email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2013 Concorso

Miss Violence : Omertà familiare

di 

- È un dramma familiare assai cupo e provocatorio a rappresentare la Grecia alla 70a Mostra di Venezia…

Miss Violence : Omertà familiare

Quando il regista greco Alexandros Avranas si cimenta con il valore della famiglia lo fa con un realismo sordido. Miss Violence [+leggi anche:
trailer
intervista: Alexandros Avranas
scheda film
]
, secondo film dopo quel Without apprezzato in Grecia, è incentrato sul padre di una famiglia numerosa che ha trovato un modo poco ortodosso di sfruttare il valore dei suoi componenti. In concorso ufficiale alla 70a Mostra del cinema di Venezia, Miss Violence solleva numerose questioni, a cominciare dalla possibile gratuità della violenza fisica e psicologica che è il cuore del film.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

L’altro cuore malato della storia sono i soldi. Anche la crudeltà, quindi, potrebbe essere messa sul conto della crisi economica. Bisognerebbe risolversi a pensare che l’economia greca finisca per generare la derisione per mezzo dell’assurdo (secondo l’esempio del cinema di Yorgos Lanthimos) oppure, cosa più preoccupante, mostri come questo pater familias, autentico padre padrone che impone la disciplina schiavizzando la sua discendenza. I concetti di svalutazione e degrado sono ben presenti nella sceneggiatura, che abbonda di scambi monetari al ribasso. Dapprima li incontriamo nella freddezza amministrativa (una figlia in meno riduce gli assegni familiari di 170 euro) e poi hanno per effetto un’apatia generalizzata: l’orrore per vivere, l’omertà per sopravvivere.

La storia esordisce con gli auguri di buon compleanno. Il giorno in cui compie undici anni, la piccola Angeliki si butta dal balcone di casa per trovare la morte sul marciapiede di sotto. Il suicidio richiama l’attenzione dei servizi sociali sulla famiglia, composta di una coppia di nonni, delle loro due figlie e dei due nipoti che rimangono. Nel ruolo del nonno Themis Papou finge in modo convincente, dietro la facciata liscia e affettata che deve esibire per lasciare al suo posto il velo delle apparenze e sabotare l’inquisizione degli ispettori. In teoria, nulla lascia supporre che questa famiglia modesta e ben educata sia in realtà tormentata dal segreto e dall’egemonia di un maniaco del controllo dai valori quantomeno discutibili. Violenza coniugale, incesto, prostituzione, sudditanza psicologica, pedofilia, l’elenco dei capi di imputazione è lungo, ma nella prima ora del film Avranas dà prova di raffinatezza narrativa limitandosi a suggerire gran parte di questi elementi e confondendo le tracce della genealogia familiare.

Una volta rotto il guscio protettivo, il pubblico si ritrova preso in ostaggio dalla cinepresa, che si fa meno pudica, e il piano sequenza con lo stupro di gruppo dell’adolescente liquida una volta per tutte ogni presunzione che si tratti di suggestione. Da quel momento l’obiettivo diventa sempre più invadente e il film percorre in fretta diversi gradi di perversità per concludere con una più classica discesa agli inferi e un epilogo atteso.

Anchese Miss Violence sposta ulteriormente i confini della decenza in materia di famiglie disfunzionali, il suo finale può essere interpretato come un sussulto di speranza che fa uscire dall’inerzia del contesto. Se si tratta di un messaggio rivolto ai Greci, che pensare di quella porta subito chiusa a doppia mandata su un nuovo segreto tra le mura di casa?

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy