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VENEZIA 2017 Giornate degli Autori

L’equilibrio: oltre la paura

di 

- VENEZIA 2017: Vincenzo Marra presenta il suo quarto lungometraggio di finzione, incentrato sulla lotta quotidiana di un sacerdote in un territorio difficile, la Terra dei fuochi nel napoletano

L’equilibrio: oltre la paura
Mimmo Borrelli e Giuseppe D'Ambrosio in L’equilibrio

Una pistola puntata alla gola di un prete: è l’immagine shock che campeggia sulla locandina del nuovo film di Vincenzo Marra, L’equilibrio [+leggi anche:
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, in concorso alle 14. Giornate degli Autori. Dopo avervi partecipato nel 2006 con L’udienza è aperta, nel 2012 con Il gemello [+leggi anche:
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e nel 2015 con La prima luce [+leggi anche:
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, il cineasta napoletano, che nella sua filmografia alterna documentari a film di finzione, torna per la quarta volta nella sezione parallela e autonoma della Mostra di Venezia con il racconto della parabola di un sacerdote che opera in un territorio difficile, vorrebbe raddrizzarne le storture, ma che nello scontrarsi con la dura realtà si ritrova a rischiare seriamente la vita. 

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Mantenere l’equilibrio: è il precetto che Don Giuseppe (un solenne e centratissimo Mimmo Borrelli), sacerdote campano con un passato da missionario in Africa, si sente ripetere quando torna a operare in una diocesi nella sua regione, in un paesino della famigerata Terra dei fuochi, nel napoletano. Glielo raccomanda il vescovo (Paolo Sassanelli) che gli ha concesso il trasferimento (richiesto dallo stesso Don Giuseppe come rimedio a una crisi di fede), e glielo raccomanda soprattutto il prete che andrà a sostituire, Don Antonio (Roberto Del Gaudio), che si batte contro la piaga dei rifiuti tossici e per questo è amato e rispettato da tutti. Ma battendo quotidianamente il territorio, Don Giuseppe si rende presto conto che, per quanto importante e legittima, la lotta di Don Antonio ha come contraltare una serie di questioni lasciate irrisolte. Come quella relativa agli abusi su una bambina, sui quali il sacerdote ha deciso di tenere un occhio chiuso, per il bene della comunità.

Intervenire o accettare il compromesso? Salvare l’individuo o proteggere la collettività?  Il film mette in scena lo scontro ideologico e spirituale tra i due preti e le conseguenze delle loro diverse visioni, ma soprattutto il dramma quotidiano di Don Giuseppe davanti ai muri di gomma che incontra. Grazie all’utilizzo esclusivo dei piani sequenza, Marra si attacca a Don Giuseppe, che è presente dalla prima all’ultima scena del film, e lo segue nelle sue visite nelle case e negli ospedali dove porta aiuto e conforto, nella sua lotta per dare ai più piccoli un posto dove giocare (“per me la priorità sono i bambini”), ma anche nei suoi approcci con la malavita locale, per la quale comincia a diventare sempre più scomodo. 

Come un Cristo votato al martirio, il protagonista vince la paura, non si piega, si fa monumentale. Ma lasciato da solo, abbandonato da tutti, in una terra persa che si regge sui suoi discutibili equilibri, la missione di Don Giuseppe diventa sempre più impossibile. “Volevo solo essere un buon sacerdote” è la frase che racchiude l’essenza di questo personaggio, la sua integrità. Un dramma sobrio, composto, un film che era nato come un documentario e che poi, per le pressioni ricevute dal regista e gli ostacoli incontrati sul territorio, si è dovuto trasformare in altro, in finzione. Una finzione che però straborda verità, e che lascia lo spettatore con molte, necessarie domande. 

L’equilibrio è prodotto da Cinemaundici e Lama Film con Rai Cinema e Ela Film, e sarà distribuito da Warner Bros. Pictures Italia il 21 settembre. Le vendite internazionali sono affidate a Intramovies.

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