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KARLOVY VARY 2013

Karlory Vary a 11.6 gradi

di 

- Philippe Godeau ha partecipato al 48mo festival del film internazionale di Karlory Vary con 11.6, suo secondo film da regista che concorre nella competizione ufficiale

Karlory Vary a 11.6 gradi

Il veterano produttore del cinema francese Philippe Godeau ha partecipato al 48mo Festival del Film Internazionale di Karlory Vary con 11.6 [+leggi anche:
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, suo secondo film da regista che concorre nella competizione ufficiale dopo essere uscito sugli schermi francesi lo scorso aprile.

Il film è un libero adattamento dal libro della giornalista Alice Géraud-Arfi che racconta la storia di un personaggio reale e singolare che ha occupato le cronache francesi nel 2009. Toni Musulin (incarnato da François Cluzet) è una guardia di sicurezza da dieci anni quando decide di dirottare il suo furgone blindato contenente 11,6 milioni di euro. Il lionese finisce per consegnarsi alla polizia qualche giorno dopo e il bottino viene ritrovato con 2,5 milioni in meno. Musulin ha sempre negato di sapere dove si trovi il denaro… Considerato come un eroe nazionale che ha osato sfidare le banche in piena crisi finanziaria, l'ex guardia, oggi in carcere in regime di isolamento, gode di una inaspettata notorietà.

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Per Philippe Godeau, non si trattava di realizzare un film d'azione incentrato su una rapina spettacolare. Il regista si interessa più all'uomo taciturno dalla fedina penale immacolata, apparentemente al di sopra di ogni sospetto e che un giorno sceglie il banditismo per lanciare una sorta di messaggio. Se il film sottolinea chiaramente l'ironia machiavellica di Musulin, lascia in ombra troppi punti per creare un vero enigma intorno a questo individuo al contempo disorientato nella sua vita personale (che condivide vagamente con la sua compagna interpretata dall'attrice Corinne Masiero, vista in Louise Wimmer [+leggi anche:
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) e abilmente calcolatore.

Questo ultimo aspetto dà tutta la sua forza al film, che costruisce la sua suspense durante la fase di preparazione dell'atto criminale lasciando volutamente un velo semi opaco sulle vere intenzioni del protagonista, che non sono svelate. "Non sono un Robin Hood", dichiara Musulin. Pertanto, nella scena che lo vede caricare enormi sacchi di banconote (i ricchi) nel portabagagli di un piccolo furgone da povero, il pubblico gioisce della sua appartenenza al secondo clan.

 

(Tradotto dal francese)

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