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ITALIA

Chiara Valenti Omero • Presidente, AFIC Associazione Festival Italiani di Cinema

"Dopo il virus i festival devono ripartire con i film indipendenti"

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- Abbiamo discusso con Chiara Valenti Omero, Presidente dell'AFIC Associazione Festival Italiani di Cinema, delle conseguenze del lockdown e il futuro delle rassegne

Chiara Valenti Omero • Presidente, AFIC Associazione Festival Italiani di Cinema

Ogni giorno ci sono più di cento festival cinematografici che proiettano film in ogni angolo del mondo. Negli ultimi 10 anni il numero dei festival ha registrato un incremento straordinario, nel 2019 risultano attivi quasi ottomila festival (secondo FilmFreeway). Eventi glamour e popolari e appuntamenti dedicati a piccole comunità di cinefili e specialisti, ma tutti accomunati dalla passione il cinema in tutte le sue declinazioni. Ora questa passione è minacciata dalla pandemia di coronavirus. Ne parliamo con Chiara Valenti Omero, presidente AFIC Associazione Festival Italiani di Cinema, rappresentante di un circuito in continua crescita ed evoluzione.

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Cineuropa:  Il 20 marzo avete indirizzato una lettera aperta al ministro della Cultura Dario Franceschini sulla crisi senza precedenti che rischia di mettere in ginocchio l’industria del cinema.
Chiara Valenti Omero: Nella lettera, che ha contribuito a produrre il primo effetto, la nomina ufficiale del nuovo Direttore Generale Cinema, abbiamo chiesto una salvaguardia del comparto promozione, attraverso 3 semplici punti. La definizione di una quota straordinaria riservata alla promozione (da aggiungersi al normale riparto annuale) per sostenere le manifestazioni che non si possono svolgere in questa emergenza e che hanno già sostenuto spese di preparazione e avviamento. La riconsiderazione della quota di riparto dedicata alla promozione perché quando il Paese potrà ripartire sarà fondamentale - nel nostro settore - poter contare su un sistema-festival di qualità ed efficienza, capace di promuovere al meglio su scala nazionale e internazionale il nostro cinema. Da ultimo, ma forse il più importante, un’accelerazione della procedura di erogazione del saldo dei rendiconti 2019, perché mai come ora e nelle prossime settimane ci sarà bisogno di ossigeno in termini di liquidità.     

Nel frattempo il governo ha varato uno stanziamento speciale che include un fondo emergenze per cinema e audiovisivo di 130 milioni di euro. Basteranno per tamponare la situazione?
Bisognerà vedere quanti effettivamente di questi soldi andranno a coprire le necessità del nostro comparto. Purtroppo spesso scontiamo il fatto di essere considerati “gli ultimi” della filiera, mentre non dovrebbe assolutamente essere così! È ovvio che un film non esiste senza autore, senza una produzione, senza una distribuzione… ma non dimentichiamo che molti film in Italia, soprattutto quelli considerati “film difficili” (termine orribile) possono contare, in termini distributivi, solamente sui festival che spesso rappresentano una distribuzione parallela alla stregua di quella tradizionale. Spero che in questa situazione di emergenza si tenga conto finalmente di questo, dal momento che molti film che sarebbero dovuti uscire in sala in questi mesi primaverili rischieranno di essere messi nel cassetto. E quindi sarà quanto mai importante l’approccio da parte dei festival che dovranno avere un occhio di riguardo per questi film. Inoltre non dimentichiamo che fare un festival significa nel 90% dei casi lavorare tutto l’anno. Le persone che stanno facendo il loro lavoro in questo momento (dalla selezione dei film all’amministrazione) non potranno non essere pagate. In questo senso sarà fondamentale che ci sia un riconoscimento dei costi sostenuti in fase di rendicontazione dei contributi.

Qual è l’impatto dei festival sul pubblico e sullo sviluppo del territorio?
I festival sono di fondamentali importanza anche per la formazione e la fidelizzazione del pubblico, che troppo spesso è “narcotizzato” dai blockbuster e non conosce la produzione indipendente italiana e straniera.

E non possiamo non riconoscere che i festival rappresentano spesso uno dei volani culturali più rappresentativi da un punto di vista turistico per il territorio su cui si svolge, e di conseguenza temo che quello sarà l’impatto più negativo nel post covid19. Io sono ottimista di natura e sto continuando a lavorare in queste settimane come se tutto fosse confermato per il festival che dirigo (ShorTS International Film Festival, previsto a Trieste dal 26 giugno al 4 luglio). Credo sia importantissimo anche per dare una parvenza di normalità alle nostre giornate, e per dare un segnale di certezza alle persone che lavorano per noi.

La gente però fugge verso le piattaforme. Cosa pensa dei cambiamenti in corso: nei gusti, nelle forme di fruizione dei film dovuta alle nuove tecnologie?
La gente fugge verso le piattaforme oggi perché è costretta dalla quarantena a farlo. Ma sono convinta che nel momento in cui avremo il “via libera”, seppur graduale, ci sarà una gran voglia di tornare alla normalità nel più breve tempo possibile. Per cui non vedo di buon occhio né ora né per il futuro manifestazioni fatte on line che non siano ovviamente legate alla normale offerta di piattaforme professionali che già lo fanno. Anche l’offerta da parte di festival di “rivedere” film delle passate edizioni mi trova assolutamente d’accordo. Ma personalmente, piuttosto che fare un festival on line, lo rimanderei di un anno! Perché significherebbe snaturare completamente ciò per cui ci siamo battuti e abbiamo lavorato in tutti questi anni: il contatto tra autori e pubblico (soprattutto per alcuni generi di film), la visione in sala, l’incontro collettivo. Cerchiamo di recuperarlo, non di disperderlo!

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