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VIENNALE 2017

Ramiro, l’entusiasmante vita di un poeta frustrato e “bloccato”

di 

- Manuel Mozos esplora il tropo della paralisi dello scrittore in modo sincero e innovativo con il suo nuovo film proiettato alla Viennale

Ramiro, l’entusiasmante vita di un poeta frustrato e “bloccato”
António Mortágua in Ramiro

Gli artisti, gli scrittori e i poeti, e in particolare quelli senza successo, sono rappresentati spesso in maniera crudele nei film. Sono sempre i personaggi peggiori: eccentrici, folli, inclini ai conflitti o, in qualche modo pigri, depressi e in perpetua convivenza con il blocco dello scrittore. Per quelli di successo, invece, la depressione e il blocco artistico sono sostituiti da un comportamento spocchioso e senza scrupoli e da un ego smisurato. Il protagonista di Ramiro [+leggi anche:
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, il nuovo film di Manuel Mozos, alla sua prima internazionale alla Viennale, è fortemente caratterizzato dai vecchi stereotipi, cosa che invece non si può dire per il film.

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Ramiro, interpretato da un meravigliosamente impassibile António Mortágua, al debutto in un film di finzione, non scrive nulla da anni e guadagna il necessario per vivere e per soddisfare il suo alcolismo gestendo una libreria. All’inizio, viene mostrato nel suo appartamento buio, mentre “litiga” con un programma televisivo dedicato a un suo collega che ha avuto un maggior successo, Saavedra. Dopo, lo si vede al lavoro, dove cerca goffamente di raggirare un cliente abituale di nome José (Amérigo Silva di Le mille e una notte [+leggi anche:
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) e infine con la sua ex moglie Patricia, ancora attratta da lui, (Sofia Marques), con il suo editore e con i suoi amici al club di lettura e nei locali. In seguito, capisce più chiaramente la ragione del suo fallimento artistico: nonostante il suo talento, di fatto, non si impegna abbastanza e con la necessaria disciplina in quello che fa e non ha la motivazione per dare tutto se stesso per qualcosa che non rientra nella sua piccola routine.

Le sole persone di cui si preoccupa sono l’anziana vicina Amélia (Fernanda Neves), che si sta riprendendo da un infarto, sua nipote Daniela (l’attrice televisiva emergente Madalena Almeida, scelta perfetta per la parte), liceale incinta, e la professoressa di Daniela, Isabel (Cristina Carvalhal), sulla quale cerca di fare colpo. Daniela è stata cresciuta nella convinzione di essere orfana. Tuttavia, suo padre Alfredo (Vítor Correia, Hay Road [+leggi anche:
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) è vivo e sta scontando una lunga pena per aver ucciso la madre. Ramiro è curioso di conoscerlo e si pone come obiettivo quello di far incontrare padre e figlia. E, chi lo sa, magari questo potrebbe far riemergere la sua vena creativa per cominciare nuovamente a scrivere.  Ma la vita ha altro in serbo per lui, ovvero dei colpi di scena degni di una soap opera che ricordano la telenovela trasmessa dalla televisione di Ramiro che fa da sfondo durante tutto il film.

Inizialmente, pare che Mozos ricicli qualcosa di già visto, Woody Allen o Alex Ross Perry, e gli schemi che caratterizzano la commedia dell’assurdo riguardanti il mondo della letteratura. Anche la scelta di proporzioni strette, 4:3, e la simulazione digitale di un effetto 16 mm sgranato non sono novità (nonostante ci stiano bene). Tuttavia, ci sono elementi positivi che riscattano la pellicola. L’apatia assoluta del personaggio principale è difficile da scrivere e da recitare in maniera irresistibile, gli sceneggiatori Telmo Churro e Marana Ricardo, insieme ad António Mortágua, hanno fatto un grande lavoro. È piacevole l’imprevedibilità delle melodrammatiche sottotrame.

Soprattutto, Ramiro è un film di grande sincerità che può essere considerato come una sorta di piccola e divertente autobiografia di Manuel Mozos, regista abile e raffinato che con la sua “poesia” non ha mai sfondato e che quindi ha fatto lavoretti di montaggio per due dozzine di film e lavorato come archivista cinematografico.

Ramiro è un film portoghese prodotto dalla O Som e a Fúria, la quale ne gestisce anche le vendite.

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(Tradotto dall'inglese da Michael Traman)

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