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VISIONS DU RÉEL 2017

La Fureur de voir, il cinema come sesto senso

di 

- Il secondo lungometraggio di Manuel von Stürler, in competizione a Visions du Réel, ci permette di vedere il mondo con occhi diversi, lontano da un’ipotetica e ironica “normalità”

La Fureur de voir, il cinema come sesto senso

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(presentato in prima mondiale alla Berlinale e designato miglior documentario 2012 dall’Accademia europea del cinema) il regista svizzero Manuel von Stürler affronta nuovamente il genere documentario con La Fureur de voir [+leggi anche:
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, presentato in prima mondiale (competizione lungometraggi) a Visions du Réel.

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La Fureur de voir è un viaggio sensitivo verso territori sconosciuti che prende vita grazie al potere del cinema. Qual’è la realtà? Come essere certi che quello che percepiamo con i nostri sensi, soprattutto attraverso il prisma della vista, corrisponde alla realtà nella sua globalità? Queste e altre domande sono sollevate da Manuel von Stürler che diventa guida indispensabile in un mondo fatto esclusivamente di sensazioni, istintività e disorientamento. La Fureur de voir ci fa riflettere sul concetto di “normalità” in un mondo sempre più confuso e complesso. La realtà si svela, attraverso lo sguardo (“imperfetto”) del regista in tutte le sue molteplici e misteriose diversità.

Confrontato sin dall’infanzia al rischio di cecità, Manel Von Stürler vive nell’attesa che questa terribile sentenza sia pronunciata. Grazie al suo “furore di vedere” (traduzione del titolo del film) questa paura sembra esorcizzata, affrontata di petto malgrado la difficoltà di dare un volto (in questo caso delle immagini) all’angoscia che lo attanaglia. Come definire il buio, il nulla, quando la cecità ci priva improvvisamente di luce e colori? I non vedenti vivono davvero come molti pensano nell’oscurità, un concetto pressoché impossibile da descrivere, o forse questa non è che assenza, colmata in modo quasi magico dagli altri sensi? Le testimonianze di vari esperti, medici o semplicemente persone che con la cecità devono conviverci, ci aiutano a riflettere sulla questione aprendoci la porta verso un mondo affascinante e incredibilmente misterioso. Manuel Von Stürler si confronta con il proprio vissuto personale regalandoci al contempo una riflessione universale sulla diversità. La sua è una ricerca introspettiva che lo fa viaggiare dal passato (la sua infanzia) al presente (l’angoscia legata alla sua malattia), accompagnato da una serie di personaggi toccanti, brillanti, animati da una speranza quasi irreale. La sua traiettoria personale si intreccia con quella dei suoi personaggi in un andirivieni calibrato (costruito attraverso un accurato lavoro di montaggio) tra introspezione e apertura verso il mondo.

La voce del regista ci guida, fecendoci vedere quello che non può e non vuole mostrarci attraverso le immagini. L’uso della camera soggettiva gli permette di essere presente nel film senza però imporsi fisicamente, come un fantasma di cui si percepisce la presenza senza però poterne carpire le sembianze. Questa scelta estetica per certi versi estrema distoglie l’attenzione dal racconto personale senza però farlo passare in secondo piano. Lo sguardo di von Stürler è tradotto attraverso il mezzo filmico che diventa personaggio a sé stante, guida e sostegno necessario. I personaggi sembrano ipnotizzati dallo sguardo del regista che li osserva attraverso l’ “occhio meccanico” (della camera/cinepresa), sorta di sostituto bionico della propria vista. E se quello che vediamo non fosse in realtà che pura soggettività? È possibile condividere il “nostro” mondo con gli altri oppure siamo condannati a vivere in uno stato di impercettibile solitudine? Al pubblico il compito di rispondere a queste domande.

La Fureur de voir è prodotto da Bande à part Films, Les Films du Tambour de Soie, RTS, SRG SSR. I diritti internazionali appartengono a Bande à part Films.

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