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Abdellatif Kechiche • Regista

La "ricetta" del mio cinema

di 

Abdellatif Kechiche • Regista  -

Vincitore del Premio speciale della Giuria, La Graine et le mulet [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Hafsia Herzi
scheda film
]
è stato molto amato dalla critica e dal pubblico della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e avrebbe forse meritato di più. Il regista Abdellatif Kechiche, tunisino 47nne cresciuto a Nizza, spiega in conferenza stampa che l'intento di questa sua bella pellicola neorealista dalla parte degli ultimi "era quello di raccontare un ambiente, in questo caso una famiglia maghrebina emigrata in Francia. Ed erano due le dimensioni che ero interessato a esplorare. L'ambiente familiare intorno al quale creare cose ordinarie e quotidiane con un piglio romanzesco. Conferire a questa famiglia naturalezza, senza cadere nei clichè ed evitando spettacolarizzazioni e allo stesso tempo creare una dimensione contemplativa in cui i personaggi vivono, piangono, si disperano, in poche parole volevo cogliere l'istante vitale di un gruppo di persone. La vita stessa".

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Kechiche era già approdato alla Mostra nel 2000 con Tutta colpa di Voltaire, che aveva conquistato il Premio per l'opera prima, ma il pubblico lo ha conosciuto soprattutto per La schivata nel 2003. La Graine et le mulet, il grano e il cefalo, che sono gli ingredienti per fare il cous-cous di pesce, racconta la storia di un operaio navale sessantenne, Slimane, con il sogno di ristrutturare una nave su cui aprire un ristorante. "Non volevo raccontare di Slimane in quanto operaio o immigrato, ma come essere umano con le sue difficoltà, i suoi silenzi, i suoi problemi sessuali, i suoi fantasmi. Non so dire se questo sia un film sugli emarginati. Non amo le categorizzazioni, io mescolo molte varianti".

Il metodo di Kechiche risente della sua provenienza teatrale e dunque punta molto al lavoro sul set: " Una volta che comincio a girare so già cosa devo fare alla perfezione, proprio grazie al gran numero di prove svolte precedentemente. Qui la mia formazione teatrale emerge perentoriamente. Poi con la cinepresa mi prefiggo il compito di cogliere l’essenza di ciò che filmo, e la magia della storia e dei personaggi che racconto. A tal proposito molto importante nel corso delle riprese è stata la musica. In più di un’occasione abbiamo cercato l’atmosfera del film attraverso l’elemento musicale, che è a mio parere riscontrabile anche nella recitazione degli attori, spesso ricca di assoli e contrappunti proprio come una partituta. La fase di montaggio è una conseguenza di questo procedimento sul set. Nel caso di Le graine et le mulet il materiale a disposizione era così enorme da raggiungere le tre ore e trenta. E’ stato necessario allora sistemare alcune cose per rendere il film più digeribile per il pubblico.

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