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CANNES 2022 Cannes Première

Serge Bozon • Regista di Don Juan

"Questo film si prestava bene all'idea di un Don Giovanni che non fosse il maschio conquistatore che ha tutto ciò che vuole"

di 

- CANNES 2022: Dopo aver presentato la sua nuova commedia musicale, il regista francese spiega perché gli piace andare dove meno ce lo aspettiamo

Serge Bozon • Regista di Don Juan
(© Jean-Louis Fernandez)

Presentato al 75° Festival di Cannes nella sezione Cannes Prèmiere, Don Juan [+leggi anche:
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è il quarto lungometraggio di Serge Bozon. Abbiamo parlato con il regista del suo film.

Cineuropa: I suoi film danno sempre l'impressione che le piaccia andare in luoghi inaspettati. Perché questa volta Don Juan, e perché un Don Juan invertito?
Serge Bozon: Per la prima volta è stato quasi un film su commissione. Il mio produttore David Thion aveva visto che La La Land e A Star Is Born erano andati bene e che forse il musical era una scelta meno suicida di prima. Sapendo che amo la musica, è nata l'idea di riprovare un film musicale come La France [+leggi anche:
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e il mio mediometraggio Mods. Mi ha solo chiesto di partire da qualcosa che tutti conoscono, che si potesse presentare in tre parole. Ho pensato che Don Juan potesse essere interessante perché il suo tema della seduzione e della dipendenza dalle donne era molto contemporaneo rispetto a quello che stava succedendo allora, l'affare Weinstein e il MeToo in cui era coinvolta la mia co-sceneggiatrice Axelle Ropert. Si prestava bene all'idea di un Don Giovanni che non rappresentasse una mascolinità conquistatrice che aveva tutto ciò che voleva, ma al contrario che fosse più indifeso che cinico, più sincero che manipolatore e soprattutto più abbandonato che conquistatore. Si poteva quasi fare un film triste e ho approfondito questa idea che pensavo potesse suscitare un'emozione particolare. Perché al cinema vediamo per lo più donne che soffrono di angoscia, ossessionate dal loro amore perduto. È raro che si dia questo ruolo a un uomo.

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Non è nemmeno un musical come lo si intende generalmente. Si è avvicinato a questo genere in un modo intimo e piuttosto insolito.
Il film è estremamente semplice: potresti scrivere la trama su un francobollo. Ruota attorno alla questione dei sentimenti. Ma i sentimenti, quando li canti invece di pronunciarli, possono essere espressi in modo più intimo, più forte, più poetico. E con un protagonista così bloccato, cantare le sue pene forse poteva servire a sbloccargli qualcosa. Nel film c'è questo gioco tutto il tempo, come una dialettica tra un lato della narrazione che è molto stretto e minimalista, e un altro lato più sciolto dell'emozione che deriva dal canto. Ed è lo stesso per la danza che non è affatto danza hollywoodiana, sono più gesti che sono nell'ordine dello sketch romantico, della carezza dolorosa. Poiché nel film c'è l'idea di una seconda possibilità in amore, trovavo commovente filmare ciò che può preoccupare un uomo e una donna che già si conoscono.

Perché la mise en abyme del mestiere di attori dei protagonisti?
Era la semplice idea che i due personaggi principali interpretassero davvero Don Giovanni contro Elvira. Lui, che è una sorta di Don Giovanni nella vita reale, deve confrontarsi con il "vero" Don Giovanni di Molière. Questo riecheggiava per tutto il film. Non sono vertigini barocche alla Pirandello o alla Ruiz dove non si sa più dov'è il palcoscenico e dov'è la vita, e non è nemmeno la tradizione dei film sul teatro alla Renoir o alla Rivette. Secondo me, è più nella tradizione del romanticismo tedesco come in La principessa Brambilla di Hoffmann dove il protagnista che è attore e che dubita della sua identità, è al carnevale di Venezia.

Una parola sui suoi interpreti principali: Tahar Rahim e Virginie Efira.
Sulla carta c'era il rischio di creare con il personaggio di Don Giovanni un eroe un po' troppo cupo, di una tristezza plumbea. Tahar Rahim ha portato un ardore, qualcosa di selvaggio, quasi ingenuo pur rimanendo un personaggio molto ambiguo e persino pericoloso. Penso anche che non l'avessimo mai visto così. Quanto a Virginie Efira, mi ha divertito vederla interpretare diversi ruoli perché è un'attrice che trasforma molto poco la sua immagine, e allo stesso tempo assegnarle un ruolo principale dove è più discreta in termini di recitazione di quello a cui è abituata. Si gioca tutto sui dubbi, le domande, le esitazioni.

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(Tradotto dal francese)

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