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LUSSEMBURGO 2021

Karolina Markiewicz e Pascal Piron • Registi di Les témoins vivants

"Cercavamo giovani interessati alla storia, capaci di pensare ad alta voce"

di 

- Incontro con i registi di questo documentario dal soggetto insolito: la storia della Shoah dal punto di vista lussemburghese

Karolina Markiewicz e Pascal Piron • Registi di Les témoins vivants

Karolina Markiewicz e Pascal Piron sono entrambi insegnanti e artisti noti per i loro lavori di realtà virtuale; Markiewicz è anche una giornalista freelance e critica d'arte, mentre Piron è un pittore. La loro collaborazione più recente, Les témoins vivants [+leggi anche:
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, è un lungometraggio documentario (recentemente presentato in anteprima al Luxembourg City Film Festival) che dà uno sguardo toccante alla percezione della Shoah tra i giovani lussemburghesi. Tutto questo con un forte sapore pedagogico...

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Cineuropa: Parlateci della genesi del progetto. Inizialmente Les Témoins vivants era un'iniziativa dell'associazione MemoShoah e di Claude Marx?
Pascal Piron: Sì, l'idea è nata dall'associazione che sovrintende alla trasmissione della memoria, MemoShoah Luxembourg. Doveva essere un film storico sulla deportazione degli ebrei dal Lussemburgo a partire dall'ottobre 1941, ma noi abbiamo voluto prendere questo terribile fatto storico come punto di partenza e collegarlo agli eventi di oggi, alla rinascita del nazionalismo, delle varie forme di discriminazione e alle guerre in corso. Abbiamo pensato a un incontro tra sopravvissuti all'Olocausto e giovani con storie traumatiche alle spalle, il tutto sotto forma di viaggio.

Cosa vi è piaciuto, e interessato, della figura di Claude Marx? Soprattutto nel rapporto che sviluppa durante il film con i giovani studenti?
P.P.: Claude è sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale, nascondendosi all'età di 9 anni in una soffitta. È molto caloroso e colto, ha anche l'intelligenza dei buoni insegnanti. È appassionato di storia, ma anche della vita e del suo futuro. Ha visioni per l’avvenire che gli piace condividere con giovani e meno giovani. Il contatto con questo tipo di persona è facile: sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stato il giusto iniziatore del viaggio, quello che stavamo cercando.

Come avete conosciuto Christina Khoury, Dean Schadeck e Chadon Tina Marie Yapo? Parlateci del loro coinvolgimento nel progetto.
Karolina Markiewicz: Christina e Chadon Tina Marie erano nostre studentesse quando sono arrivate in Lussemburgo: la prima veniva dalla Siria e la seconda dalla Costa d'Avorio. Dean ci è stato consigliato. Cercavamo giovani interessati alla storia, capaci di pensare ad alta voce e soprattutto giovani che portassero le proprie storie – forti, come la guerra in Siria, la violenza della Costa d'Avorio, l'esilio forzato, l'appartenenza alla minoranza LGBTQI+, i disagi legati alla discriminazione… Insomma, infanzie interrotte dalle vicende della vita, paragonabili a quelle di Claude, Marian e Halina durante la Seconda guerra mondiale.

Che cosa vi ha affascinato della figura di Marian Turski? Qual è il suo ruolo, secondo voi?
K.M.: Marian Turski è un eroe, un intellettuale incredibile e un motore per la società polacca. Ad esempio, ha avuto molti scambi sulla storia, l'identità e la cultura ebraica con Barack Obama quando era presidente, ma anche in seguito. E’ stato anche vicino a Martin Luther King, dopo la guerra, mentre studiava negli Stati Uniti. Tutte queste storie incredibili, la sua forza, la sua intelligenza che porta con sé con modestia sono rare ed esemplari. Marian Turski riflette ad alta voce, per il nostro film, questo viaggio, la sua testimonianza estremamente vivida e sorprendente è stato un grande privilegio.

Perché è stato importante per voi parlare della deportazione lussemburghese? Come vi rapportate con questo argomento, che raramente viene menzionato al di fuori del Paese?
P.P.: Abbiamo appreso della difficile situazione dei lussemburghesi durante la guerra a scuola, ma abbiamo scoperto molti dettagli importanti solo durante le nostre ricerche per questo film. La collaborazione dei lussemburghesi è un argomento di cui si parla molto poco, e la storia nazionale che il paese ha costruito dopo la guerra è unilaterale, come spesso accade.

Qual è il messaggio del vostro film? E chi sono i testimoni viventi di oggi?
K.M.: Forse siamo tutti, in qualche modo, testimoni viventi? Forse siamo tutti coinvolti nella storia che viene scritta collettivamente in ogni momento? Forse è importante incontrare altri testimoni viventi, persone ma anche luoghi, e mettere le loro storie a confronto con la nostra?

P.P.: Queste sono le idee del film. È importante collegare il passato al presente per poter prevedere cosa accadrà in futuro, essere lucidi e forti, ascoltare, immaginare ma anche costruire la conoscenza.

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(Tradotto dal francese)

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