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EDIMBURGO 2018

Recensione: Calibre

di 

- Matt Palmer rinfresca una formula evergreen nel suo primo film, premiato con il Michael Powell Award per il miglior film britannico a Edimburgo

Recensione: Calibre
Jack Lowden e Martin McCann in Calibre

I migliori amici scozzesi Vaughn Carter (Jack Lowden) e Marcus Trenton (Martin McCann) avranno per caso visto Deliverance? O, magari, uno dei tanti altri film su un gruppo di ragazzi che lasciano i loro cari per un ultimo fine settimana di divertimento prima dell'inesorabile inizio della vita familiare? Le cose cattive tendono a succedere, e Calibre [+leggi anche:
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– premiato con il Michael Powell Award al miglior lungometraggio britannico del Festival di Edimburgo – non fa eccezione. La buona notizia, tuttavia, è che lo sceneggiatore e regista Matt Palmer riesce a rinfrescare questa formula consunta ma senza tempo, scavalcando alcuni dei cliché più ovvi e assicurando che i personaggi principali, Vaughn e Marcus, restino credibili agli occhi del pubblico.

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Quando incontriamo per la prima volta i nostri protagonisti, Vaughn vive in una sorta di estasi apprensiva a Edimburgo, con la sua ragazza incinta del loro primo figlio. Marcus, il suo migliore amico, lo convince a intraprendere un ultimo viaggio pre-baby: un weekend di caccia nelle Highlands scozzesi. Marcus non si è mai veramente allontanato dalle loro buffonate dei tempi del liceo, eternamente perso nel suo universo machista. Sniffa ancora la cocaina per rimanere sobrio e non esita a chiacchierare con le ragazze nel primo pub dove vanno. Vaughn riesce con fatica a restare fedele alla sua amata partner, nonostante gli sforzi di Iona (Kate Bracken). Inevitabilmente, Marcus stuzzicherà nel modo sbagliato la gente del posto con le sue pagliacciate, anche se non è la prima volta, e certamente non sarà l'ultima.

C'è una sorta di sindrome di Bambi nei film. L'ultima cosa che dovresti fare è uccidere un cervo, come dimostra la trilogia horror giapponese, Ring, o il grande successo dello scorso anno, Get Out. I cervi sono sacri per i registi così come lo erano per Artemide nel famoso mito greco che ha generato mille tentativi di imitazione. Ci sono enormi parallelismi tra il racconto di Agamennone e quello che avviene in Calibre, dove Vaughn, nonostante un momento di dubbio, alla fine opta per sparare al cervo che vede nel bosco. Questa decisione presa in pochi secondi cambierà per sempre la dinamica del suo rapporto con Marcus, oltre a scatenare un'enorme ira tra gli Highlander locali.

Il direttore della fotografia ungherese Márk Györi fa un ottimo lavoro qui come nel film di Peter Strickland, il thriller vendetta di ambientazione selvatica Katalin Varga [+leggi anche:
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. Nonostante la vasta distesa delle Highlands, il mondo ritratto in Calibre è straordinariamente claustrofobico. È come se i due fossero intrappolati negli spazi che abitano, che sia l'auto, il pub o i boschi. Questo è un film inquieto, con una trama semplice che non cerca di complicare eccessivamente le cose, e che compensa la sua prevedibilità con le straordinarie performance dei protagonisti e il rifiuto di trasformare la gente del posto in tipici montanari. In effetti, tutti i personaggi del film sono ben delineati e tridimensionali. Il ritmo è implacabile, il che non è sempre a vantaggio della storia, poiché alcuni degli elementi più psicologici del film non hanno il tempo necessario per maturare. Ma Calibre è un ottimo biglietto da visita per Palmer, che dimostra di essere un talento e un regista da tenere d’occhio.

Prodotto da Wellington Films, Calibre è coprodotto da Pont Neuf Productions e finanziato da Creative Scotland, Creative England, Tip-Top Productions, Head Gear Films, Metrol Technology, Ingenious e Scope Pictures; le vendite internazionali sono gestite da Beta Cinema. Il film è distribuito in tutto il mondo da Netflix a partire da oggi.

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(Tradotto dall'inglese)

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