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FILM Francia

Dernière séance: un maniaco omicida con la passione per il cinema

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Dernière séance: un maniaco omicida con la passione per il cinema

Con tre lungometraggi, a partire dal 1999, Laurent Achard si è imposto come uno dei registi francesi più dotati. La qualità tecnica della sua regia e la potenza suggestiva dei suoi racconti lo pongono ben al di sopra della media dei suoi contemporanei. Ma il suo carattere ombroso e la sua fascinazione per le zone d'ombra della psiche umana non hanno facilitato il suo percorso in un'industria in cui i finanziatori hanno spesso la tendenza a preferire la sicurezza di soggetti più o meno formattati. Vincitore a Rotterdam nel 1999 con Plus qu'hier, moins que demain, premio della regia a Locarno e premio Jean Vigo nel 2006 con Le dernier des fous [+leggi anche:
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intervista: Laurent Achard
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, il regista è riuscito tuttavia a superare questi ostacoli alterando i codici del cinema di genere con l'affascinante Dernière séance [+leggi anche:
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(scoperto in competizione a Locarno l'estate scorsa), che sarà lanciato mercoledì 7 dicembre nelle sale francesi da Epicentre Films in 50 copie.

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Invitato dalla produttrice Sylvie Pialat (Les Films du Worso) a girare un film di piccolo budget (1,53 M€) per la serie "French Frayeur" di Canal +, Laurent Achard ha colto questa occasione per giocare con le regole del genere (i misfatti di uno "slasher", un assassino all'arma bianca) e confezionare un lungometraggio crepuscolare, che è anche un omaggio alla settima arte e una parabola sulla morte annunciata della sala cinematografica. Sylvain, l'anti-eroe di Dernière séance, fa il proiezionista e il cassiere all'Empire, un cinema d'essai di una piccola città di provincia, uno stabilimento che sta per chiudere ("non ci si guadagna più", spiega il proprietario). In cartellone: French Cancan di Jean Renoir, Last Days di Gus van Sant, Le Mécano de la General di Buster Keaton, Femmes, femmes di Paul Vecchiali, Betty di Claude Chabrol e La captive di Chantal Akerman.

Interpretato da un perfetto Pascal Cervo, complice fedele del regista, il protagonista vive nell'umido sottosuolo del cinema che ha trasformato in uno strano mausoleo, con i muri di cemento tappezzati di foto di vecchie star hollywoodiane. Un luogo di culto dedicato alle attrici che nasconde un drammatico rituale. La notte, Sylvain si nasconde sotto un ampio cappuccio e gira la città in cerca di vittime femminili che uccide (fuori campo) prima di tagliar loro un orecchio (strizzata d'occhio a Van Gogh di Pialat e a Velluto blu di Lynch) per recuperare i loro orecchini in memoria di un evento traumatico della sua infanzia (rivisitato in flashback con Karole Rocher nel ruolo della madre). Una personalità omicida parallela minacciata dalla prevista chiusura del cinema che Sylvain si ostina a ignorare, andando avanti con le proiezioni come se niente fosse, in un rifiuto della realtà che finirà con la tragica collisione tra le sue due identità.

Girato alla perfezione con la sobrietà limpida che caratterizza lo stile di Laurent Achard (camera calma, coinvolgenti primi piani, gioco sottile tra luce e oscurità, utilizzo astuto delle porte vetrate del cinema e del vetro appannato di un furgone dove viene commesso uno degli omicidi, colonna sonora particolarmente significativa durante le scene di violenza, ecc.), Dernière séance è una discreta dimostrazione di abilità cinematografica che poggia su una narrazione classica di genere (quando sarà smascherato l'assassino?). Ma la deliberata distanza dal realismo (non c'è nessuna indagine della polizia), la scelta di una psicologia minimalista e malinconica, e il gioco delle piste cinefile soggiacenti ne fanno un'opera sorprendente e un caso a parte, in linea con il lavoro del regista, cui ben calzano le parole di Jean Gabin in French Cancan (pronunciate in un estratto che appare in Dernière séance): "Nella giungla, gli animali si raggruppano in clan, famiglie. Io sono diverso". Nella speranza che Laurent Achard, che si presenta volentieri come "un piccolo soldato del mondo dello spettacolo", sappia trovare in futuro il modo di esprimere il suo talento con più mezzi a disposizione.

(Tradotto dal francese)

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