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Gabriel Range • Regista

Morte di un presidente: la rappresentazione della menzogna

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Gabriel Range • Regista

Giornalista e documentarista, il britannico Gabriel Range ha co-firmato, diretto e prodotto una docu-fiction dove mette in scena l'attentato a George W. Bush e l'inchiesta che ne segue.
Presentato in competizione ufficiale al Festival del Cinema Europeo di Bruxelles e distribuito prossimamente in Belgio da Cinéart, Morte di un presidente [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
è una ricostruzione fittizia basata su materiale completamente inventato. Diretto brillantemente, più vero del vero, questo film è la prova che ogni immagine è potenzialmente una messa in scena, che l'elaborazione di un racconto è sempre fiction.

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Cineuropa: Come nasce questo film?
Gabriel Range: Ho già diretto una docu-fiction retrospettiva dello stesso genere, The Day Britain Stopped, co-firmata sempre insieme a Simon Finch. Vivevo a New York l'11 settembre. Sono rimasto colpito dal cinismo con cui l'amministrazione di George W. Bush ha manipolato la realtà e dichiarato guerra all'Iraq: la rappresentazione data dai media e il modo in cui il vocabolario guerresco vi è stato distillato, il voto al Patriot Act… Fare un documentario falso dimostra quanto sia facile deformare la realtà. Ci sono documentari su questo tema ma nessuno li ha visti. L'idea di uccidere Bush è molto provocatoria, ma è giustificata perché tratta innanzitutto una questione: come manipolare la realtà e i media. La televisione ci fa credere che la telecamera non possa mentire. Fox News si vende con questo slogan: "the most trusted news". Non credo che gli americani siano stupidi, ma credono ingenuamente all'immagine e hanno creduto a queste bugie, a queste costruzioni, a tal punto che hanno rieletto George W. Bush.

Il film è costruito come un poliziesco.
Volevamo fare un docu-dramma classico, così come sarebbe stato fatto in circostanze simili, e in effetti il film è molto formale. Ma lo volevamo moderno, sotto forma di "whodunit". C'è una suspense naturale poiché si sa che il presidente verrà ucciso ma non si sa quando, né da chi, né perché, né dove il film ci porterà. E' molto eccitante creare una realtà alternativa, ma bisognava farlo in modo che lo spettatore ci credesse davvero.

Ci è voluto molto tempo per dirigere questo film?
In verità no. Ho fatto molte ricerche prima di scrivere la sceneggiatura, ci sono voluti sei mesi. Poi le riprese sono durate 25 giorni. Tutte le immagini sono state girate appositamente per il film, eccetto otto minuti di archivio, il discorso di Bush a Chicago e i funerali di Ronald Reagan. Il tutto è durato nove mesi.

Come ha ottenuto l'unità visiva del film?
Abbiamo girato in Alta Definizione. Ma l'immagine era troppo bella, abbiamo dovuto sporcarla un po'. Di solito si cerca di ottenere la migliore immagine possibile, noi invece cercavamo il contrario. Siamo dunque tornati allo standard DV e a un'immagine tipo VHS, dopo molte prove, molte alterazioni. Abbiamo mischiato anche immagini di grane diverse. Girando, bisognava pensare a chi avrebbe filmato, in quali circostanze, con cosa. Durante la manifestazione, ad esempio, un uomo viene picchiato dalla polizia. Ci siamo chiesti: cosa avremmo fatto in una situazione del genere? Avremmo ripreso tutto con il cellulare. E così abbiamo fatto.

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