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BERLINALE 2020 Forum

Adrian Cioflâncă • Co-regista di The Exit of the Trains

"La lunga durata del film è un'umile forma di rispetto"

di 

- BERLINALE 2020: The Exit of the Trains, un film sull'uccisione di migliaia di ebrei nel 1941, è stato proiettato al Forum e abbiamo parlato con uno dei suoi co-registi, Adrian Cioflâncă

Adrian Cioflâncă  • Co-regista di The Exit of the Trains

Dopo essere stato consulente per The Dead Nation [+leggi anche:
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di Radu Jude e “I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians” [+leggi anche:
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, lo storico rumeno Adrian Cioflâncă ha collaborato con Jude per co-dirigere il saggio documentario The Exit of the Trains [+leggi anche:
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, sulle vittime del pogrom di Iaşi, dove migliaia di ebrei rumeni furono giustiziati il 29 giugno 1941 e nei giorni successivi. Ecco cosa ha da dire Cioflâncă sul film, presentato alla sezione Forum della 70. Berlinale, e sul negazionismo nella società rumena.

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Cineuropa: Com'è nato il progetto?
Adrian Cioflâncă: Nel maggio 2016 ho acquistato su eBay un album da 120 euro che conteneva i ritratti di 364 delle vittime del pogrom di Iaşi. Nel giugno di quell’anno ho lanciato, come rappresentante del Centro Rumeno per lo Studio della Storia Ebraica, la campagna #numenunumere [#namesnotnumbers], in cui ho ricostruito, attraverso una ricerca d'archivio, le storie di alcune delle vittime del pogrom, vittime i cui ritratti si possono ancora trovare nell’Archivio Nazionale di Iaşi. Durante quell'estate ho stampato dei volantini con i ritratti delle vittime e le loro storie personali, e ho consegnato quei volantini agli abitanti di Iaşi, città che ha dimenticato la tragedia avvenuta nell'estate del 1941.

Allo stesso tempo, ho iniziato ad avere dei seri colloqui con Radu Jude, di cui avevo iniziato ad ammirare il lavoro dopo aver visto Aferim! [+leggi anche:
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. Speravo di poter contribuire a un film con informazioni sul pogrom di Iaşi da quando ho visto Gruber’s Journey (2008) di Radu Gabrea, e Radu Jude mi ha aiutato a realizzare quel sogno.

Come ha stabilito un collegamento tra le immagini e le dichiarazioni dei sopravvissuti riguardo alle morti?
Per identificare gli individui e i dettagli della loro scomparsa, ho utilizzato un database di migliaia di pagine digitalizzate provenienti dal Museo della Memoria dell’Olocausto degli Stati Uniti, dall'Archivio Nazionale Rumeno, dal Centro Rumeno per lo Studio della Storia Ebraica, dal Consiglio Nazionale per lo Studio degli Archivi della Polizia di Stato, dallo Yad Vashem, dall'Archivio Militare Rumeno e da altre fonti. Per ogni vittima cercavo, come si dice, un ago in un pagliaio. Per alcune vittime, ho trovato un solo paragrafo in una dichiarazione, mentre per altre ho trovato pagine intere. Da tutto questo materiale, Radu Jude ha fatto una selezione basata sulla sua esperienza di regista e sceneggiatore.

Il film si concentra sulle vittime, raramente identifica i colpevoli, e anche in questo caso, solo tramite il nome. Perché questa scelta?
Devo dire che, inizialmente, abbiamo considerato di includere anche i ritratti dei colpevoli e le loro storie. La ricerca ha portato alla luce alcuni dettagli straordinari, mai visti prima. Però il risultato sarebbe stato un film di proporzioni gigantesche. Inoltre, l'associazione delle vittime agli autori ha sollevato questioni etiche e deontologiche che non siamo stati in grado di risolvere nel tempo a nostra disposizione.

C'è stata qualche discussione sulla durata del film di 175 minuti? Si tratta di una forma di rispetto verso le vittime? Sì, è una forma umile di rispetto. Ho trovato informazioni su 200 individui, e sono stati tutti inclusi nel film. Abbiamo pensato che sarebbe stato inopportuno fare una selezione. La storia scritta e il cinema sono estremamente selettivi e semplificano troppo le cose. Indipendentemente dall'approccio narrativo, si concentrano su alcuni destini, ignorandone ingiustamente altri. In questo caso, abbiamo preferito un approccio epistemologico: abbiamo parlato di tutti coloro per i quali abbiamo avuto delle immagini, perché il cinema è soprattutto immagine, e per i quali la ricerca ha generato delle informazioni. Abbiamo tralasciato circa 400 vittime per le quali avevamo immagini, ma nessuna informazione (alcune di loro erano comunque incluse nel film), 3.000 vittime per le quali avevamo nomi e dettagli, ma nessuna immagine, e migliaia di altre per le quali non avevamo immagini, nomi e informazioni.

Quali sono, secondo lei, le ragioni per cui la società rumena è così restia a riconoscere l'Olocausto?
L'antisemitismo è una caratteristica fondamentale della cultura rumena moderna. La modernità della politica rumena è strettamente legata alla "questione ebraica". Chi non ha sviluppato anticorpi contro l'antisemitismo può facilmente essere contaminato dai pregiudizi dei classici della letteratura e dei media tradizionali anteriori alla Seconda guerra mondiale, o anche successivi. Queste opinioni sono diffuse nelle scuole, nelle famiglie, sui social network o da entità radicali. Dopo il 2004, l'introduzione delle politiche educative raccomandate dal rapporto della Commissione Wiesel ha permesso che le cose prendessero una piega migliore, ma chi può sovrascrivere un'intera tradizione antisemita in così poco tempo?

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(Tradotto dall'inglese da Chantal Gisi)

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