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Etienne Traisnel • Coordinatore dell’IDIFF

Digitale e cinema verso la convergenza

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Etienne Traisnel • Coordinatore dell’IDIFF

Coordinatore dell’International Digital Film Forum (IDIFF) la cui 5a edizione si terrà dal 6 all’8 febbraio 2007 a La Rochelle (leggi l’articolo), Etienne Traisnel fa per Cineuropa una rapida analisi di un settore in piena trasformazione, dal forte impatto sull’intera filiera cinematografica.

Cineuropa: Dopo il raddoppiamento dei partecipanti all’IDIFF dal 2005 al 2006, cosa si aspetta dall’edizione 2007 ?
Etienne Traisnel: L’interesse cresce perché il mercato delle tecnologie digitali è in rapido sviluppo. Il 10-15 % delle riprese sono fatte oggi in digitale e aumentano ogni anno, così come la post-produzione digitale che copre il 30-40 % dell’attività in Francia. Per contro, la proiezione digitale nelle sale è ancora un anello debole, con soltanto 20 sale attrezzate in Francia. La portata dell’IDIFF segue dunque quella del mercato, ma vogliamo preservare il carattere professionale dell’evento.

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Come vede il futuro della proiezione digitale nelle sale?
Il rapporto Goudineau (vedi le news 1 e 2 del 7 settembre 2006) ha gettato buone basi di riflessione sottolineando il divario tra gli studios americani, che propongono film in digitale, e le produzioni francesi o europee che non hanno accesso a queste tecnologie. Quando la Francia sarà attrezzata per il digitale, saranno possibili uscite di ottima qualità. L’offerta comincia a esserci ma si tratta soprattutto di grosse produzioni come Arthur e il popolo dei Minimei [+leggi anche:
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, restano esclusi i film indipendenti. Ma al di là del costo, si pone il problema della disponibilità di schermi, viste le poche sale attrezzate in Francia, la maggior parte delle quali appartenenti a multiplex che proiettano soprattutto i film più spettacolari. Quale sarà l’evoluzione? E’ difficile a dirsi, perché in gioco ci sono interessi industriali enormi.

Cosa pensa dei progressi nel campo delle cineprese digitali?
Non bisogna gettar via le 35 mm, ancora superiori in certi casi. Il digitale crea un’immagine diversa e l’interesse dei direttori di fotografia è catturare questa differenza per inventare un nuovo stile cinematografico. Questo non sarebbe possibile con qualità visive (risoluzione, contrasto, resa dei colori) inferiori ai 35 mm, ma le cineprese digitali vi sono molto vicine e migliorano velocemente, quindi si apre una nuova strada. Occorre abbattere anche qualche pregiudizio: il digitale non significa per forza riduzione dei costi; necessita di luci, di troupe, di preparazione delle cineprese. Non basta premere un bottone, E non rappresenta, come si pensa, una forma estrema di democratizzazione. Ma permette di registrare di più, di avere sul set un rapporto diverso con il monitor e l’intera troupe, di veder nascere un nuovo tipo di film.

Come vede l’evoluzione digitale degli anni a venire?
I progressi non sono velocissimi ma regolari. Questo è un bene perché si tratta di profondi cambiamenti nella filiera cinematografica, anche per quanto riguarda le nuove professionalità. Bisogna formare, capire che si sta instaurando un nuovo linguaggio, che il lavoro di squadra tra produzione e post-produzione deve essere più forte: questo non può succedere dall’oggi al domani. E quanto alla proiezione digitale nelle sale, si pone la questione della formazione dei proiezionisti e degli esercenti in funzione di questi nuovi strumenti.

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