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Felix van Groeningen • Regista

Crescere

di 

Felix van Groeningen • Regista

Steve + Sky, primo lungometraggio di Felix van Groeningen, giovane regista fiammingo diplomato all'Accademia delle Belle Arti di Gand (KASK), fu ben accolto e registrò 40 000 entrate. Prodotto sempre da Dirk Impens per la società Menuet, il suo secondo lavoro Dagen Zonder Lief [+leggi anche:
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intervista: Felix van Groeningen
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(lett. I giorni senza amore), opera sobria e modesta, fa il ritratto di una generazione di trentenni alle prese con la difficoltà di crescere. In una piccola città fiamminga, il ritorno di una di loro mette alla prova tutto un gruppo di amici: ognuno misura, sotto lo sguardo degli altri, ciò che è diventato e il tempo trascorso.

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Cineuropa: Come nel suo precedente film, ritroviamo qui giovani donne bionde e strade. Ama in particolar modo le bionde e le rotonde?
Felix van Groeningen: (ride) Sì, è vero, ho qualche strano feticcio! Anche nei miei cortometraggi, le donne sono bionde! Quanto alle rotonde, le ho scoperte quando abbiamo deciso di girare a Sint-Niklaas. Andare e venire da questo luogo, filmare i palazzi intorno, tutto ciò permetteva di mostrare questa città, le sue dimensioni, i suoi edifici. E poi, nei flashback, si vedono i protagonisti che fanno festa là. Si passa e si ripassa da quel luogo fino a quando non si capisce che si tratta di un posto particolare per loro, dove sono stati molto felici.

Il film è nostalgico?
Sì, ma in modo strano, perché la dinamica del film è un po' bizzarra. Tornando, Kelly la bruna riunisce i membri della banda. Riunendosi, realizzano che le cose non stanno più come prima, hanno perduto qualcosa, e le loro strade si separano di nuovo. Crescere significa anche confrontarsi con la morte. Il film racconta questo, che l'amore, l'amicizia, la vita non durano in eterno. Tutto si muove. E' così, subentrano altri motivi per essere felici. Si evolve.

Lei passa dal ritratto di coppia di Steve + Sky a quello di una generazione.
E' quello che ho cercato di fare, che tutta una generazione potesse identificarsi in questi personaggi. Ho sempre amato parlare di persone della mia età, delle bande, dei gruppi, tutto ciò era molto presente nei miei cortometraggi. In Steve + Sky, volevo giusto due personaggi per concentrarmi sugli aspetti più visivi; volevo provare a me stesso di essere padrone dei miei mezzi. Credo che ad ogni film ci si ponga obiettivi differenti. Qui ho messo tutta la mia energia nella storia e nei personaggi.

Stilisticamente, passa anche a un maggiore realismo e sobrietà.
Credo di aver fatto un grande passo perché l'equilibrio tra forma e contenuto mi sembra giusto. Ho fatto scelte stilistiche piuttosto radicali, ma sono meno evidenti e si fondono con la storia. Come ad esempio questa città che ho voluto deserta: è qualcosa che determina una certa atmosfera nel film, ma senza prendere il sopravvento.

Come si colloca rispetto al cinema fiammingo?
Il cinema nelle Fiandre è spesso commerciale, scritto secondo ricette prestabilite, interpretato da attori molto popolari e va bene nelle sale. Non è quello che faccio io! Non sono l'unico che tenta di essere un autore. Altri come Fien Troch o Koen Mortier cercano una maniera nuova di fare cinema. Si è parlato molto di una nouvelle vague fiamminga quando Steve + Sky uscì nelle sale un anno dopo Anyway the Wind Blows [+leggi anche:
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di Tom Barmam. Erano i primi due film davvero diversi. Soltanto due film! (ride). Non se ne parla più, eppure tutto ciò continua.

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