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BERLINALE 2020 Panorama

Bassam Tariq • Regista di Mogul Mowgli

"L'umorismo nero e tutto ciò che è dark sono davvero eccitanti per me"

di 

- BERLINALE 2020: Abbiamo parlato con Bassam Tariq del suo nuovo film Mogul Mowgli, interpretato da Riz Ahmed e imbevuto di black humour

Bassam Tariq  • Regista di Mogul Mowgli

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, di Bassam Tariq, racconta di un musicista pachistano alle prese con la sua ambizione e le sue origini che viene colpito da una malattia autoimmune. La prima mondiale dell’opera si è tenuta nella sezione Panorama della 70ma Berlinale. Cineuropa ha parlato con Tariq del fatto di aver lavorato con una star quale Riz Ahmed e aver imbevuto il suo film di umorismo nero.

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Cineuropa: Come le è venuta l’idea per Mogul Mowgli?
Bassam Tariq:
Dopo che Riz Ahmed ha visto il mio primo film, These Birds Walk, non vedevamo l’ora di poter lavorare insieme, e siamo diventati amici. Dev’essere stato intorno al 2015, lui stava lavorando a The Night Of - Cos’è successo quella notte?. Dopo aver girato il mio primo film ero indeciso su quale strada prendere, così ho aperto una macelleria a New York. Io e Riz abbiamo iniziato a parlare di una possibile collaborazione, e nel frattempo la sua carriera ha davvero preso il volo, il che è stato emozionante. Quindi sono tornato a considerare l’idea del film e di come potessi ricominciare a dedicarmici. Sentivamo entrambi questa urgenza, e sapevamo di avere un patrimonio in comune di cui volevamo parlare.

Come è stato scrivere insieme, visto che abitate in città diverse?
Ho cominciato andando a Londra per fare alcune ricerche e conoscere la sua famiglia, perché rispecchia perfettamente la mia e il tipo di esperienze che ho vissuto. Quello è stato l’inizio di tutto. Per me è stato abbastanza fluido, abbiamo cercato di trovare il tempo di lavorare insieme senza troppi vincoli, incontrandoci dove e quando fosse possibile. Siamo riusciti a trovare un ottimo ritmo. Abbiamo mantenuto il tutto molto rilassato finché non abbiamo iniziato a rivedere il materiale e a buttare giù il film vero e proprio.

Mogul Mowgli è pieno di umorismo nero; da dove arriva?
Ho letto molto Saadat Hasan Manto, un autore di racconti pachistano degli anni successivi all’indipendenza. I suoi scritti non sono numerosi ma sono esilaranti. O almeno, io li ho trovati parecchio divertenti. Una cosa che ho capito è che l’umorismo nero e tutto ciò che è dark sono davvero eccitanti, per me e per Riz, e volevamo assicurarci che questi elementi facessero parte della nostra opera.

Come avete cercato di sottolineare la sensazione di doppia coscienza nelle questioni che deve affrontare Zed, il personaggio di Riz?
Il film è sia interno, concentrato sul suo stato d’animo, che esterno, per via delle cose che gli accadono. La malattia rappresenta la condizione mentale in cui si ritrova. Assistiamo alle sue conversazioni, e ciò che gli succede intorno riflette i suoi dilemmi personali. Grazie alla doppia coscienza vediamo anche le figure che si immagina, come se lo stessero perseguitando. Non manca un certo aspetto onirico.

Ci sono spunti molto originali su cosa significhi essere un pachistano di seconda generazione che vive in Occidente; quale era il suo intento?
Il mio intento era quello di dare il meglio perché mio fratello e i miei amici del sud dell’Asia fossero soddisfatti. Abbiamo provato molte cose diverse, alcune hanno funzionato e altre meno, ma bisogna essere disposti a correre questo rischio creativo.

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(Tradotto dall'inglese da Michela Roasio)

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