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CINÉMA DU RÉEL 2017

Atelier de conversation: al centro della multiculturalità

di 

- Presentato in apertura al festival Cinéma du Réel, il film di Bernhard Braunstein s’immerge al centro del dialogo tra le numerose nazionalità presenti a Parigi

Atelier de conversation: al centro della multiculturalità

Sono 13, seduti in cerchio su delle semplici sedie di plastica rosse in una stanza isolata della Bibliothèque publique d’information, al centro Pompidou di Parigi. Queste donne e questi uomini provenienti da ogni angolo del mondo e appartenenti ad ogni strato sociale, sono arrivati in Francia da appena qualche mese o ci vivono da diversi anni. Una panettiera giapponese, dei richiedenti d’asilo siriani e afgani, un ex giudice turco, una studentessa di economia e commercio cinese, un calligrafo iracheno, un insegnante di inglese commerciale britannico che lavora in una banca, curdi, brasiliani, argentini, peruviani, colombiani, honduregni, messicani, americani, indiani, srilankesi, coreani, taiwanesi, algerini, ghaneani, malgasci, nigeriani, spagnoli, italiani, tedeschi, svizzeri, albanesi, lettoni, cechi, bulgari, croati … Ogni settimana, dei piccoli gruppi si riuniscono al Beaubourg per praticare il francese durante delle sessioni organizzate da un animatore. È al centro di questa torre di Babele culturale che si è immerso con delicatezza Bernhard Braunstein (già noto grazie a Benevolent Dictator e al film sperimentale Sleeping Image, realizzato in collaborazione con Lucile Chaufour) per il suo documentario Atelier de conversation [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
che ha aperto in anteprima mondiale la 39e edizione del festival Cinéma du Réel.

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Il film è basato su un dispositivo cinematografico molto semplice ed è alimentato da piani fissi individuali. Attingendo alle sei sessioni di questi scambi intervallati da immagini che dal luogo di studio si aprono poco a poco sulla biblioteca che lo circonda, per finire poi su una vista panoramica di Parigi (metafora di queste personalità che escono dalla solitudine per scoprire la vastità del mondo), Atelier de conversation si articola intorno a degli argomenti di discussione ad ogni sessione: la presentazione delle identità degli uni e degli altri, “i clichés e gli stereotipi legati ad ogni paese”, “la percezione della crisi economica”, la questione di sapere se ci sono “dei mestieri per gli uomini e dei mestieri per le donne”, “ciò che manca quando si vive in un altro paese”, “l’amore”. Ognuno dà la sua opinione, in un francese più o meno esitante, e la diversità culturale mondiale è, per i partecipanti, l’occasione per scherzare insieme ma anche per prendere pienamente coscienza dell’asperità della vita. Analisi interessante della capitale francese e della Francia vissute dal punto di vista degli stranieri, il film mostra soprattutto come i sentimenti più semplici, la sensazione di solitudine in una città sconosciuta, la nostalgia del proprio paese e della propria famiglia, e la necessità vitale di comunicare, siano condivisi da tutti. Una costatazione che il regista fa nascere con pudore, dilungandosi sui volti, senza cercare di incastrare i momenti forti uno dietro l’altro, e lasciando che emerga da solo un microcosmo di uguaglianza e di fraternità a riflesso del macrocosmo del mondo.

Atelier de conversation è stato prodotto dagli austriaci di Schaller 08 in collaborazione con i francesi di Supersonicglide, con la partecipazione della BPI e di Land Salzburg Kultur.

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(Tradotto dal francese)

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