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ART FILM FEST 2021

Martin Šulík • Regista di The Man with Hare Ears

“Penso che la vita di ogni autore si rifletta nei suoi film, direttamente o meno”

di 

- Nel suo ultimo film, il regista slovacco esamina da vicino "l'uomo con le orecchie da lepre" del titolo, invitando il pubblico a non aver paura di ridere

Martin Šulík  • Regista di The Man with Hare Ears

Alcuni dicono che non è facile avere il pollice verde, ma far crescere un paio di enormi orecchie in seguito ad uno sfortunato incidente non è proprio il massimo, immagina lo scrittore Josef (Miroslav Krobot). E comunque, i problemi cominciano a seguirlo ovunque anche nella vita reale: il suo amico cerca di suicidarsi, la sua ragazza molto più giovane (Alexandra Borbély) è incinta, e i suoi figli adulti non provano neanche a nascondere il loro risentimento. Martin Šulík ci racconta qualcosa di più sul suo film The Man with Hare Ears [+leggi anche:
trailer
intervista: Martin Šulík
scheda film
]
, ora proiettato all’Art Film Fest di quest’anno.

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Cineuropa: “Cinque scrittori slovacchi su quattro consigliano questo film”, viene annunciato all’inizio. In che modo ha voluto mostrare questa lotta, la sensazione che qualunque cosa si avesse da dire fosse stata già detta?
Martin Šulík: Questa prima frase è piuttosto ironica. Dovrebbe comunicare fin da subito al pubblico che non deve aver paura di ridere. Per quanto mi riguarda, questo film è pura commedia. È probabilmente impossibile cogliere l’origine di un capolavoro, sia che si tratti di un’opera di uno scrittore o di qualche altro artista. Ma non ci importa molto. A un certo punto, il nostro protagonista, Josef, che è infatti uno scrittore, comincia a realizzare la discrepanza tra l’idea che ha di se stesso e come gli altri lo vedono. Insieme al mio sceneggiatore, Marek Leščák, volevamo che la storia sulla quale il protagonista stava lavorando riflettesse questa improvvisa sensazione.

È un’esperienza particolare quella di divenire nuovamente padre in età così avanzata. Ma l’intera storia è incentrata sull’imparare ad accettare l’età che avanza, qualunque cosa accada, giusto?
Sì. È anche una riflessione sugli errori del passato e su come è possibile rimediare, almeno in parte. O su come è possibile superare finalmente il proprio ego e ristabilire relazioni autentiche con le persone care: mogli, figli e amici.

L’intera immagine di Miroslav Krobot con le orecchie da lepre è francamente esilarante, soprattutto perché l’attore recita questa parte in maniera seria. Le piace questo tipo di commedia impassibile?
Mirek Krobot è un attore sorprendente. Nel corso del film ha deciso di difendere il suo personaggio – cercava ogni singolo momento che gli permettesse di rendere un po' più umano Josef, per renderlo più accettabile agli occhi degli altri e anche a se stesso. E lo ha fatto attraverso risorse minime, una gestualità contenuta, espressioni facciali sottili e il silenzio tra i dialoghi. A volte, vorrei poter realizzare un film anche con Jean Gabin. Mi piacerebbe vedere qualcosa di simile.

Perché ha deciso di includere le confessioni degli altri personaggi? Parlano di Josef, e sembrano quasi dei “mezzibusti” usciti da qualche documentario. Per non parlare del fatto che questa accusa secondo cui alcune persone “possono soltanto scrivere di se stessi”, come fa il protagonista, è molto comune.
In tal modo, siamo riusciti a spostare il punto di vista del personaggio principale e a creare maggiore tensione per altre scene. E siamo riusciti a ingannare gli spettatori facendoli uscire dall’illusione della narrazione, ricordando loro che, in fin dei conti, un film è anche un inganno. Penso che la vita di ogni autore si rifletta nei suoi film, direttamente o meno. Ma si tratta anche di imparare ad andare oltre la propria esperienza e ad aggiungere un’altra dimensione a ciò su cui si sta lavorando. Il materiale “rubato” dalla vita dell’autore può rendere la storia unica e speciale, ma allo stesso tempo, essere troppo introversi è semplicemente noioso. Credo che gli artisti dovrebbero interessarsi di più alle altre persone, non soltanto a se stessi. E se tutte le persone che soffrono non riescono a realizzare immediatamente un film, beh, possono sempre andare a farsi vedere da un dottore invece.

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(Tradotto dall'inglese da Ilaria Croce)

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