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LOCARNO 2022 Concorso

Alessandro Comodin • Regista di Gigi la legge

Il film è in un certo senso un omaggio ai tipici personaggi di paese"

di 

- Nel suo ultimo film, premiato con il Premio Speciale della Giuria del festival, il regista italiano esplora i confini tra fiction e documentario

Alessandro Comodin • Regista di Gigi la legge
(© Locarno Film Festival/Ti-Press/Massimo Pedrazzini)

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del regista italiano Alessandro Comodin ha appena ricevuto il Premio Speciale della Giuria nel Concorso Internazionale del Festival di Locarno. Abbiamo parlato con il regista di quanto sia complesso trovare i particolari giusti in un luogo e in un personaggio che si conoscono così bene.

Cineuropa: Può dirci qualcosa di più sul luogo in cui è ambientato il film?
Alessandro Comodin:
È la mia città natale, un paesino del Friuli. Sono scappato da lì quando ero abbastanza grande e non ci sono più tornato. È un luogo che costituisce molto del mio immaginario. C'è il giardino di mia nonna in cui giocavo molto da bambino, dove immaginavo molte storie. Ora questo giardino appartiene a Gigi, mio zio. Anche lui ha sempre fatto parte di questo giardino. Ho iniziato da lì. Era fondamentale trovare i particolari all'interno di questo luogo che conoscevo a memoria. È stato un processo piuttosto complesso.

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Quanto c'è del vero Gigi nel personaggio?
È difficile dirlo. Gigi è nella vita come lo si vede nel film. La sfida era quella di mostrare il Gigi che conosco, il maggior numero di sfaccettature possibili, e il mio punto di vista su di lui. Ma naturalmente, una volta che metti la macchina da presa davanti a qualcuno, la realtà cambia. Abbiamo costruito una struttura complicata di situazioni per creare un mondo parallelo che fosse reale per Gigi. Tutto ciò che accade e che dice è reale, tutti i suoi colleghi sono reali. Solo la giovane collega è un'attrice, ma anche la situazione in cui riceve un nuovo collega con cui parla alla radio è reale. Gigi è una persona che recita molto facilmente nella vita. È un modo per lui di trovare la giusta distanza e di difendersi da questo mondo chiuso che lo circonda. I colleghi gli hanno affibbiato il soprannome di "Gigi la legge" per prenderlo in giro perché fa tutto in modo sbagliato. Gigi lo sa, è molto intelligente e raffinato. Assomiglia a uno di questi personaggi leggendari, e il film è in un certo senso un omaggio a questi tipici personaggi di paese.

Come ha preparato Gigi per le riprese?
Questa è stata la sfida, ma anche la bellezza di questo tipo di film. Non si può lavorare come per i film classici. Non si possono seguire le stesse gerarchie. Le persone davanti alla macchina da presa sono importanti quanto quelle dietro. Ho scelto i membri della mia troupe con molta attenzione. La maggior parte di loro erano amici francesi con cui avevo già lavorato. Ma l'esame finale è stato proprio Gigi. Ho prestato attenzione a come reagiva alle persone. Non c'era una vera e propria separazione tra una cerchia interna e una esterna.

Volevi che Gigi usasse l'accento friulano o anche questo faceva parte dell'approccio naturale?
Non l'ho usato come un simbolo di qualcosa. Odio quando gli accenti o i dialetti vengono strumentalizzati nei film. Nei film italiani c'è la tendenza a collegare un accento a un personaggio specifico. Alcuni accenti sono considerati più belli di altri. Molti attori vengono doppiati. Penso che la lingua sia una parte essenziale della nostra identità. È qualcosa di autobiograficamente importante per me trattare l'accento friulano nel modo più naturale possibile. Ho sempre avuto l'impressione che non sia possibile dire qualcosa di intelligente, di bello o di serio in questa lingua. Ma è la mia lingua madre ed è un bene superare questo pregiudizio.

Puoi dirci qualcosa di più sulle due canzoni pop italiane che hai scelto?
Non mi piace utilizzare una colonna sonora o un suono che evidenzi alcune scene del film per dire al pubblico cosa deve pensare. Mi piace invece utilizzare canzoni che esistono già e che fanno riferimento a un immaginario collettivo. Mi piacciono le canzoni che hanno un legame con ciò che è stato detto nelle scene, mi piace usarle come commento ironico. La prima canzone è di Julio Iglesias. All'inizio avevo paura che fosse troppo vintage, ma ho visto come Gigi e il suo collega hanno iniziato a cantare e quindi sono stati loro a decidere di inserirla nel film. Penso che si adatti all'immagine che Gigi vuole dare di sé. E per la seconda canzone, alla fine, ho semplicemente provato diverse canzoni osservando i vari tipi di reazioni sui volti dei due personaggi.

Avevi molto più materiale di quello che hai utilizzato alla fine?
Era la prima volta che filmavo in digitale. E sì, con questa nuova tecnica avevo troppo materiale alla fine. Mi sono reso conto che la pellicola reale mi dava un ritmo diverso, più disciplinato, la densità delle riprese è diversa. Avevo molto materiale scadente che abbiamo tagliato.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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