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CANNES 2021 Concorso

Asghar Farhadi • Regista di A Hero

"Quando la gente dice 'sei in TV', vuol dire che stai dalla parte del governo"

di 

- CANNES 2021: Il regista iraniano, lui stesso un eroe, è tornato nel suo paese d'origine dopo la sua parentesi spagnola con Tutti lo sanno

Asghar Farhadi  • Regista di A Hero
(© duchili)

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è il titolo ingannevole di uno dei film più attesi in concorso quest'anno al Festival di Cannes. Il regista iraniano Asghar Farhadi, un eroe lui stesso, è tornato nel suo paese d'origine dopo la sua parentesi spagnola con Tutti lo sanno [+leggi anche:
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, immergendosi nuovamente nelle bizzarrie della vita iraniana, questa volta attraverso le lotte di un debitore condannato al carcere, che si fa passare per un eroe per conquistare la sua libertà.

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Cineuropa: Può raccontarci come è passato dal suo ultimo film internazionale a questa storia molto iraniana?
Asghar Farhadi:
Beh, dopo il film spagnolo, avrei dovuto lavorare di nuovo all'estero su un altro progetto, ma quando sono tornato in Iran, ho sentito il bisogno di fare qualcosa a casa, e questa è una storia che avevo dentro da un po'. Tornare nell'ambiente che conosci meglio, dove sono i tuoi amici e dove sei cresciuto, è sempre comodo e molto fruttuoso. Allo stesso tempo, non sono mai stato in grado di dire cosa sia meglio: è più facile fare un film in Iran o all'estero? Non lo so. Ci sono vantaggi e inconvenienti da entrambe le parti. Ma nel complesso, penso che preferisco fare film in Iran.

Può parlarci della sua scelta della città di Shiraz come ambientazione della storia?
È un posto molto speciale, amato dagli iraniani. Rappresenta la gloria del passato, di cui gli iraniani sono molto nostalgici di questi tempi, per gli eroi e i monumenti preislamici, ma anche per i grandi poeti islamici che sono venuti dopo. Rappresenta una sorta di orgoglio nazionale, e il peso di questo orgoglio dà una connotazione specifica al tema del film, aspetto che non avrebbe avuto se si fosse svolto a Teheran.

Le persone a Shiraz sono molto rilassate e sono molto più semplici nel loro modo di vivere. Abbiamo girato una scena in un negozio di oro con una troupe di circa 60 persone. C'era oro dappertutto e il proprietario non c'era. A un certo punto, mi sono preoccupato che questo tizio ci lasciasse lì con tutto quell’oro. Lui stava dall'altra parte della strada, che si godeva l'ombra. Questa è la descrizione perfetta della mentalità di Shiraz: persone davvero fantastiche.

Nel film, questo è forse incarnato al meglio dall'amichevole cognato di Rahim, Hossein.
Sì, un'incarnazione dell'innocenza pura e semplicistica. Che non troveresti a Teheran.

La "carriera" di Rahim come eroe è mostrata attraverso la sua esposizione sia in televisione che sui social media, che a sua volta è mostrata in uno specifico contesto iraniano. Come si è avvicinato a questi fenomeni?
Il più realisticamente possibile. Gli iraniani che guardano questo film vedranno i social media in modo diverso perché sono un luogo in cui ci si può esprimere abbastanza liberamente. È controllato ma non dalle mani del governo. La televisione lo è certamente, e quando la gente dice ‘sei in TV’, significa che sei dalla parte del governo e, in questo caso, sei visto come un eroe dal loro punto di vista. Al contrario, i social media sono il modo popolare di scambiare idee, un po' come una guerriglia.

Rahim è in prigione a causa dell'altro suo cognato, a cui deve dei soldi. E che sembra anche poter annullare la sentenza. Come funziona questo sistema?
In modo molto diverso dall'Europa. Se devi dei soldi a qualcuno e loro presentano una denuncia, puoi andare in prigione. Ma il giorno dopo, se dicono che non vogliono i soldi, sei libero. Vale anche per l'omicidio: se la famiglia della vittima decide di perdonare l'assassino, può essere scarcerato. È un sistema guidato da rabbia e pregiudizio. Sulla base di queste emozioni, sei chiamato a prendere una decisione molto importante sul destino di qualcuno. Non è giusto.

"Farhadi ha realizzato un film molto Farhadi". Come commenta questa descrizione di A Hero?
È raccontato attraverso il mio modo molto spontaneo, personale e organico di raccontare storie, indipendentemente dal tema. Questo è il mio accento e la mia intonazione, e non vi oppongo alcuna resistenza. Ma ogni volta cerco di sviluppare aspetti diversi per esplorare l'insieme e aggiungere nuove sfumature, in modo che non diventi una replica.

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(Tradotto dall'inglese)

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