mondo. Era il nostro uomo, un uomo che non ha paura del calore. Abbiamo fatto in modo che componesse la gran parte delle musiche senza aver analizzato da vicino l’intero film, in modo che la musica potesse avere di voce propria.

Azzardo di nuovo questa domanda: perché Charismatic Megafauna è stato realizzato? E per quanto tempo avete lavorato a questo film?
F.W.: Jesper ha avuto l’idea…

J.K.: Beh, almeno sette anni. All’epoca soltanto poche idee di portata globale venivano esplorate, perciò si trattava di un progetto con molti limiti. Entrambi sentivamo che là fuori il mondo era più grande – un contesto più grande e semplificato.

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(Tradotto dall'inglese da Gaia De Antoni)

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