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CANNES 2018 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: Petra

di 

- CANNES 2018: Jaime Rosales mette in scena una sofisticata tragedia di stampo classico, che incombe minacciosamente su una ricca famiglia di artisti, contaminata da bugie, abusi, segreti e crudeltà

Recensione: Petra
Bárbara Lennie e Álex Brendemühl in Petra

Il destino è imprevedibile, inarrestabile e dispotico. Lo sapeva Omero, e la Storia e il Tempo non possono che confermarlo. Petra [+leggi anche:
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, la protagonista del nuovo film di Jaime Rosales, il cui nome dà il titolo al film, è una donna che, dopo la morte di sua madre, cerca suo padre a lei sconosciuto e, facendo ciò, si ritrova in un mondo che, ben lontano dall’essere ideale e quindi ricomporre la sua identità incompleta, la porterà attraverso sentieri imprevisti e terribili. Ma questa odissea che sulla carta può sembrare una sfrenata soap opera è orchestrata dal regista di Hermosa juventud [+leggi anche:
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con polso calmo, elegante e sofisticato, dove l'umano convive in armonia con l'intangibile, conferendo un alone spettrale a quella che, secondo chi scrive, è una delle migliori opere di questo regista che torna al Festival di Cannes, per la quinta volta, per presentare il suo film numero sei alla Quinzaine des Réalisateurs.

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Con protagonisti dei magnifici Bárbara Lennie (che incarna la ragazza del titolo e che abbiamo visto di recente cercare sua madre in La enfermedad del domingo [+leggi anche:
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intervista: Ramón Salazar
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di Ramón Salazar), Álex Brendemühl (che ha già recitato in Las horas del día, opera prima di Rosales), Petra Martínez (anche lei habitué della filmografía del barcellonese, già vista in La soledad [+leggi anche:
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), la giovane promessa (mantenuta) Oriol Pla e la divina Marisa Paredes, in un ruolo breve e contenuto, ma di una forza travolgente, Petra alterna nelle sue scene questi attori affermati con un cast di non professionisti (dove spicca Joan Botey) che portano verità e naturalezza a una trama che fa di tutto per non cadere nell'abisso dell’enfasi melodrammatica.

Rosales – che firma la sceneggiatura con Michel Gaztambide (No habrá paz para los malvados [+leggi anche:
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) e Clara Roquet (10.000 km [+leggi anche:
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) – è riuscito a domare questo racconto selvaggio intriso di estrema crudeltà, dove l'abuso psicologico è più doloroso da contemplare che in Tiro en la cabeza [+leggi anche:
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(così si intitolava un’altra opera del regista, che include quasi sempre l'irruzione quotidiana della violenza nei suoi lavori).

Da evidenziare anche la fotografia luminosa di Héléne Louvart (che camuffa anche gli elementi tossici più oscuri), l'avvolgente colonna sonora di Kristian Selin Eidnes Andersen e la direzione artistica di Victoria Paz Álvarez, in un film in cui il movimento sinuoso ed elegante della camera che scivola da una scena all'altra e il suono soggiogante completano questo quadro che vuole dirci come ogni decisione che prendiamo – giusta o sbagliata – abbia un’influenza potente su coloro che ci circondano.

Petra è un film parlato in castigliano e catalano, girato nella provincia di Girona e Madrid, e prodotto da Spagna, Danimarca e Francia da Fresdeval Films, Wanda Visión, Oberón Cinematográfica, Les Productions Balthazar e Snowglobe. Delle sue vendite internazionali si occupa l’agenzia con sede a Barcellona Film Factory.

(Tradotto dallo spagnolo)

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