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Laurent Cantet • Regista

I tabù del desiderio femminile

di 

Laurent Cantet • Regista

In competizione ufficiale alla Mostra di Venezia 2005, il cineasta francese Laurent Cantet ha messo a segno, con Vers le Sud [+leggi anche:
recensione
trailer
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scheda film
]
un terzo, sconcertante lungometraggio. Dell'originalità del suo soggetto sul turismo sessuale femminile ai Tropici, la scelta di un trattamento che descrive in maniera quasi documentaria la realtà della vita degli haitiani, il regista di Risorse Umane e di A tempo pieno ha spiegato le sue motivazioni ad una intrigata stampa internazionale.

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Qual è il vero argomento di Vers le Sud: il turismo sessuale femminile o la distanza mista di fascinazione e d'impossibilità che separa questi occidentali dagli haitiani?
Il film racconta delle storie intime che si possono generalizzare parlando di turismo sessuale. Ho provato a giocare sui cliché della cartolina (le spiagge dorate, le noci di cocco), ma dietro, c'è quello che credo di capire, che si afferra vagamente ma che resta a distanza. So, evidentemente, che c'è una parte di prostituzione nel film. Ma i personaggi sono concepiti in uno spirito di scambio, Non c'è la fazione dei giovani uomini poveri contro quella delle vecchie donne ricche che li sfruttano. L'albergo è un piccolo universo separato dal mondo al di fuori, un paradiso fittizio in cui delle donne dimenticano le proprie frustrazioni e dove i ragazzi trovano una tenerezza che nel loro mondo esterno non esiste. Ciascuna delle donne cerca un suo posto in questo ambiente, Helen (Charlotte Rampling) costruendoci un'utopia, Brenda (Karen Young) proiettandosi in una versione romantica del Principe Azzurro, e Sue (Louise Portal) in una relazione più quotidiana che somiglia a quella di una coppia sposata.

E' restato fedele al racconto di Dany Laferrière che costituisce la base del film?
Vers le Sud è il titolo di uno dei racconti della sua raccolta La chair du maître. Dany Laferrière fu costretto all'esilio sotto il regime Duvalier, poiché era stato minacciato di morte dai Tontons Macoutes. Di fatto, abbiamo utilizzato tre novelle mischiate con personaggi di altre storie e con racconti che avevo sentito ad Haiti. Per il resto, ho mantenuto, per fedeltà, l'ambientazione anni '70, un'epoca in cui Port-au-Prince era il tradizionale appuntamento del jet-set americano. Ma due personaggi principali vengono dunque dagli Stati Uniti, un paese in cui il puritanesimo è senza dubbio più forte che in Europa o in Canada. Penso che più il puritanesimo è radicato, più gli straripamenti sono possibili.

Perché ha voluto mostrare fino a che punto il desiderio e la sessualità femminili siano cambiati?
Quello che constato, è che il cinema parla abbastanza poco del desiderio femminile. Si vedono spesso donne che lo provano, ma il desiderio delle donne di più di 40 anni resta un tema avvicinato raramente e resta una zona un po' tabù. Questo desiderio rivendicato e anche valorizzato per gli uomini è assai meno accettato dalle donne. Sono stato attento a salvare, durante il montaggio, i monologhi delle tre donne perché volevo che parlassero di sessualità a parole proprie, che sono sempre difficili da trovare.

E se queste donne di Vers le Sud fossero state uomini?
Scegliendo le donne, si evitano i luoghi comuni sul turismo sessuale, e che i personaggi vengano giudicati. Di fondo, il mio film traccia un faccia a faccia tra due gruppi di dominati con un potere che circola fra loro, poiché la macchina perde le regole, perché, giustamente, sono donne.

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