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VENEZIA 2020 Settimana Internazionale della Critica

Mauro Mancini • Regista di Non odiare

“Volevo che ciò che i personaggi non si dicono fosse più importante di ciò che si dicono”

di 

- VENEZIA 2020: Cineuropa ha intervistato Mauro Mancini, il regista di Non odiare, l'unico film italiano in concorso alla Settimana Internazionale della Critica

Mauro Mancini • Regista di Non odiare
(© Settimana Internazionale della Critica)

Abbiamo intervistato Mauro Mancini, regista del film drammatico Non odiare [+leggi anche:
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trailer
intervista: Mauro Mancini
scheda film
]
, unico titolo italiano in concorso alla Settimana Internazionale della Critica di quest'anno.

Cineuropa: Come nasce il soggetto di Non odiare?
Mauro Mancini: Le contraddizioni umane sono un tema che mi ha sempre affascinato. Quando, ormai diversi anni fa io e Davide Lisino, co-sceneggiatore del film, abbiamo letto la notizia di un medico di origine ebraica che, in Germania, si è rifiutato di compiere un’operazione di routine su un paziente che aveva un tatuaggio nazista sulla spalla ho pensato subito che potesse essere un ingaggio narrativo molto potente. Mentre però quel paziente tedesco fu poi operato senza conseguenze da un altro medico, noi siamo partiti dalle conseguenze ipotetiche che quello stesso gesto avrebbe potuto causare se quel medico fosse stato messo in una condizione di scelta tra la vita e la morte. Per questo abbiamo deciso di forzare drammaturgicamente il dilemma etico del nostro protagonista, mettendolo alle strette.

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Com’è stato lavorare sul set con Alessandro Gassmann? Come avete costruito insieme il personaggio di Segre?
Durante la stesura del copione, mi ero ritrovato spesso ad immaginare Simone Segre come Alessandro Gassmann. Volevo rompere lo stereotipo cinematografico dell’ebreo alto, magro e con il naso adunco. Le doti attoriali raffinate di Alessandro e la sua presenza scenica imponente erano perfette anche a questo scopo. Fin dalla prima stesura, il mio obiettivo è stato quello di cercare di trasmettere sentimenti ed emozioni con la messa in scena, e dunque con la luce, con movimenti di macchina e inquadrature specifiche. Per questo, la mia scelta è andata nella direzione di un’asciuttezza verbale, cercando di spostare il peso di ogni scena sempre sul livello visivo.

Il personaggio di Alessandro in particolare e in generale anche gli altri personaggi di questo film, sono soli, sono delle isole. Non si confrontano. Urlano senza voce. Le loro richieste di aiuto sono mute nei confronti degli altri, del mondo. Volevo che ciò che i personaggi non si dicono fosse più importante di ciò che si dicono. Volevo che la grammatica fondante di questo film fosse rappresentata dai silenzi, dagli sguardi, dalle pause tra una battuta e l’altra, dai pensieri segreti dei protagonisti. Quello sulla recitazione di Alessandro e degli altri protagonisti è stato un lavoro di sottrazione totale per dare forza ai non detti ed ai piccoli particolari.

Come ha scelto Luka Zunic e Sara Serraiocco per i rispettivi ruoli? Che tipo di qualità ricercava nelle loro interpretazioni?
Sara Serraiocco è tra le attrici più talentuose e interessanti che abbiamo nel nostro panorama. L’avevo vista recitare in film che ho molto apprezzato e anche in questo caso avevo pensato a lei fin dalle prime stesure della sceneggiatura. Con lei il percorso di avvicinamento al suo ruolo è stato più lento perché Marica Minervini forse è il personaggio più complesso del film. Rappresenta l’anello di congiunzione tra due mondi molto distanti. Marica Minervini è una leonessa di cristallo. Una donna cresciuta troppo in fretta che dopo essersi allontanata da un mondo che non rifiuta totalmente ma che allo stesso tempo l’ha ferita, si ritrova per necessità a doverci fare i conti di nuovo. Sara Serraiocco ha operato una trasformazione incredibile, ha fatto un lavoro di cesello sul corpo e sul movimento di quel personaggio adattandolo al suo come un guanto, restituendo così una performance misuratissima e sempre attenta ai minimi particolari.

Luka Zunic rappresenta invece un capitolo a parte. Quello di Marcello Minervini, è il suo primo ruolo da co-protagonista e senza dubbio è il più delicato del film. Per trovarlo abbiamo fatto una lunghissima ricerca tanto che a un certo punto ci è sembrata senza via d’uscita. Poi un giorno si è presentato ai provini un ragazzo magrissimo, dinoccolato, con i capelli biondo platino e il doppio taglio, visibilmente affascinato dal mondo della trap. Niente di più lontano da come immaginavo Marcello. Eppure, appena l’ho guardato negli occhi ho creduto di averlo trovato. Mi ricordo di aver pensato: “Speriamo faccia un buon provino!”

Fortunatamente, fu così. Finito il provino, poche ore dopo lo invitai ad un callback già il giorno dopo. Volevo metterlo alla prova, capire come avrebbe reagito a un provino più lungo e stressante e come avrebbe funzionato l’amalgama con Sara Serraiocco a cui chiesi di partecipare. Insieme erano perfetti. Di certo Luka aveva ancora molta strada da fare, ma era come se avessi trovato un diamante grezzo. Ho fatto con lui un percorso a stretto contatto di avvicinamento al suo personaggio, un lavoro lungo e faticoso di ricerca e documentazione. Prima di tutto abbiamo cominciato a lavorare sull’aspetto - un mese prima delle riprese gli ho chiesto di rasarsi i capelli e di vestirsi nella vita quotidiana come Marcello per far sì che una volta sul set si sentisse a suo agio in quei panni. Abbiamo lavorato poi sul corpo e sui movimenti con lunghe prove insieme a Sara Serraiocco, il cui apporto è stato fondamentale. Quello che volevo assolutamente evitare era che lui finisse per atteggiarsi solo nello stereotipo del naziskin, ma che riuscisse a farlo suo, incarnandolo in una persona autentica. Quando è arrivato a Trieste per le riprese la trasformazione era completata. Sono sicuro che sentiremo parlare a lungo di Luka.

Sta lavorando su altri progetti al momento?
Al momento sto lavorando su una nuova sceneggiatura di nuovo in coppia con Davide Lisino, il cui titolo è Nato di notte. È la storia di un prete tormentato che torna, dopo molti anni passati in missione, nel suo piccolo paese di provincia. Anche qui, cerchiamo di indagare le contraddizioni umane.

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