email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

CANNES 2011 Concorso / Francia

I contrasti sublimi di L’Apollonide

di 

I contrasti sublimi di L’Apollonide

Un talento cinematografico fuori dal comune: è quello che dimostra Bertrand Bonello con l'affascinante e sublime L’Apollonide [+leggi anche:
trailer
intervista: Adèle Haenel
scheda film
]
, presentato in concorso al 64mo Festival di Cannes (dall'11 al 22 maggio 2011). Girato quasi esclusivamente in un bordello di lusso parigino alla fine dell'età dell'oro, tra il 1899 e il 1900, il film riesce nel difficile compito di esaltare la bellezza della nudità e di esplorare la sessualità senza mai scadere nella pornografia, svelando con una grande forza suggestiva un mondo femminile misterioso.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
LIM Internal

Corsetti, sontuose svestizioni, ambientazione inebriante dove regnano "ordine e bellezza, lusso, calma e voluttà" (parafrasando Baudelaire e i suoi Fiori del male), camere i cui i muri rivestiti di velluto nero illuminano come uno scrigno le carni delle donne che vi portano a termine i loro affari: l'arte di Bertrand Bonello e della sua direttrice della fotografia Josée Deshaies si dispiega in un vero e proprio bagliore di colori contrastanti. Ma questo splendido "dipinto" sarebbe solo una delizia per l'occhio se non fosse veicolato da attrici notevoli, che rendono onore alla cura meticolosa con cui il regista le valorizza. Si dice che le interpreti abbiano lottato per partecipare a questo film dai mezzi finanziari limitati (3,8 M€, un budget derisorio se si considera la ricchezza offerta sullo schermo). Un'audacia ricompensata da ruoli molto forti, disegnati con piccoli tocchi e che distinguono in particolar modo Céline Sallette, l’italiana Jasmine Trinca, Alice Barnole, Hafsia Herzi, Adèle Haenel e Iliania Zabeth.

Diretto abilmente e rigorosamente dalla sua maîtresse (Noémie Lvovsky) con una cura particolare per la qualità delle prestazioni, l'igiene e i conti, L’Apollonide ospita e dà lavoro a una dozzina di prostitute (dai soprannomi evocativi), la maggior parte delle quali arrivano da altre case chiuse. Le ragazze sognano di saldare il debito con la loro padrona per ritrovare la libertà, ma non si fanno troppe illusioni e alternano notti di lavoro con giornate di riposo e di preparazione (pulizia, pasti consumati insieme in cucina, cure di bellezza, parrucchiere, vestizione).

Costruito in tre parti (il crepuscolo del XIX secolo, l'alba del XX e il finale), L’Apollonide fa la cronaca del quotidiano di queste donne intrappolate in una gabbia dorata, tracciandone un ritratto affettuoso. Attraverso il personaggio di una nuova arrivata, Bonello svela un po' per volta il funzionamento di questo universo chiuso, ma riserva anche qualche sorpresa, dal punto di vista musicale (pezzi contemporanei rock, Nights in White Satin) e visivo (titoli di testa, split screen, lume di candela, flashback, gioco di specchi). Pienamente riuscito nella forma e nella sostanza a dispetto di qualche lungaggine, il film, che apre un ampio spettro di analisi e interpretazioni, è innanzitutto una dichiarazione d'amore per queste donne, per le attrici e per il cinema.

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.