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BLACK NIGHTS 2019 Concorso

Christoph Gampl • Regista di Man from Beirut

"Se non hai soldi, il minimo che puoi fare è essere originale"

di 

- Abbiamo parlato con il regista tedesco Christoph Gampl, che aggiunge un po' di noir alla competizione principale di Tallinn con Man from Beirut

Christoph Gampl  • Regista di Man from Beirut
(© Efe Art)

Ambientato a Berlino, Man from Beirut [+leggi anche:
trailer
intervista: Christoph Gampl
scheda film
]
vede il sicario cieco Momo (Kida Khodr Ramadan) costretto a fare i conti con l'esito inaspettato del suo ultimo "lavoro": una giovane ragazza (la figlia dell'attore, Dunya Ramadan) che non riesce proprio a uccidere. Prima di riuscire a prendere una decisione, sono costretti a fuggire, mentre altri professionisti gli stanno alle calcagna. Cineuropa ha incontrato il regista Christoph Gampl in occasione della proiezione del film in concorso alla 23ª edizione del Festival Black Nights di Tallinn (15 novembre-1 dicembre).

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Cineuropa: Quando abbiamo parlato per la prima volta, ha definito la sua squadra  come un gruppo di "street fighter". Non aveva il sistema di supporto che hanno altri registi, vero?
Christoph Gampl:
Abbiamo realizzato un film noir ed è difficile ottenere finanziamenti per il cinema di genere in Germania. Ne eravamo consapevoli. A un certo punto, quando la sceneggiatura era ormai completa e avevamo già scelto i primi attori, dovevamo prendere una decisione: aspettare uno o più anni per ottenere dei fondi o farlo e basta. Alla fine delle riprese, abbiamo ricevuto una chiamata dalla Medienboard Berlin-Brandenburg, in cui ci dissero che avrebbero voluto finanziarci. E ciò è stato davvero d'aiuto durante la post-produzione. Non ho dovuto farla nel mio soggiorno!

Sta davvero abbracciando l’idea di un film noir, è evidente fin dal titolo stesso del film che mi ha ricordato Il nostro agente all’Avana e dal font dall’aspetto così retrò. Eppure la storia che ha deciso di raccontare è contemporanea.
Un giorno ero a casa con un DVD di Frank Costello faccia d'angelo in una mano e The Blind Swordsman: Zatoichi nell'altra. All'epoca stavo ancora cercando di capire dove la nostra storia dovesse andare a parare. Poi ho pensato: "Magari è un mix di questi film?". Abbiamo deciso di ambientarlo nella Berlino contemporanea, ma con uno spadaccino cieco interpretato da Kida. Adoro questi vecchi film. E visto che non avevamo nessuno che ci dicesse che non potevamo girare il film in bianco e nero, siamo andati avanti per la nostra strada e l'abbiamo fatto.

Il binomio centrale tra un sicario e una ragazzina ricorda le recenti critiche a Léon. Perché ha deciso di concentrarsi su una famiglia così improvvisata, riunita dalle circostanze più improbabili?
Quando abbiamo presentato la storia per la prima volta, molte persone hanno detto: "Oh, è molto simile a Léon". La nostra protagonista femminile è troppo giovane per rendere inappropriata la storia, almeno spero. In realtà ci eravamo ispirati più a Una notte d'estate (Gloria) di John Cassavetes. In quel film ci sono una donna tosta e un bambino, ma dato che fin dall'inizio mi era chiaro di voler lavorare con Kida, il personaggio principale doveva essere un uomo. Tutti i miei attori hanno adottato un approccio molto diverso – alcuni hanno detto che abbiamo molti gangster che interpretano attori che, a loro volta, interpretano gangster. Ecco da dove vengono, ecco di cosa parlano i loro personaggi. Mi piace quando le persone sono capaci di minimizzare le loro emozioni e quanto a Kida, la sua sola presenza è l'aspetto principale della sua recitazione. Se la storia funziona, può essere più interessante metterla in scena in questo modo: puoi inserire più di quello che stai pensando. Quell’alone di mistero è tutto ciò che mi piace dei film.

La voce fuori campo può essere uno strumento interessante per un regista, soprattutto quando, come nel caso di Momo, è l'unico modo per entrare nella sua testa. Altrimenti sarebbe troppo difficile capire il suo personaggio.
Fa parte delle convenzioni di genere. Momo non è un filosofo, ma ho cercato di dargli un po' di quella sfumatura. Quando abbiamo pensato a come illustrare la sua filosofia emotiva, per così dire, abbiamo ideato i suoni e le immagini del mare, per esempio. Volevo intrecciarli con i suoi pensieri, per darci un'idea del luogo da cui potrebbe provenire e dove sta cercando di andare. Alla fine, è stato un processo interessante.

Il mio prossimo film probabilmente non sarà in bianco e nero e non sarà un altro noir. Ma se hai la stessa libertà creativa che avevo io in quel progetto, dovresti almeno provare a sperimentare. E divertirti a farlo, anche quando gli altri ti dicono che non funzionerà mai e dovresti invece concentrarti sulla creazione di un prodotto, perché è ciò di cui il mercato ha bisogno. Non voglio che i miei film siano semplici. Se devo essere sincero, è piuttosto facile: se non hai soldi, il minimo che puoi fare è cercare di essere originale.

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(Tradotto dall'inglese da Enrico Rossetti)

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