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CANNES 2021 Concorso

Ildikó Enyedi • Regista di The Story of My Wife

“Dobbiamo accettare il fatto che non troveremo una risposta”

di 

- CANNES 2021: La regista ungherese parla con Cineuropa del suo adattamento del romanzo di Milán Füst, proiettato in concorso

Ildikó Enyedi  • Regista di The Story of My Wife
(© Hanna Csata)

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intervista: Ildikó Enyedi
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, in concorso a Cannes, ha come protagonnista Gijs Naber nei panni di un marinaio mercantile che scopre che la vita con Lizzy, interpretata da Léa Seydoux, non è qualcosa che può controllare come una nave che solca i mari. Abbiamo parlato con la regista del film, Ildikó Enyedi.

Cineuropa: Che cosa l'ha spinta ad adattare il romanzo di Milán Füst?
Ildikó Enyedi:
Füst è una sorta di eccezione nella letteratura ungherese e mondiale, ed è stato frainteso quando era in vita. Ha scritto questo libro profondamente personale durante la Seconda guerra mondiale, quando la sua vita era in pericolo. Sebbene il libro parli di una coppia sposata, tratta di questa grande e scottante domanda: come dovremmo vivere le nostre piccole e brevi vite sulla Terra? Indaghiamo questa domanda attraverso il punto di vista di un capitano di una nave mercantile che vuole capire sua moglie, una donna francese, ma in realtà vuole solo capire la vita. Quindi riceve delle lezioni molto dure in cui deve imparare ad accettare e capire che la vita non è qualcosa di controllabile.

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Gijs Naber offre una performance magnifica nei panni di Jakob Störr, che è da un lato stoico e dall'altro vulnerabile. Come ha mostrato questi due lati di Störr?
Nel mondo del mare non ci sono forse. Quando affronti un problema, devi risolverlo. Quello che impara [nella sua vita personale] attraverso il suo rapporto con sua moglie, Lizzy, è che devi abbracciare e amare questa sorta di qualità della vita effimera e irraggiungibile. Quindi, in un certo senso, con umorismo, passione e colpi di scena, Lizzy funziona come un'insegnante Zen.

Questa qualità della vita irraggiungibile l'ha messa nella persona di Lizzy; in che modo Léa Seydoux ha contribuito a conferire sensualità e un tocco etereo al personaggio?
Beh, è un ruolo estremamente difficile da interpretare perché la maggior parte delle volte, se un personaggio deve scoprire un segreto nei film, il film parla di loro che scoprono il segreto, il che porterà il personaggio e il pubblico a capire. E in The Story of My Wife non abbiamo questa solidità. Comprendiamo il mondo come lo capisce Jakob, e dobbiamo accettare il fatto che non troveremo una risposta alla domanda: chi è Lizzy? E cosa è importante per lei? Léa fa un lavoro incredibile nell’interpretare questo ruolo complesso.

Nei panni di Dedin, Louis Garrel interpreta un ruolo diverso dai suoi soliti; è per questo che lo ha scelto?
Louis è stata la prima persona che ho scelto per il film. Non avevo un piano B. Dedin, in un certo senso, è la persona più pericolosa che uno come Jakob possa incontrare perché rappresenta tutto ciò che lui non è. Jakob è una persona molto potente e capace in mare, ma quando è in compagnia di Dedin si sente goffo, strano, fuori posto, lento e muto. Vede Dedin come una sorta di cattivo.

Nell'adattare il romanzo dalla pagina allo schermo, ha utilizzato sette titoli di capitoli non presi dal libro: come ci è arrivata?
Il libro è un enorme, sconclusionato monologo interiore, un flusso di coscienza. In qualche modo, e con tenerezza, volevo solo che il pubblico vedesse oltre la classica storia d'amore. E poiché è un romanzo enorme, tortuoso e molto complesso, ho voluto ridurlo all'essenza – chiamiamole lezioni. Questi titoli di capitoli possono aiutare lo spettatore a concentrarsi sugli strati sotto la superficie.

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(Tradotto dall'inglese)

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