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CANNES 2021 Un Certain Regard

Hafsia Herzi • Regista di Bonne mère

"Nel luogo dove sono nata regna una grande povertà"

di 

- CANNES 2021: La regista francese parla del suo secondo lungometraggio, un’immersione neorealistica in una famiglia marsigliese, presentato a Un Certain Regard

Hafsia Herzi  • Regista di Bonne mère
(© Guy Ferrandis/SBS Productions)

Rivelatasi alla Semaine de la Critique nel 2019 con il suo primo lungometraggio da regista Tu mérites un amour [+leggi anche:
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, Hafsia Herzi (ben conosciuta come attrice, soprattutto nei film di Abdellatif Kechiche) è di nuovo dietro la macchina da presa con il suo secondo lungometraggio, Bonne mère [+leggi anche:
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intervista: Hafsia Herzi
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, che è stato presentato in anteprima mondiale al 74° Festival di Cannes, a Un Certain Regard.

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Cineuropa: Da dove nasce il personaggio principale di Nora, la Bonne mère del suo film? Dalla sua vita? Da un insieme di persone? Dall’incarnazione di una figura materna mitica?
Hafsia Herzi: È un personaggio inventato, ma ho preso ispirazione da mia madre che faceva le pulizie in un collegio e che si occupava anche delle persone anziane. Sono cresciuta da sola insieme a mia madre e ho sempre provato una grande ammirazione verso di lei che usciva molto presto la mattina, e rientrava tardi la sera, dovendo svolgere entrambi i lavori. Quando ho cominciato a voler realizzare dei film, mi sono detta che un giorno avrei scritto qualcosa su una madre coraggio. Naturalmente ho romanzato il tutto, ma sono cresciuta nei quartieri nord di Marsiglia, esattamente nel luogo dove ho girato il film, ed è davvero un universo che conosco. Mi sono anche ispirata alle madri delle mie amiche che si trovavano nella stessa situazione di mia madre, erano personaggi della vita di tutti i giorni facenti parte della mia gioventù che chiamavo i fantasmi della società. Ho notato che queste donne non venivano rappresentate al cinema e ho voluto raccontare l’amore materno, il sacrificio di una madre, il modo in cui si sacrificano per i propri figli e anche la loro solitudine.

Questo coraggio con cui affronta la vita quotidiana è ricco di contrasti poiché la madre ama i suoi figli tanto quanto la fanno preoccupare.
Anche se è dura poiché ha molte cose di cui occuparsi, resterà sempre con loro e, qualunque cosa accada, non li abbandonerà mai, anche se talvolta minaccia di farlo. I suoi figli lo sanno molto bene e per questo motivo continuano a comportarsi nello stesso modo. Quando si è adolescenti o più giovani, non si pensa a cosa possano provare i propri genitori.

Come ha costruito questa famiglia piuttosto numerosa?
Amo molto i film italiani, dunque quando ho voluto realizzare il ritratto di una madre pur parlando della povertà in Francia in determinati quartieri, ho voluto creare una grande famiglia. Adoro anche il fatto di dover riprendere molti volti. È stato difficile scrivere questo film poiché ciascuno di loro doveva avere una propria identità, ma volevo a tutti i costi che questa madre fosse circondata d’affetto e che l’appartamento apparisse un po’ come una locanda spagnola in cui tutti sostano: gli amici, i vicini. Mi sono ispirata a persone che conoscevo, a ciò che ho potuto osservare quotidianamente. Volevo che vi fosse un figlio dalla storia commovente ma un po’ sfaccendato, un nipote il cui padre è in prigione, una figlia, una nuora, ecc.

La povertà è molto presente, ma lei non ci si sofferma mai troppo: fa semplicemente parte della vita quotidiana.
Non ho voluto incentrare il film su questa tematica. Le immagini parlano da sole. Nel luogo dove sono nata regna una grande povertà: è completamente abbandonato. Non volevo mostrare qualcosa di troppo triste, ma che l’affetto persiste anche nelle situazioni difficili, che vi sono bollette difficili da pagare, e che c’è bisogno di soldi… È la loro quotidianità, è la loro vita. È ovvio che non vivono in una grande villa in riva al mare, ma sono felici nonostante tutto.

Lei tratta anche il tema del divario generazionale, soprattutto sul piano dei valori morali molto più elastici tra i giovani, fino al limite che conduce alla prostituzione.
Ho voluto che nei dialoghi, le ragazze spiegassero che non si tratta ai loro occhi di prostituzione poiché non ne sono consapevoli. L’importante, è la necessità di guadagnarsi da vivere. Dall’altro lato, c’è questa madre che invece guadagna in maniera onesta. Ai giorni nostri, i soldi facili sono sempre più presenti e ho voluto raccontare qualcosa di moderno, aggiungendo al tempo stesso un po’ di humor. Non volevo mostrare nulla in maniera diretta, ma si tratta della realtà. Desideravo mostrare i personaggi come li conosco: i giovani sono sempre educati, non sono persone cattive, ma soltanto dei poveri ragazzi abbandonati che hanno avuto la sfortuna di crescere in questo luogo.

Si tratta anche di un film incentrato su una città.
Sì, Marsiglia con la sua Bonne Mère (il soprannome della basilica di Notre-Dame de la Garde). Questa statua situata sul campanile che rappresenta una madre che tiene tra le sue braccia il suo bambino, veglia sulla città. Volevo mostrare l’amore materno in tutte le sue sfaccettature.

Le sue riprese sono molto vicine e molto fisiche.
Adoro i corpi, la grana della pelle, la sua luminosità, i volti. Non amo riprendere i personaggi da lontano, salvo per rappresentare istanti di solitudine. Amo riprendere da vicino i personaggi per provare le loro stesse emozioni. Per me, questo è il cinema. Può essere che in futuro cambierò idea, ma ciò mi sembra indissolubile dal realismo che volevo cogliere. Nella vita, non si è sempre truccati, ben pettinati e preparati.

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(Tradotto dal francese da Ilaria Croce)

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