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LES ARCS 2016

Patients: "Il tuo handicap sarà la tua prima identità"

di 

- Grand Corps Malade e Mehdi Idir firmano un’opera prima formidabile, di grande giustezza, divertente e commovente

Patients: "Il tuo handicap sarà la tua prima identità"
Pablo Pauly e Yannick Renier in Patients

"Dovete cominciare a capire che la vostra vita non sarà mai più come prima". Lo sportivo Benjamin, 20 anni, apre gli occhi in ospedale dopo un’operazione subita a seguito di un incidente: un tuffo per divertirsi, una notte, in una piscina non sufficientemente riempita d’acqua. Colpito alla cervicale, è ormai tetraplegico, inchiodato a un letto, con incerte possibilità di recuperare la sua sensibilità e la sua mobilità. Una disavventura crudele realmente accaduta in gioventù al celebre poeta slammer Grand Corps Malade che ha raccontato la sua riabilitazione nel libro che ora porta sullo schermo in Patients [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, un film eccezionale per giustezza e vitalità, al contempo molto divertente e profondamente commovente, co-diretto con Mehdi Idir.

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Voltando sistematicamente le spalle a ogni eccesso di sentimentalismo o deriva melodrammatica, questa opera prima diretta al grande pubblico (nel senso buono del termine) irradia una semplicità sana e un’enorme umanità nel trasmettere il messaggio di trascendenza e amicizia che si sviluppa nell’estrema difficoltà, senza mai sottrarsi alla durezza implacabile della realtà fisica e psicologica con cui si confrontano, senza un momento di tregua e con un grosso punto interrogativo per il futuro, i cinque giovani protagonisti del film. Un’incredibile lezione di vita, attraverso uno sguardo forte e lucido sull’handicap, che ha totalmente ammaliato il pubblico alla sua proiezione in apertura fuori concorso dell’8° Festival del Cinema Europeo di Les Arcs.

Al grido di un infermiere ("di chi è questo tetraplegico?") in apertura di film, Patients racconta il soggiorno di un anno di Ben (Pablo Pauly) in una clinica di riabilitazione e fa un ritratto impeccabilmente verace delle diverse tappe del lungo percorso verso "la verticalizzazione", ossia il tenersi in piedi. Un obiettivo che è quasi un sogno inaccessibile quando si comincia a cercare di avvicinare il proprio pollice alla punta dell’indice, si è nutriti e lavati come un bebè e "il tempo non scorre come prima". Ma i progressi (afferrare un telecomando o passare il sale in mensa, guidare una sedia a rotelle lungo gli interminabili corridoi che costituiscono la location principale del film, posare un piede davanti all’altro con l’aiuto di sbarre parallele, ecc.) sono fonti di gioia più intense della paura di fallire, la noia della vita in ospedale, le idee cupe e l’angoscia per il futuro. E Ben, con la sua forza di volontà e l’acuto senso dell’autoironia, troverà sulla sua strada dei compagni di sventura che lo affiancheranno e sosterranno: Farid (Soufiane Guerrab), Toussaint (Moussa Mansaly), Steve (Franck Falise), Eddy (Rabah Ait Oufella) e la bella Samia (Nailia Harzoune). Una piccola falange di diversità ("dove sono i borghesi, i Pierre-François?") saldata da un umorismo nero senza concessioni che non impedisce di far emergere la dimensione drammatica di queste vite appese a speranze molto fragili.

Ottimi interpreti giovani, regia sobria, montaggio creativo per accelerare il tempo, forza emotiva mirabilmente contenuta, ritratto sociale della banlieue parigina, immersione meticolosa nell’ambiente medico, racconto di una lotta personale e collettiva per vivere e sopravvivere all’handicap: Patients adempie brillantemente al suo proposito di tragicommedia alimentata da un realismo inattaccabile. Una scommessa vinta nel suo insieme per un film che inietta una luce salvatrice nell’oscurità e che troverà senza dubbio una ben meritata ricompensa al box-office.

Prodotto da Mandarin, Patients sarà distribuito il 1° marzo nelle sale francesi da Gaumont, che vende anche il film all’estero.

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(Tradotto dal francese)

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