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CANNES 2018

La Croisette nel mirino

di 

- Favoriti, outsider, probabili, possibili: qualche pista nella vasta nebulosa degli aspiranti al 71° Festival di Cannes (dall’8 al 19 maggio)

La Croisette nel mirino
(sx-dx) Nuri Bilge Ceylan, Paolo Sorrentino, Mike Leigh, Asghar Farhadi, László Nemes, Jacques Audiard, Olivier Assayas, Alice Rohrwacher e Mia Hansen-Løve

Mentre il 68° Festival di Berlino volge al termine, tutti i professionisti dell’industria cinematografica mondiale puntano gli occhi sull’evento principe della settima arte internazionale: il 71° Festival di Cannes (dall’8 al 19 maggio). Come sempre, le ipotesi corrono sulla selezione che il delegato generale Thierry Frémaux svelerà ad aprile, ma si può già dire che l’edizione 2018 ha sulla carta contorni scintillanti, rendendo ancora più emozionante la caccia alla Palma d'Oro 2018 (che verrà assegnata da una giuria presieduta dall'attrice australiana Cate Blanchett - leggi la news).

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Tra i titoli più attesi spiccano The Wild Pear Tree [+leggi anche:
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 del turco Nuri Bilge Ceylan, Loro [+leggi anche:
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dell’italiano Paolo Sorrentino, Peterloo [+leggi anche:
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intervista: Mike Leigh
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dell’inglese Mike Leigh, Todos lo saben [+leggi anche:
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dell’iraniano Asghar Farhadi, La mia vita con John F. Donovan [+leggi anche:
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del canadese Xavier Dolan, Ash is Purest White [+leggi anche:
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del cinese Jia Zhangke, Sunset [+leggi anche:
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intervista: László Nemes
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dell’ungherese László Nemes, The Favourite [+leggi anche:
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del greco Yorgos Lanthimos, Donbass [+leggi anche:
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intervista: Sergei Loznitsa
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dell’ucraino Sergei Loznitsa (le cui riprese sono terminate), Nuestro tiempo [+leggi anche:
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intervista: Carlos Reygadas
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del messicano Carlos Reygadas, The Sisters Brothers [+leggi anche:
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intervista: Jacques Audiard
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 del francese Jacques Audiard e E-Book [+leggi anche:
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intervista: Olivier Assayas
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 del suo connazionale Olivier Assayas, Burning del sud-coreano Lee Chang Dong, Vision [+leggi anche:
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della giapponese Naomi Kawase e Shoplifters del giapponese Hirokazu Kore-eda.

Sono tanti gli aspiranti italiani di qualità quest’anno, tra cui anche Lazzaro Felice [+leggi anche:
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intervista: Alice Rohrwacher
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di Alice Rohrwacher (ancora in lavorazione quest’inverno…), Dogman [+leggi anche:
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intervista: Matteo Garrone
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di Matteo Garrone e Suspiria [+leggi anche:
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di Luca Guadagnino.

Si sogna di vedere a Cannes anche Roma del messicano Alfonso Cuarón, Widows [+leggi anche:
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intervista: Steve McQueen
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dell’inglese Steve McQueen (anche se la data di uscita annunciata per novembre lascia poche speranze), Cold War [+leggi anche:
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Q&A: Pawel Pawlikowski
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del polacco Pawel Pawlikowski, Le livre d’image [+leggi anche:
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 dello svizzero Jean-Luc Godard e A Hidden Life [+leggi anche:
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(titolo provvisorio: Radegund) dell’americano Terrence Malick.

Tra gli outsider figurano La quietud [+leggi anche:
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dell’argentino Pablo Trapero, Synonyms dell’israeliano Nadav Lapid, The Little Stranger [+leggi anche:
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dell’irlandese Lenny AbrahamsonRoads [+leggi anche:
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 del tedesco Sebastian Schipper, Pájaros de verano [+leggi anche:
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del duo colombiano Ciro Guerra - Cristina Gallego, Evil Games dell’austriaco Ulrich Seidl e A Tale of Three Sisters [+leggi anche:
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intervista: Emin Alper
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del turco Emin Alper (le cui riprese sono terminate il 1° febbraio).

Sul fronte asiatico, ricordiamo fra gli altri Long Day’s Journey Into Night [+leggi anche:
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del cinese Bi Gan, Di Jiu Tian Chang del suo connazionale Wang Xiaoshuai e The Man from the Sea [+leggi anche:
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del giapponese Koji Fukada, senza dimenticare un altro film cinese ancora senza titolo di Lou Ye.

Per varie ragioni, ci si chiede se la squadra cannense avrà voglia di affrontare eventuali polemiche con The House That Jack Built [+leggi anche:
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intervista: Lars von Trier
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del danese Lars von Trier e con il seguito di Mektoub, My Love: Canto Uno [+leggi anche:
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di Abdellatif Kechiche, due cineasti il cui talento artistico è pertanto ampiamente consono alle grandi esigenze della competizione.

