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CANNES 2021 Un Certain Regard

Mina Mileva, Vesela Kazakova • Registe di Women Do Cry

"Questo non è un film normale"

di 

- CANNES 2021: In questo titolo selezionato a Un Certain Regard, le donne hanno molto per la testa e devono imparare a non nascondere più le cose sotto il tappeto

Mina Mileva, Vesela Kazakova  • Registe di Women Do Cry
(© activist38)

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di Mina Mileva e Vesela Kazakova selezionato a Un Certain Regard del Festival di Cannes, basato su una storia vera, le donne hanno molto per la testa: che sia una sentenza medica sconvolgente, un trauma infantile o rapporti sessuali non soddisfacenti. Ma per superare tutto questo, devono imparare a sostenersi a vicenda e a essere oneste riguardo ciò che vogliono veramente.

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, vi erano molteplici personaggi e anche diverse storie. Ora invece vi focalizzate soltanto su una famiglia.
Mina Mileva:
Abbiamo sempre voluto che il film desse un effetto d’insieme. Non soltanto perché si basa sulla vera storia della famiglia di Vesela, ma anche perché abbiamo pensato a quanti problemi le donne devono effettivamente affrontare, molti dei quali vengono nascosti sotto il tappeto. Se si fosse utilizzata soltanto una donna per rappresentare tutti questi problemi, sarebbe sembrata fuori di testa! Siamo state immensamente aiutate da un esperto del montaggio, Yann Dedeyt. Inizialmente, essendo in pensione, non voleva partecipare a questo progetto, ma il nostro materiale ha acceso il suo entusiasmo. Ha detto: “Posso partecipare, soltanto per un giorno?”. Dopodiché, se n’è completamente innamorato. Siamo rimaste stupite dalla sua simpatia. Inizialmente, ha chiesto se almeno l’inizio del film potesse essere “normale”. Ci abbiamo provato, e poi ha proseguito dicendo: “Ok, questo non è un film normale, dimenticate quello che ho detto”.

Vesela Kazakova: Questo ci ha reso molto felici, poiché non abbiamo mai considerato questo film come “normale”. È stata una sfida renderlo così complesso, con così tante sfaccettature. Ma anche per quanto riguarda i nostri attori, li abbiamo sempre spinti ai loro limiti massimi. Volevamo che apparissero fuori di testa, nel modo in cui non ci si comporta di solito nella vita reale.

Tutti scrivono che Maria Bakalova ha dato il massimo in Borat - Seguito di film cinema, ora invece sembra come se si stesse trattenendo!
M.M.:
Il nostro metodo l’ha preparata per Borat poiché facciamo cose simili, con un budget minore: in alcune location ci comportiamo come “partigiani”, non diciamo a nessuno che stiamo riprendendo, e facciamo cose terribili! A volte, vorremmo soltanto spingerla in mezzo alla folla, senza darle indicazioni precise, come quando abbiamo girato il grande rituale in Bulgaria. Facciamo questi esperimenti perché sono necessari – se dopo aver visto recitare una scena presente nel copione ti sembra poco originale, vuoi provare qualcosa di diverso.

V.K.: Devi trovare il tuo momento perché, proprio come con il rituale, non si può ripetere una ripresa. Non potevamo fermarci e dire loro di rifarla da capo. Ma Maria era davvero brava. Quando recita non pensa a sé stessa. Le abbiamo detto: “Ascolta, stai andando ad Hollywood adesso. D’ora in avanti, devi essere più attenta”.

Queste crisi emotive nel film sono come un effetto domino, giusto? Quando crolla una donna, crolla anche l’altra. Di solito, è proprio ciò di cui hanno bisogno.
V.K.: La solidarietà tra donne è molto importante – questo è probabilmente uno dei messaggi del film. C’è questa scena tra il mio personaggio e la sua amante, in cui le parlo di un momento commovente e lei mi supporta. Mi capisce veramente. Quando vediamo qualcuno in difficoltà, dovremmo aiutarci a vicenda. Non lo facciamo molto spesso, diversamente dagli uomini.

M.M.: Con Vesela, spesso parliamo di come agli uomini sia permesso di comportarsi in maniera infantile; di scoreggiare, di ruttare, di giocare e di bere birra. Se una donna decidesse di agire in maniera infantile e stupida, riuscite a immaginare cosa potrebbe accadere? Sarebbe considerato imbarazzante. Ma queste giovani donne, sono anche come delle bambine, fortunatamente.

Questa solidarietà di cui avete parlato, non si ottiene facilmente – ci si sta ancora lavorando. Credete che sia un qualcosa da imparare?
M.M.:
A volte, è come se non si parlasse affatto di questo lato emotivo delle donne, che può essere piuttosto capriccioso. Una volta siamo andate a trovare dei nostri amici, e ci hanno chiesto del titolo. Abbiamo risposto “Women Do Cry, perché le donne piangono veramente in Bulgaria”. Un ragazzo è intervenuto dicendo: “Sapete, mia moglie ha pianto molto quando ha partorito – ha sofferto di depressione post-partum – ma ho creduto che forse in realtà stesse piangendo di gioia”. Ecco un esempio, un ragazzo meraviglioso e allegro che semplicemente non era in grado di capire.

V.K.: Le emozioni sono difficili da rappresentare – spesso possono essere viste come patetiche.

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(Tradotto dall'inglese da Ilaria Croce)

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