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FILM Italia

Tutto tutto, niente niente: Antonio Albanese si fa in tre

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- Il film di Giulio Manfredonia in 700 copie da giovedì 13: il comico lombardo interpreta tre personaggi grotteschi che ricordano da vicino i politici di oggi

Tutto tutto, niente niente: Antonio Albanese si fa in tre

Dopo una campagna di marketing virale che ha messo in campo un tour elettorale con tre candidati e delle false primarie con tanto di brogli elettorali, Fandango e il distributore 01 portano nelle sale Tutto tutto niente niente [+leggi anche:
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di Giulio Manfredonia  in ben 700 copie da giovedì 13. E' il seguito di Qualunquemente [+leggi anche:
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(16 milioni di euro d'incasso nel 2011) ma questa volta il personaggio del politico assai disinvolto Cetto La Qualunque, impersonato da Antonio Albanese, è affiancato da due coprotagonisti altrettanto squinternati anch'essi interpretati dal comico lombardo. Il primo, Frengo, sacerdote del culto delle sostante stupefacenti, è ripreso da un vecchio personaggio televisivo di Albanese. Il secondo, Olfo, è un leghista veneto secessionista e sfruttatore di mano d'opera al nero. Insieme vengono ripescati dalla galera e catapultati in Parlamento da uno spregiudicato Sottosegretario (Fabrizio Bentivoglio).  Un raffigurazione bizzarra ed eccessiva delle vicende politiche degli ultimi anni nel Paese.   

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Oltre alla comicità multiforme di Albanese, i punti di forza del film sono scenografie e costumi, che rimandano al mondo da fumetto, stralunato e grottesco, dell'attore-autore. "Abbiamo provato a creare una chiave d'accesso al mondo di Antonio Albanese", spiega a Cineuropa il regista Manfredonia. "Qualsiasi personaggio abbia inventato e impersonato nella sua carriera, partiva dall'osservazione del reale e passava poi attraverso una lente deformante. Crediamo di aver trovato la strada giusta.  Antonio è l'unico che ti permette di liberarti dal vincolo del realismo. Altre cinematografie ci hanno provato con grandi risultati, vedi Il mondo di Amelie". Partendo dalla sceneggiatura di Albanese e Piero Guerrera, il regista ha lavorato a lungo con lo scenografo Marco Belluzzi e il costumista Roberto Chiocchi.  Il direttore della fotografia Roberto Forza ha reso tutto più iper-irreale attraverso lenti grandangolari. 

Manfredonia rifiuta l'etichetta dell'antipolitica per il suo film. "Un certo tipo di personaggi, non solo politici, sono ridicoli, ignoranti, inaccettabili. Volevamo dire ai ragazzi che hanno enormi potenzialità e non devono farsi condizionare da figure di questo tipo". Con i suoi spettacoli teatrali Albanese lavora da molto tempo sui temi caldi del secessionismo, il razzismo, la volgarità di un mondo basato solo sull'economia di mercato.  Nel film è molto accentuato il ruolo subalterno della donna. I tre personaggi del film, spiega, "sono ridicoli anche per le loro posizioni mostruose nei confronti delle donne. È il mio modo, anche aggressivo, di denunciare mentalità e comportamenti inauditi".  E a chi obietta che la situazione è troppo drammatica per affrontarla con le caricature. regista e attore rispondono che l’ironia "muove energia, fa riflettere, crea poesia".  

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