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FILM Slovenia

Home: la casa di nessuno

di 

- Il film di Metod Pevec ha vinto sia il Premio per il miglior documentario che il Premio del pubblico al Festival del Film Sloveno a Portorose

Home: la casa di nessuno
Home di Metod Pevec

In un sobborgo di Lubiana, Moste, una parte della città della classe operaia, vi è un grande edificio grigio a cinque piani. Il triste cubo dell’era comunista, scosso più volte al giorno dal rumore dei treni che attraversano la stazione ferroviaria vicina, è la casa degli operai. La maggior parte dei suoi 19 inquilini sono vecchi operai di una ditta di costruzioni Vegrad che è andata in bancarotta circa due anni fa. Tuttavia ha realizzato un posto in cui tutti gli operai potessero vivere poiché, anni prima, la maggior parte veniva dalla Bosnia, e adesso pagano l’affitto per un letto e i servizi in comune; intanto non hanno ancora ricevuto lo stipendio che va dagli 8000 ai 19000 euro dall’ex ditta.

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Questa struttura che nessuno dei suoi abitanti chiama casa è l’ambientazione di Metod Pevec per il suo nuovo film, Home [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, che ha avuto la sua prima mondiale nella competizione documentari di Sarajevo e di recente ha vinto il Premio per il miglior documentario e il Premio del pubblico al Festival del Film Sloveno a Portorose (leggi l’articolo).

Oltre ai Bosniaci di mezza età, la casa ospita anche adolescenti con problematiche familiari, che occupano un piano posseduto dal ministero dell’Istruzione; la maggior parte di loro sono ragazzine.

Pevec ha trascorso due anni qui per girare il proprio film e ciò gli ha permesso di avvicinarsi sempre di più ad alcuni dei 25 intervistati che hanno partecipato al film, e ottenere confessioni forti e intime che contraddistinguono questo documentario dalle tante opere simili socialmente orientate che si vedono nei festival o in TV ogni anno.

Oltre a quella di uno degli operai che il regista ha seguito a casa sua in un villaggio bosniaco dove sentiamo che lui e sua moglie hanno vissuto separati per trent’anni, la storia più toccante è quella di una delle teenager finita nell’edificio perché suo padre ha lasciato la famiglia e sua madre abusava di lei. L’interesse della ragazza per i cavalli e la fotografia, e le sue storie di un amore turbolento tipico della sua età suscitano all’interno del film un sentimento di amore per l’umanità.

Sebbene si tratti di un tipico documentario con teste parlanti, è avvincente e molto facile da seguire. Le transizioni fluide tra un’intervista e l’altra fungono da collante tra lo spettatore e lo schermo, e mentre commercialmente parlando l’habitat naturale per il film sarebbe la TV, un’esperienza cinematografica ripaga lo  sforzo di Pevec: lo spettatore si sente fortemente connesso con i protagonisti come se ascoltasse le storie di persona, in quella grande casa grigia vicino la stazione ferroviaria. 

Home è una produzione della Vertigo di Lubiana, che possiede anche i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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