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FILM Italia

Dalla vita in poi, un Cyrano innamorato dietro le sbarre

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Come in una versione moderna del Cyrano de Bergerac, Dalla vita in poi [+leggi anche:
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di Gianfrancesco Lazotti comincia con una lettera scritta per interposta persona: Rosalba (Nicoletta Romanoff), infatti, non trova le parole giuste per comunicare col fidanzato Danilo (Filippo Nigro), condannato a trent'anni di prigione. Fortuna che c'è Katia (Cristiana Capotondi), la sua migliore amica, che con le parole ci sa fare: costretta su una sedia a rotelle dalla distrofia muscolare, continuerà la corrispondenza anche dopo il dietrofront di Rosalba, svelando il "trucco" per conquistare il cuore del detenuto.

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Storia all'apparenza romanzesca, e invece Katia esiste davvero: "L'ho conosciuta", racconta la Capotondi, "è una giovane donna che evita i pietismi, proprio come il personaggio del film, che cerca di determinare la propria vita". Una persona speciale? Certo, ma - continua l'attrice - "a scelta del regista di mostrare poco la carrozzella fa in modo che in lei si possano identificare tutte le donne che vivono un amore, una passione".

Il carcere e la disabilità restano sullo sfondo: "Sono temi importanti che fanno da sfondo, da cornice ai ritratti di tre esistenze: non volevo fare un film sociologico, o di denuncia", spiega Lazotti, anche sceneggiatore. E così a prevalere sono le psicologie: su tutte quella di Danilo, "un personaggio imploso - lo descrive Nigro - che pensa che 'i sentimenti non si dicono, si provano', ma che attraverso Katia troverà le parole".

Annunciato in uscita lo scorso maggio, il film è stato poi "rimandato": una scelta che ha permesso di partecipare - vincendo - ai festival di Montreal e Taormina (dove sono stati premiati anche i due protagonisti). Prodotto da Rosa Film in collaborazione con Facciapiatta e Rai Cinema, Dalla vita in poi esce in sala il 19 novembre, distribuito da 01 in circa 70 copie.

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