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SAN SEBASTIAN 2013 Concorso

Mon âme par toi guérie: un dono irrazionale

di 

- François Dupeyron firma un film originale e penetrante, brillantemente interpretato da Grégory Gadebois nel ruolo di un guaritore suo malgrado

Dalle prime note distorte di Future Is Now di Nina Hagen sulle immagini di una moto ruggente che lambisce le rive di un mare soleggiato, Mon âme par toi guérie [+leggi anche:
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di François Dupeyron, presentato ieri in prima mondiale in concorso al 61mo Festival di San Sebastian, colpisce gli animi. E proprio di animi e di irrazionale si tratterà in questo film originale e ben riuscito. Freddy, il protagonista, incarnato con intensità ideale da Grégory Gadebois (César 2012 della miglior promessa per Angèle et Tony [+leggi anche:
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), possiede in effetti un dono di guarigione nelle mani, un talento che gli avrebbe trasmesso la madre defunta cinque settimane prima, a inizio film. Chiaramente "non è una scienza esatta", come sottolinea il padre di Freddy, vedovo disilluso ("non ho più voglia di lavorare;  ho cominciato a 14 anni; non mi sono mai guardato intorno. Non fare come me. Non contare sugli altri!") interpretato da Jean-Pierre Darroussin.

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Bisogna dire che François Dupeyron ambienta il suo racconto in un contesto molto popolare, una sorta di quarto mondo francese in cui si vive in roulotte, lattine di birra alla mano, a pochi chilometri dal glamour della Promenade des Anglais nizzarda. Un contesto di operai (Freddy pota gli alberi), di disoccupati, di divorziati scorbutici e di bambini abbandonati a se stessi, il tutto in un'atmosfera che trasuda una sorta di sventura sociale accompagnata nondimeno da una certa solidarietà propria degli svantaggiati. Un ambiente che il regista dipinge con grande esattezza, flirtando con il tragicomico, senza cadere nel miserabilismo.

Di questo dono di guarigione che gli spetterebbe per eredità, Freddy non ne vuole sapere. Non ha voglia di avere presentimenti, di sentire le voci, di essere sommerso dalle visioni, tutto un corteo di stranezze ("La notte sogno che il cielo mi guarda e ho paura") che si accompagna a puntuali crisi epilettiche che vive come buchi neri dai quali ogni volta riemerge con l'impressione di aver perso qualcosa. Ma un incidente e il senso di colpa lo costringono a esercitare finalmente il suo potere e i pazienti cominciano ad accalcarsi davanti alla porta della sua roulotte con le loro aspettative, le loro angosce, i loro segreti. Freddy incontra anche Nina, una donna spezzata (Céline Salette, perfetta nei panni di alcolizzata mondana avvezza allo champagne) che lo attira in modo irresistibile, ma la cui sete di autodistruzione potrebbe rivelarsi più forte del suo dono di guarigione…

Da questa "love story" deviata al rapporto tra Freddy e i suoi prossimi (suo padre, sua figlia adolescente, la coppia di vicini incarnata da Marie Payen e Philippe Rebbot), fino agli scambi tra il guaritore e i suoi clienti disperati, François Dupeyron esplora la solitudine umana con grande intensità, senza cedere a tentazioni moralizzatrici né ai partiti presi (pro o contro l'irrazionale? Verità o superstizione?). Il cineasta analizza con un realismo penetrante la necessità di credere in qualcosa di positivo che si impossessa dei suoi personaggi nonostante il grigiore che li circonda. Un trattamento sottile del tema mistico che il regista riesce a restituire con grande forza anche grazie al carisma dei suoi interpreti, a una colonna sonora che si impone come un vero e proprio personaggio del film (le musiche sono firmate da Vanupié, Roman Reg, gli Swingsons) e al lavoro eccezionale di Yves Angelo alla direzione della fotografia. Al netto di qualche piccolo difetto, Mon âme par toi guérie si rivela un'opera di grande qualità che lascia francamente perplessi sui criteri di scelta degli investitori TV, conoscendo le grandi difficoltà incontrate da Dupeyron per finanziare il suo progetto (leggi la news). Si spera che questo film guarisca anche i responsabili dei pre-acquisti…

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(Tradotto dal francese)

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