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Frédéric Sojcher • Scrittore, Regista

"La diversità culturale in difficoltà"

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- Frédéric Sojcher • Scrittore, Regista "La diversità culturale in difficoltà"

Frédéric Sojcher • Scrittore, Regista

Professore di cinema in Francia, il belga Frédéric Sojcher ha già realizzato alcuni film e il recente documentario Cinéastes à tout prix. Ha appena pubblicato nella collezione Carré Noir, dell’editore francese Séguier, "Luc Besson, un Don Quichotte face à Hollywood", una riflessione sulla diversità cinematografica in Europa, a partire dall’esempio di Luc Besson, un esempio emblematico di una possibile riuscita anche in America.

Nel momento in cui tutti pensano al cambiamento del cinema in termini tecnici, lei sceglie di pensare alle mutazioni nei contenuti.
Frédéric Sojcher : Sfortunatamente, dal mio punto di vista, oggi si tende a privilegiare troppo il marketing e quelli che si possono definire dei film-evento, film concepiti secondo delle regole, che potrebbero essere riassunti con una o due frasi, spesso resi attraenti dalle star o dagli effetti speciali, e che sono accompagnati da una grande pubblicità. Fanno spettatori, qualunque sia la loro qualità. Ed è questo il problema. Il gioco è falsato. Perché questi film lasciano poco spazio agli altri. Perché ci sia una vera diversità bisogna trovare un modo di far coesistere tutti. Fare concorrenza a Hollywood significa riproporne la stessa formula? Bisogna battersi con le stesse armi dell’avversario? E se sì, non abbiamo già perso sul piano culturale? Che senso ha avere una serie di regole se sono le stesse di Hollywood ma in peggio?

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Ma come fare per divulagre un cinema che spesso è molto locale?
Ispirandosi al passato! C’è un bell’esempio di riuscita negli anni ’70, ai tempi della collaborazione franco-italiana che è andata a rotoli con Berlusconi. Michel Reyac, responsabile del settore cinema di Arte, sostiene che la televisione ha una grande responsabilità nella poca circolazione dei film europei. Perchè non immaginare, visto che esistono ancora le emittenti pubbliche, una volta a settimana o al mese un film europeo in prime time che non sia una produzione nazionale? Non dovrebbe essere una missione del servizio pubblico di aprirsi ad altre culture europee? Penso che se non si creano delle regole e delle intenzioni del genere, si resterà sempre dominati dal fattore economico.

Come giudica la politica dell’Unione europea e del Programma MEDIA rispetto a queste questioni?
Il Programma Media ha delle cose formidabili, al livello dello sviluppo delle sceneggiature o della diffusione. Certe cose di Media sono essenziali perché hanno davvero permesso ad alcuni film di vedere la luce, a degli autori di far circolare le proprie opere. Ma si tratta di un budget troppo ristretto. In nessuna industria può essere invertita questa tendenza – del monopolio degli americani sul mercato – se non si dispongono i mezzi necessari. Viviane Reding ha presentato la nuova direttiva televisione senza frontiere come un successo. Ho la sensazione che si commette un grave errore di giudizio politico. La pubblicità interviene soprattutto in certi programmi, in generale in prime time dove le reti televisive hanno già collocato certi programmi e certi film che non hanno niente a chef are con il cinema d’autore. E’ senza dubbio positivo per alcuni produttori e per le reti private. Ma i registi e gli spettatori non ci guadagnano niente. E poi, in alcune linee strategiche di MEDIA, c’è la tendenza al promuovere il marketing, a pensare al cinema in termini di mercato. Non s tratta di negare le leggi dell’economia del cinema, che sarebbe assurdo. Ma, a mio avviso, bisognerebbe fare l’esatto contrario. Il cinema europeo deve essere un’alternativa al cinema americano e non una sua copia, che, con pochi mezzi, risulterebbe sempre perdente.

Vedi lo streaming sul sito di Cinergie.

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