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VENEZIA 2021 Orizzonti

Eric Gravel • Regista di Full Time - Al cento per cento

“Laure Calamy ha la rara capacità di esprimere dramma e commedia allo stesso tempo”

di 

- VENEZIA 2021: Il nuovo film del regista ha come protagonista una donna ambiziosa che cerca di conciliare famiglia e lavoro

Eric Gravel • Regista di Full Time - Al cento per cento

Il regista canadese residente in Francia Eric Gravel ha presentato Full Time - Al cento per cento [+leggi anche:
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intervista: Eric Gravel
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nella sezione Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia di quest'anno, un ritratto impressionante e intenso di una donna forte che si sacrifica per i suoi figli, ma che ha ancora l'ambizione di avere successo nella sua professione. Abbiamo parlato con il regista della sua ispirazione per il film e di come ha sviluppato il personaggio della sua protagonista.

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Cineuropa: Da dove viene l'ispirazione per questa storia?
Eric Gravel:
Per molto tempo ho vissuto in città. Prima a Montreal, poi a Parigi. Dopo alcuni anni a Parigi, mi sono trasferito in campagna, non molto lontano dalla capitale. Sapevo che non avrei avuto bisogno di andare in città molto spesso e il costo della vita qui è molto inferiore. Sempre più persone vivono fuori città. Ma quando poi sono andato a Parigi, ho visto che molte persone del mio villaggio sono pendolari, che fanno avanti e indietro ogni giorno. Quando tutto funziona bene, è ok, ma un piccolo intoppo può causare un enorme disagio. Volevo mostrare come può essere, dal momento che ho l'impressione che non si parli spesso di questo fenomeno, anche se è una realtà per molte persone ed è importante conoscerla. I treni dalla periferia alle città sono pieni.

Già nel suo film precedente si interessava alle donne e al loro rapporto con il lavoro.
Si può dire che tutto ciò che riguarda il segmento lavorativo sia in qualche modo un'ossessione per me. Mi interessano le dinamiche tra gli esseri umani e il loro lavoro. Mio padre, che ha lottato per tutta la vita come operaio, è stato un'importante fonte di ispirazione. Ho l'impressione che la classe media si stia riducendo. Che ci sia la borghesia e poi i poveri, ma che in mezzo non siano rimaste molte persone. Eppure la classe operaia, a cui appartiene la maggioranza della popolazione, non è spesso rappresentata al cinema.

Come ha sviluppato il personaggio principale?
Volevo mostrare il rapporto di questa super mamma con il suo lavoro. Pensa di essere in grado di fare tutto, i bambini e il lavoro. Dov'è la sua vita privata? Non corrisponde alla sua vita lavorativa?

Quando le è stato chiaro che Julie sarebbe stata interpretata da Laure Calamy?
In realtà, si è imposta abbastanza presto. Ha la rara capacità di esprimere dramma e commedia allo stesso tempo. L'ho conosciuta principalmente per i suoi ruoli drammatici, ma mi piace come riesce a mettere un tocco di umorismo nel dramma. È un'attrice di grande talento, dona al personaggio di Julie qualcosa di duro, ma anche di tenero. Volevo vedere questi due aspetti in lei.

Il passato del personaggio non è importante quanto il suo presente.
Volevo trattarla senza pregiudizi, non volevo che fosse giudicata per cose che avrebbe potuto fare in passato. Il presente è importante, senza dare uno sfondo alla sua situazione reale. Non abbiamo bisogno di sapere di più su di lei di quello che vediamo. È diversa con persone diverse. Osservando ciò, otteniamo un quadro generale del suo personaggio e questo è ciò che mi interessava mostrare, poiché questo fatto di avere facce diverse vale per tutti noi.

È una situazione molto difficile per Julie, ma in realtà non c'è una vera ragione specifica per questo.
Non volevo avere un antagonista chiaro. Mi piacciono le zone grigie. Volevo parlare di questa donna in questo momento, quando tutti i problemi si sono sommati. È un momento intenso, fatto di tante banalità, che lo rendono uno stato di emergenza. Mi piace anche l'idea di rispecchiare problemi e situazioni. Anche il capo di Julie ha dei problemi, ci sono paralleli tra le donne, e la stessa cosa vale per la donna più anziana che si prende cura dei figli di Julie. Mi piace l'idea che in realtà siano tutte la stessa donna, ma in momenti diversi della loro vita.

Come ha sviluppato l'aspetto visivo del film?
Ho usato quasi tutte le tecniche disponibili, dalla camera a mano alla steady-cam. Le immagini dovevano adattarsi alle emozioni della protagonista. Quando non è sicura, utilizzo di più la camera a mano, e quando è al lavoro e sicura delle sue capacità, la camera è più fluida. Lo stesso vale per la musica che anche si adatta alle sue emozioni.

Il finale lo ha sempre pianificato in questo modo? Ha mai pensato di renderlo più drammatico?
Lo vedo come un finale aperto e, secondo me, non è proprio un lieto fine. Può rappresentare un sollievo, ma solleva anche molte nuove domande.  

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(Tradotto dall'inglese)

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