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SAN SEBASTIAN 2022 Concorso

Fernando Franco e Koldo Zuazua • Regista e produttore di La consagración de la primavera

“Balliamo bene insieme, ci completiamo perfettamente”

di 

- Abbiamo parlato con i due navigati professionisti, che con questo film realizzano la loro terza collaborazione insieme

Fernando Franco e Koldo Zuazua • Regista e produttore di La consagración de la primavera
Il produttore Koldo Zuazua e il regista Fernando Franco (© Zineuskadi)

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è il terzo film in cui il sivigliano Fernando Franco, nei panni di regista, e il basco Koldo Zuazua, in quelli di coproduttore, lavorano insieme: l'avevano già fatto in precedenza in La herida [+leggi anche:
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(2013) e Morir [+leggi anche:
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(2017). Tutti questi film hanno partecipato a diverse edizioni del Festival di San Sebastian. Li abbiamo incontrati al Kursaal, sede centrale dell'evento, per parlare con loro.

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Cineuropa: Da quanto tempo vi conoscete e collaborate?
Koldo Zuazua:
Conobbi Fernando all’ECAM, la Scuola di Cinema di Madrid. Gli consigliai Juan Solanas come montatore, ed essendo io un membro della giuria per i progetti di cortometraggi a Gijón, ne vidi uno intitolato La espera che mi sembrò attraente e diverso, anche se non vinse. Mi misi quindi in contatto con il suo team per produrlo, ottenni un finanziamento dai Paesi Baschi e mettemmo insieme quattro società in modalità di coproduzione, dando vita alla fine al film La herida. È stato un rapporto molto soddisfacente sia a livello personale/professionale che in termini di risultati: questo ci ha portato a fare Morir. Ora stiamo lavorando a tre progetti, è uscito La consagración de la primavera e ne abbiamo un altro in cantiere, oltre a una serie.

La cosa difficile a volte è mantenere quella fedeltà. Su cosa si basa?
Fernando Franco:
Sulla fiducia e il rispetto reciproci: lavoriamo bene insieme, ci completiamo perfettamente. È così semplice.

K.Z.: Ho lavorato con molte persone nella mia carriera e guardo le persone che mi interessano di più per il modo in cui si avvicinano al processo creativo e come dirigono, e indipendentemente dal fatto che il cinema di Fernando non è facile dal punto di vista commerciale e che per finanziarlo devi lottare, trovo il suo stile e i suoi risultati attraenti e ammirevoli.

F.F.: Il talento in termini di costruzione del finanziamento ce l’ha Koldo, e i miei non sono progetti facili da mettere in piedi: La herida era sull'orlo del precipizio e lui è riuscito a rianimarlo, portandolo avanti. E anche Morir è stato finanziato da Koldo, con quel titolo così complicato...

E nel caso di La consagración de la primavera, come siete stati coinvolti?
F.F.:
Mi viene naturale scrivere e, quando ho qualcosa di leggibile, passarlo a Koldo, per vedere cosa ne pensa: a volte bene, a volte male.

K.Z.: Fernando ha scritto due sceneggiature in parallelo: quella per questo film e Subsuelo, un adattamento del romanzo dell'argentino Marcelo Luján. Io sono più un fan di quest'ultimo, ma LaZona ha spinto più per La consagración ed è per questo che è uscito prima. L'aggiunta di un'altra società di produzione al progetto ci permette di diversificare e ha anche un peso nell’industria, quindi siamo soddisfatti di questa unione.

Il titolo La consagración de la primavera si riferisce all’omonimo libro di Alejo Carpentier o al balletto di Igor Stravinski?
F.F.:
A entrambi, ma ci sono echi di Stravinsky nel film. Questo film è più luminoso dei miei precedenti e il titolo doveva evidenziarlo: c'era qualcosa nel concetto di primavera come rinascita, e nella consacrazione con qualcosa che è profano e raggiunge uno status superiore che mi piaceva. Il rapporto che il personaggio centrale ha con il sesso, che all'inizio è più sporco, assume improvvisamente un'altra dimensione.

La sessualità è importante nel film. Avete discusso anche in termini di produzione di questo argomento a volte complicato?
K.Z.:
È un tema di cui abbiamo parlato e abbiamo puntato ad attenuarlo, perché la sceneggiatura iniziale era più esplicita e radicale: l'abbiamo addolcita un po'. Ma poi, conoscendo il personaggio reale, te ne penti, perché sono pregiudizi che si hanno per ignoranza, perché poi vedi che le persone disabili non hanno pregiudizi, loro attraversano quelle barriere con assoluta facilità e hanno superato quei traumi. È stato, in questo senso, un vero apprendistato.

F.F.: È vero che le versioni precedenti della sceneggiatura si spingevano più oltre, ma Koldo non mi ha mai imposto nulla e ha suggerito che sarebbe stato bene ammorbidirla un po'. Non mi dispiace affatto, perché è un tema semi-sotterraneo e dargli più luce aiuta a normalizzare ciò che vedi. La virtù sta nel mezzo, come diceva Aristotele.

Ricordo un film di Jo Sol, intitolato Vivir y otras ficciones [+leggi anche:
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, che già parlava di assistenti sessuali. Volevate visualizzare questo lavoro?
F.F.:
Sì, ho parlato con Jo Sol mentre preparavo il mio lungometraggio, perché in quel film compare un personaggio legato al tema dell'assistente sessuale. Non volevo fare un film su di loro, ma volevo mostrare una realtà che funge da innesco per una relazione e che ha a che fare con l'intimità, per poi andare in altre direzioni. Perché nel mio film la protagonista aiuta il ragazzo, ma anche viceversa.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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