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FILM Francia

Intouchables: un "feel-good movie" su un incontro improbabile

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Intouchables: un "feel-good movie" su un incontro improbabile

Prendete il classico ingrediente delle commedie più riuscite, ossia le disavventure di due personaggi agli antipodi, aggiungete un pizzico di realismo sociale e il tema dell'handicap, e servite il tutto con attori al meglio della loro forma: è la ricetta, condita da influenze cinematografiche ben digeribili, di Intouchables [+leggi anche:
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di Olivier Nakache ed Eric Toledano. Per il loro quarto lungometraggio dopo Je préfère qu’on reste amis (2005), Nos jours heureux [+leggi anche:
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(2006) e Tellement proches [+leggi anche:
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(2009), il duo di registi sembra aver trovato l'equilibrio giusto tra la risata e l'emozione, l'intimo e lo spettacolare, l'umorismo per il grande pubblico e un minimo di delicatezza, il trattamento degli archetipi senza scadere nella caricatura.

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Questa alchimia, che deve molto ai suoi interpreti principali, il carismatico Omar Sy e François Cluzet (che domina il panorama attuale degli attori francesi con, fra gli altri, Ne le dis à personne [+leggi anche:
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, Le dernier pour la route [+leggi anche:
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, A l’origine [+leggi anche:
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e Les petits mouchoirs [+leggi anche:
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), offre al film un potenziale universale che non è sfuggito ai distributori di tutto il mondo. Sostenuto da un passaparola favorevole dopo la sua proiezione al mercato del film di Cannes, Intouchables è stato già venduto da Gaumont in oltre 40 paesi, stringendo un accordo con The Weinstein Company che si è aggiudicata i diritti per tutto il continente americano, Regno Unito, Scandinavia e Australia-Nuova Zelanda.

Il motivo di tanto favore? Il film è molto divertente ed è una favola (non senza asperità) che veicola valori positivi sull'amicizia e sulla possibillità di superare i propri limiti (vincoli di denaro, barriere socio-culturali, paure individuali…). Questa combinazione, che ha fatto il successo di tutte le grandi commedie che flirtano col melodramma, soprattutto americane, ma anche italiane (come Profumo di donna di Dino Risi), ha anche il suo marchio di autenticità, giacché la sceneggiatura firmata da Nakache e Toledano si ispira a una storia vera che i due avevano scoperto anni fa in un documentario.

L'incontro improbabile è un terreno di gioco dei contrasti formidabile, ma bisogna anche saper dare ad esso una forma efficace. E Intouchables ci riesce con Driss (Omar Sy), un uomo di colore grande, robusto, delinquente della banlieue, felpa con cappuccio e giacca di pelle, fan degli Earth Wind and Fire, e Philippe (François Cluzet), ricco tetraplegico che abita in un palazzo a Saint-Germain-des-Prés, amante della musica da camera e delle uova di Fabergé. Il secondo, esasperato dalla pietà che il suo handicap ispira agli altri, assume, con sorpresa generale, il primo come badante. Due classi sociali che non si sarebbero mai incrociate si scoprono e si arricchiscono a vicenda, non senza sconfinamenti spesso molto divertenti.

Dialogato estremamente bene, ritmato e di una fattura visiva senza difetti, Intouchables, che è il prototipo della commedia di successo, è un lavoro al limite della semplicità e della caricatura, un mix molto meno facile da concepire di quello che sembra. Il film mette anche Quad Productions (Nicolas Duval Adassovsky) sotto i riflettori dopo gli ottimi risultati in Francia e all'estero de Il truffacuori [+leggi anche:
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. E le avventure del duo Driss-Philippe, che Gaumont lancia nelle sale francesi il 2 novembre, sono lungi dall'essere terminate, giacché gli italiani di Medusa e i Weinstein hanno già acquisito i diritti per un remake.

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(Tradotto dal francese)

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