Il cinema europeo potrebbe puntare anche su Quién te cantará [+leggi anche:
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dello spagnolo Carlos Vermut e Petra [+leggi anche:
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del suo connazionale Jaime Rosales, I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians [+leggi anche:
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del rumeno Radu Jude e Alice T. [+leggi anche:
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del suo connazionale Radu Muntean, Continuer [+leggi anche:
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 del belga Joachim Lafosse e Duelles [+leggi anche:
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intervista: Olivier Masset-Depasse
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 del suo connazionale Olivier Masset-Depasse, The Souvenir: Part 1 [+leggi anche:
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dell’inglese Joanna Hogg, Angelo [+leggi anche:
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intervista: Markus Schleinzer
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dell’austriaco Markus Schleinzer, Goliath [+leggi anche:
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dello svedese Peter GrönlundWinter Flies [+leggi anche:
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intervista: Olmo Omerzu
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dello sloveno Olmo Omerzu, Woman at War [+leggi anche:
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intervista: Benedikt Erlingsson
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dell’islandese Benedikt Erlingsson, Sister della bulgara Svetla Tsotsorkova, History of Love [+leggi anche:
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intervista: Sonja Prosenc
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della slovena Sonja Prosenc e i film russi Jumpman [+leggi anche:
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di Ivan Tverdovsky, Leto [+leggi anche:
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di Kirill Serebrennikov e The Factory [+leggi anche:
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di Yury Bykov. E per il resto del mondo, sono da citare fra gli altri (la lista è lunga) Domingo [+leggi anche:
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del duo brasiliano Fellipe Barbosa - Clara Linhart, Who Killed Lady Winsley? [+leggi anche:
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 del curdo iracheno Hiner Saleem, Monos [+leggi anche:
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del colombiano-ecuadoriano Alejandro Landes, e ancora Temblores [+leggi anche:
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del guatemalteca Jayro Bustamante.

Sul fronte francese, oltre a Audiard e Assayas, i titoli più “nominati“ sono Un people et son roi [+leggi anche:
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 di Pierre Schoeller, High Life [+leggi anche:
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di Claire Denis, Maya [+leggi anche:
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di Mia Hansen-Love, Un autre monde [+leggi anche:
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 di Stéphane Brizé, Amin [+leggi anche:
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di Philippe Faucon e Les Estivants [+leggi anche:
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 di Valeria Bruni Tedeschi. Battono alla porta del festival anche la versione cinematografica di Coin-coin et les Z’inhumains [+leggi anche:
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 di Bruno Dumont, Territoires [+leggi anche:
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 di David Oelhoffen, Nos vies formidables [+leggi anche:
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 di Fabienne Godet, Les confins du monde [+leggi anche:
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 di Guillaume Nicloux, Les Filles du Soleil [+leggi anche:
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 di Eva Husson, Paul Sanchez est revenu ! [+leggi anche:
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 di Patricia Mazuy, Mademoiselle de Joncquières [+leggi anche:
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di Emmanuel Mouret, La Dernière folie de Claire Darling [+leggi anche:
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 di Julie Bertuccelli, Un amour impossible [+leggi anche:
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 di Catherine Corsini, I Feel Good [+leggi anche:
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del duo Benoît Delépine - Gustave Kervern e Plaire, aimer et courir vite [+leggi anche:
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di Christophe Honoré. Il tutto senza dimenticare Un couteau dans le coeur [+leggi anche:
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di Mikhaël Hers, Au poste [+leggi anche:
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 di Quentin Dupieux, Les fauves [+leggi anche:
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 di Vincent Mariette, Le monde est à toi [+leggi anche:
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di Romain Gavras e C’est ça l’amour [+leggi anche:
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di Claire Burger.

Tra le opere prime, si segnalano My Favourite Fabric [+leggi anche:
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della siriana Gaya Jiji, Passed by Censor [+leggi anche:
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del turco Serhat Karaaslan, Girl [+leggi anche:
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del belga Lukas Dhont, A Certain Kind of Silence [+leggi anche:
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 del ceco Michal Hogenauer, Thou Shalt Not Kill [+leggi anche:
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del duo rumeno Gabi Virgina Sarga - Catalin Rotaru, By a Sharp Knife dello slovacco Teodor Kuhn e i titoli francesi Jessica Forever [+leggi anche:
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del duo Jonathan Vinet - Caroline Poggi, Une jeunesse dorée [+leggi anche:
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di Eva Ionesco, Marche ou crève [+leggi anche:
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di Margaux Bonhomme, L’Ordre des médecins [+leggi anche:
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 di Marie Monge.

Il cinema d’animazione potrebbe puntare alla Croisette con Dilili à Paris [+leggi anche:
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 del francese Michel Ocelot, Funan [+leggi anche:
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del duo messicano-polacco Raúl de La Fuente - Damian Nenow e The Tower [+leggi anche:
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del norvegese Mats Grorud.

Infine, tra le attrazioni fuori concorso, Sol: A Star Wars Story di Ron Howard, Ocean’s 8 di Gary Ross, Soldado [+leggi anche:
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di Stefano Sollima e The Man Who Killed Don Quixote [+leggi anche:
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 di Terry Gilliam sembrerebbero i candidati ideali.

Appuntamento in primavera per scoprire l’identità dei fortunati eletti a Cannes.

(Tradotto dal francese)

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