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USCITE Italia

Nadine Labaki: "Il cinema è un'arma non violenta per cambiare le cose"

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Nadine Labaki: "Il cinema è un'arma non violenta per cambiare le cose"

Arriva il 20 gennaio in 100 sale italiane distribuita da Eagle la commedia drammatica E ora dove andiamo? [+leggi anche:
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della libanese Nadine Labaki. Dopo il debutto a Cannes, il film ha vinto numerosi premi, tra cui il People's Choice Award del Toronto Film Festival e i critici USA lo hanno dato tra i favoriti alla nomination all'Oscar come miglior film straniero. "Questa improvvisa esposizione ci permette di sognare di poter avere, in futuro, un'industria cinematografica in Libano", dice la regista nell'incontro con la stampa a Roma.

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, vediamo delle donne che si oppongono alla violenza, portano un'energia positiva.

Nadine Labaki: L'intento del film non era dire che le donne porteranno sicuramente la pace; io volevo piuttosto parlare della mia, della nostra responsabilità nelle cose che accadono. Le guerre e i conflitti non sono solo colpa degli uomini, visto che sono conflitti che esistono in ogni parte del mondo, spesso dettati dalla paura. E allora mi sono chiesta, come donna e come madre, come potevo provare a fermare tutto questo, come potevo almeno dire a me stessa di averci provato. Il film parla di come una donna e una madre può fronteggiare l'assurdità dei conflitti; nel nostro paese abbiamo visto uomini che un attimo prima vivevano fianco a fianco, mangiavano lo stesso pane e respiravano la stessa aria, prendere le armi l'uno contro l'altro. A questa assurdità si deve reagire.

Il film è un mix di commedia musicale e dramma politico. Da dove deriva questa sua passione per la mescolanza dei generi?
Quando faccio un film io sogno un mondo diverso, ed è questo il senso del mio mescolare generi come la commedia, il ballo e il dramma. La risata e l'umorismo servono per affrontare una realtà come la nostra, questi conflitti sono così assurdi che non puoi fare a meno di prenderli in questo modo: ridere serve anche ad avviare un processo di guarigione, ad imparare dai nostri errori. Conosco tante donne che hanno perso i loro cari, che sono a lutto eppure continuano a mantenere il senso dell'umorismo, ad andare avanti col sorriso: dobbiamo imparare da loro. L'approccio che ho adottato in questo film non è realistico, non c'è un'ambientazione in un luogo o un periodo specifici: il conflitto mostrato avrebbe potuto verificarsi tra chiunque, anche tra due partiti o due squadre di calcio, è un conflitto che riguarda semplicemente gli esseri umani. L'aspetto musical, poi, mi ha consentito di aggiungere il tono fiabesco ad un film con un tema così importante.

Un ipotetico approdo a Hollywood, per lei, è un obiettivo o piuttosto qualcosa da evitare?
Se Hollywood mi permettesse di fare le cose che voglio fare, perché no. Comunque non mi interessa girare film più ampi o grandiosi, il mio scopo nei miei prossimi film è piuttosto fare esperimenti, flirtare con la realtà. Quello che ho sempre cercato di fare nel mio cinema è realizzare qualche cosa di fedele alla realtà, per poter quantomeno tentare di cambiarla; per far questo, le persone devono identificarsi con quello che vedono nel film, questo deve avere un impatto su quello che vivono nella loro vita. Io voglio che il cinema diventi una nuova arma, non violenta, per cambiare le cose. Forse è ingenuo pensarla così, ma voglio pensare di averci almeno provato.

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