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ROMA 2012 Apertura

Aspettando il mare di Kudhojnazarov apre il 7° Festival internazionale del film di Roma

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- Prodotto da Germania, Russia, Belgio e Francia, il nuovo film dell'autore di Luna Papa racconta il tentativo disperato di un marinaio di trascinare un relitto attraverso il deserto

Aspettando il mare di Kudhojnazarov apre il 7° Festival internazionale del film di Roma

Il Festival internazionale del film di Roma, evento popolare o di nicchia? E' la domanda che si stanno facendo in tanti, tra addetti ai lavori e visitatori, in questa giornata d'inaugurazione della settima edizione del festival capitolino (9-17 novembre). In attesa di vedere i film della selezione messa a punto dal nuovo direttore artistico Marco Muller (leggi l'intervista), c'è intanto un dato, anzi due: il primo è un 15% in meno di biglietti venduti ("ma un 30% in più di accrediti", ha specificato il presidente della Fondazione Cinema per Roma, Paolo Ferrari); il secondo è che la pellicola scelta per l'apertura, Aspettando il mare [+leggi anche:
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(Waiting for the Sea) del regista tagiko Bakthiar Kudhojnazarov, fuori concorso, è tutt'altro che un film popolare.

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Prodotto da Germania, Russia, Belgio e Francia, Aspettando il mare – secondo capitolo di una trilogia cominciata con Luna Papa, sulle regioni dell'Asia centrale – racconta il tentativo disperato di un marinaio di trascinare un relitto attraverso il deserto, alla ricerca del mare perduto. Interpretato da attori molto noti in Russia, un po' meno da noi (Egor Beroev e Anastasia Mikulchina), è una storia che mischia realismo magico, ecologismo (l'idea nasce da uno dei maggiori disastri ambientali del XX secolo, il prosciugamento del lago d'Aral, al confine tra Kazakistan e Uzbekistan) e ambientazione western, la cui forza risiede nella sua eccezionale potenza visiva: la vastità della steppa percorsa da cavalli e cammelli, il suolo bianco e arido, il bagliore del sale cristallizzato, gli scheletri arrugginiti delle navi abbandonate. Prima fra tutte, quella del Capitano Marat, che vediamo trascinata sulla terra arsa (ricordando molto l'altrettanto visionario Fitzcarraldo), in cerca del mare che si è ritirato portando via con sé affetti, lavoro e identità.

Ambientazione decisamente più europea, invece, per un altro film presentato in questa prima giornata del festival, quello che apre la nuova sezione CinemaXXI: l'opera collettiva Centro histórico [+leggi anche:
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di Aki Kaurismaki, Pedro Costa, Victor Erice e Manoel de Oliveira (leggi la news). Quattro sguardi, estremamente personali, sulla città portoghese di Guimarães, capitale europea della cultura 2012. Il segmento dell'inconfondibile Kaurismaki, con la sua ironia, i suoi volti segnati, la sua luce pittorica, è uno dei più riusciti e immediati, insieme forse a quello di Erice, che descrive, sotto forma di documentario, quello che rimane della più grande industria tessile d'Europa: la fissità delle interviste agli ex operai può alla lunga stancare, ma lo spunto da cui tutto prende forma (una vecchia fotografia scattata nella mensa della fabbrica agli inizi del Novecento) dà una forza istantanea al racconto, con quelle facce d'altri tempi che si voltano a guardare verso l'obiettivo. Il loro sguardo dice più di mille parole, e nessuno di quei lavoratori, uomini e donne, accenna un sorriso.

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