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CANNES 2010 Quinzaine des Réalizateurs

Little Baby Jesus of Flandr, un esordio sconvolgente

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Little Baby Jesus of Flandr, un esordio sconvolgente

Dopo l’hit dello scorso anno The Misfortunates [+leggi anche:
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, tocca ora al 24enne Gust Van den Berghe difendere la vitalità del nuovo cinema fiammingo alla 42ma Quinzaine des Réalizateurs. Sebbene presentato soltanto il secondo giorno della prestigiosa sezione collaterale del Festival — quando il programma completo è ancora tutto da vedere — Little Baby Jesus of Flandr [+leggi anche:
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di Van den Berghe ha però tutte le carte in regola per essere uno dei film più stimolanti della line-up 2010.

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Ma quali sono queste carte in regola? Probabilmente, che Little Baby Jesus è un film di diploma studentesco non convenzionale e molto ambizioso. Non in termini di budget, ma di idee: il lungometraggio è un adattamento da una piece del fiammingo Felix Timmermans e vede protagonisti dei disabili mentali.

Tra campi lunghi sui panorami e primissimi piani dei personaggi principali, il film segue Suskewiet, Pitje Vogel e Schrobberbeeck, tre mendicanti che decidono di cantare le canzoni di Natale per guadagnare qualche soldo. Sulla via del ritorno verso casa, si perdono nei boschi, e interpretano i tre Re Magi che seguono la stella cometa e diventano testimoni di quella che credono essere la nascita di Gesù Bambino (e se dopo tutto fosse nato in Belgio?).

Si aggiunga poi che il film è girato in bianco e nero (ad eccezione di una sola sequenza a colori che sembra quasi estratta da un altro film, data la sua sgargiante natura), e ricorda il secondo lungometraggio di Albert Serra, Birdsong (Quinzaine des Réalizateurs 2009). Ma i paragoni tra le due opere finiscono qui.

Se la macchina da presa di Serra era ironica, Van den Berghe preferisce immergere il suo film in un’atmosfera mistica, sostenendo il bisogno di credere in qualcosa. La fede è quindi la parola chiave del film: la fede in Dio, nell’Uomo, nella Natura e anche nel Materialismo (uno dei personaggi finisce per vendere l’anima al Diavolo). E, soprattutto, la fede è anche nel fatto che è possibile realizzare un film con meno di 60.000 euro e attrarre comunque l’attenzione di Cannes, come ha dichiarato in conferenza stampa il produttore Tomas Leyers di Minds Meet.

La Sindrome di Down dei protagonisti è stata una sfida per Van den Berghe, che li ha scelti allo Stap Theatre e li ha presentati come attori normali. “Avevamo una sceneggiatura lunga ma non potevamo certo considerarla legge. Siamo rimasti aperti ai cambiamenti e alla loro improvvisazione”, ha dichiarato il giovane regista. Che ha già in mente due film, che andranno a completare il trittico iniziato con Baby Jesus: “La forma e la storia di questi due film saranno diverse, ma avranno in comune quella che mi sembra la cosa più importante al mondo: l’umanità”.

Minds Meet, casa di produzione di Lost Persons Area [+leggi anche:
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, a Cannes l’anno scorso, ha supportato il film inizialmente pensato per la Erasmus Hogeschool Rits di Bruxelles, e si occupa anche delle vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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