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BERLINALE 2020 Panorama

Srdan Golubović • Regista di Father

"E' una sorta di Paris, Texas in salsa balcanica"

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- BERLINALE 2020: Abbiamo parlato con Srdan Golubović, il cui ultimo film, Father, è stato presentato in anteprima mondiale in Panorama, dove ha vinto il Premio della giuria ecumenica e il Premio del pubblico

Srdan Golubović  • Regista di Father
(© Maja Medic)

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, è stato presentato in anteprima mondiale al 70° Panorama della Berlinale, dove ha vinto il Premio della giuria ecumenica e il Premio del pubblico.

Cineuropa: La premessa del film si basa su una storia vera e sul viaggio di una persona reale. Cosa c'era in questa storia che l’ha ispirata a fare il film?
Srdan Golubović:
Father si ispira a un evento reale e a un uomo reale. Quando lessi la sua storia per la prima volta, il padre che ha ispirato il film era già di fronte al ministero del Lavoro, per protestare e chiedere che i suoi figli gli fossero restituiti. Sono andato lì e ho parlato con lui. Per giorni sono andato a trovarlo e ho offerto il mio supporto. Mi sono reso conto che c'era qualcosa di molto speciale nella sua storia, qualcosa di stimolante e cinematografico – una sorta di Paris, Texas in salsa balcanica.

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Inoltre, ero incuriosito dal fatto di camminare. Mi sono reso conto che camminare è, in effetti, la più grande e pura forma di libertà e rivolta pacifica. Poi ho pensato al protagonista e ho deciso di girare un film su un uomo guidato da un istinto interiore, piuttosto che da un pensiero razionale, che intraprende un percorso profondamente personale e giusto. Non sa esattamente cosa sta facendo, ma la sua intuizione lo guida in una direzione sconosciuta, e lui – mentre ascolta solo se stesso e il suo essere interiore – segue questo percorso di umanità e purezza.

La prima parte del film è vicina agli eventi della vita reale e al dramma personale di Nikola, e dal momento in cui inizia il suo viaggio, diventa pura finzione e non ha più alcuna somiglianza con il destino dell'uomo che l'ha ispirato.

Questo è il suo primo film che si svolge completamente nel contesto fisico e psicologico della campagna serba impoverita. Come è stato filmare fuori dai centri urbani?
Non ho in alcun modo tentato di ritrarre la realtà peggio di quanto non sia effettivamente. Purtroppo, la realtà è quella che è, così come i luoghi e le vedute di questo paese bellissimo ma devastato. Viaggiando attraverso la Serbia in cerca di location, mi sono reso conto dello sforzo sistemico che è stato fatto qui per distruggere tutto ciò che poteva essere distrutto. E ciò che alla fine è rimasto completamente devastato è l'uomo, la sua dignità e qualsiasi tipo di integrità individuale. Sono nato e cresciuto a Belgrado, quindi non avevo familiarità con i luoghi in cui è stato girato il film. Ho trovato entusiasmante scoprire il mio paese.

Il primo e il terzo atto sono un dramma sociale simile ai film di Ken Loach, mentre quello centrale offre uno spazio mentale più aperto. Perché ha optato per questa struttura?
Volevo che il film iniziasse come un dramma realistico su una società burocratica e corrotta, per poi trasformarsi lentamente nel ritratto di un uomo che, attraverso il mitico viaggio che intraprende come un perdente e un naufrago, si trasforma in un eroe. Iniziando come un dramma sociale, diventa una fiaba. È un film su un uomo che si mette alla prova e rivendica la propria dignità durante il suo viaggio. Non è un eroe che combatte contro il sistema; sta solo lottando per riavere indietro i suoi figli e riunire di nuovo la sua famiglia. Non può permettersi il lusso di pensare a questioni astratte; è come un animale che deve combattere per se stesso e la sua famiglia, per sopravvivere. Ecco com'è il nostro eroe Nikola. Attraverso il conflitto e il contrasto tra il contenuto burocratico e drammatico e il mondo fiabesco del suo viaggio attraverso il paese, ho cercato di fare un film sul viaggio fisico ed emotivo di un uomo comune. Dopo la parte centrale, dedicata al mondo interiore del protagonista, torniamo alla realtà corrotta, grigia, burocratica. La sequenza finale è un omaggio al mondo cinematografico e poetico di mio padre, Predrag Golubović.

Come ha scelto Goran Bogdan e come ha lavorato con lui?
Goran è venuto al casting, e non appena abbiamo provato la prima scena, ho capito che era il nostro Nikola. Il nostro lavoro è stato bellissimo e la parte migliore della creazione di questo film. È stato accurato, lungo e stimolante. Abbiamo provato per due mesi prima delle riprese, per quattro o cinque ore al giorno, esaminando ogni scena, creando e disegnando la mappa emotiva del protagonista, e analizzando ogni sua azione e gesto.

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(Tradotto dall'inglese)

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