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CANNES 2018 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: En liberté!

di 

- CANNES 2018: Oltre a essere ricco di frenetiche scene d’azione e a seguire il plot in modo molto intelligente, il film di Pierre Salvadori fa morire dal ridere

Recensione: En liberté!
Damien Bonnard e Adèle Haenel in En liberté!

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è tale che al termine della proiezione era possibile incontrare persone lungo la Croisette che ancora ridevano. Pierre Salvadori offre con questo film un’esultante esperienza cinematografica che ha messo il pubblico della 50a Quinzaine des Réalisateurs del 71° Festival di Cannes in uno stato di gioia collettiva piuttosto rara. Il film non ha come unica qualità quella di essere esilarante (che già non sarebbe male): la sua esuberanza, che si ritrova nelle sue numerose scene d'azione, folli quanto vitali (i rumoristi devono essersi divertiti non poco), è supportata da una sceneggiatura orchestrata diabolicamente bene e una messa in scena allegra ma precisa.

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Si entra nel film da una porta che verrà buttata giù dalla polizia un secondo dopo. Segue una scena di lotta nello stile dei film polizieschi americani degli anni '70 (con i titoli di testa in grandi caratteri gialli) da cui si smarca coraggiosamente, saltando giù dalla finestra, Jean Santi (Vincent Elbaz), eroe ormai defunto, cui è dedicata una statua in una piazza della città. L'uomo ha lasciato un figlio e una vedova, anche lei poliziotta e narratrice della scena che abbiamo appena visto, che cerca di edulcorare per suo figlio piccolo. Questo episodio tornerà più volte durante il film, ogni volta raccontato in modo diverso, a seconda dell'umore di Yvonne (Adèle Haenel).

Il fatto è che ha saputo che in realtà suo marito era un corrotto e ha causato la condanna a dieci anni di carcere dell'unico innocente in un caso di rapina in gioielleria: Antoine (Pio Marmaï), che sta per uscire di prigione. Desiderosa di riparare la colpa di Santi, all'insaputa del suo collega e caro amico Louis (Damien Bonnard), Yvonne inizia a seguire Antoine, che nel frattempo è diventato un cavallo pazzo con una forte tendenza a strappare le orecchie con i denti, poi si lega a lui sotto le spoglie di una prostituta di nome Louise, mentre lui si innamora di questa donna che gli rivolge uno sguardo meno sbigottito della romantica compagna che lo ha aspettato pazientemente mentre era in prigione (Audrey Tautou) ma che non lo riconosce più, indipendentemente da come si racconti la situazione.

"L'unica volta che ho detto la verità, non mi hai creduto", dice Yvonne a un certo punto. Il motivo della messa in scena, declinato in tutto il film, della verità che cambia a seconda dell'occhio di chi la guarda e del modo in cui ce la raccontiamo, è di fatto il cuore del racconto e il suo sfondo. Il dispositivo, estremamente ingegnoso, ha anche il vantaggio, creando parallelismi amichevoli tra i personaggi, di avvolgere l'intero film con un velo di indulgenza e bonario ottimismo. Questa intelligenza e questa gentilezza, aggiunte a dialoghi assurdi esilaranti ("Volevo davvero uccidermi" / "Lo dici per farmi piacere?"), contribuiscono a un delicato equilibrio che permette a scene come quella in cui tutti i clienti del club sadomaso "Maman travaille", arrestati durante un raid, fanno le loro dichiarazioni alla polizia tramite vocoder incorporati nei cappucci dei loro completi in lattice nero, di rimanere di un umorismo mai grossolano, ma al contrario vivace, e totalmente irresistibile.

En liberté! è prodotto da Les Films Pelléas, France 2 Cinéma, CN6 Productions e Chaocorp. Le vendite internazionali del film (universalmente appetibile giacché il suo umorismo non si basa sul dialetto) sono affidate a mk2 films.

(Tradotto dal francese)

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