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EDIMBURGO 2018

Recensione: My Friend the Polish Girl

di 

- Con il loro film d’esordio, proiettato a Edimburgo, gli scrittori-registi Ewa Banaszkiewicz e Mateusz Dymek inventano il documentario di finzione

Recensione: My Friend the Polish Girl

Ospitato nella sezione Best of British del Festival internazionale del cinema di Edimburgo dopo il fortunato debutto in Bright Futures a Rotterdam, My Friend the Polish Girl [+leggi anche:
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degli scrittori-registi Ewa Banaszkiewicz e Mateusz Dymek è un falso documentario in cui una documentarista americana di base a Londra, Katie Broughton (Emma Friedman), si propone di girare un film su "immigrati, Brexit e su come le persone vengono utilizzate e poi gettate. Ma non è andata come previsto...".

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Quando provina i potenziali londinesi su cui fare un documentario, Katie incontra la 32enne Alicja, la ragazza polacca del titolo. Vive a Londra da una decina di anni, lavora part-time in un cinema e vuole fare l'attrice. Katie intravede il potenziale drammatico in Alicja quando le dice che il suo partner ha un cancro terminale. Si scoprirà che Alicja ha un concetto alquanto liberale della verità.

La storia è raccontata e ripresa dalla prospettiva di una cineasta amatoriale influenzata dai video blogger e da Snapchat tanto quanto lo è dalla Nouvelle Vague francese e dal Cinéma vérité. Ci mette un po’ di animazione e filmati in bianco e nero, con una varietà di stili che sono progettati per rispecchiare tutti gli strumenti a disposizione dei registi, dal programma di montaggio sul computer alle applicazioni di montaggio sul cellulare. È un sovraccarico sensoriale che non sempre funziona, anche se garantisce che ci sia sempre qualcosa da guardare.

I registi hanno fatto un ottimo lavoro nel ritrarre Londra come luogo di opportunità, ma anche come una città dove è difficile fare amicizia. Guardando Alicja nel suo quotidiano, il film si occupa del suo stato psicologico, e nel far ciò ci sono echi del film del regista polacco Roman Polanski ambientato a Londra, Repulsione (1965). Come in quel film, più tempo passiamo con la protagonista, più comprendiamo le sue paure, la sua repressione sessuale e il suo stato patologico, straziato dalla solitudine. Il tutto complicato dal fatto che Katie è onnipresente e, come il classico del cinema belga C'est arrivé près de chez vous del 1992, pone domande su cosa significhi effettivamente documentare le vite. C’è una forma di sfruttamento in atto? La storia cambia in presenza di una videocamera? Katie sta usando e sfruttando Alicja per i suoi scopi, visto che a un certo punto si trasferisce persino da lei?

Dal punto di vista tematico, il film mette molta carne al fuoco – forse troppa – e i registi si sforzano di concludere la storia creando persino un falso finale che risulta stonato. Nonostante alcuni passi falsi, il film è un entusiasmante sforzo sperimentale di cineasti che conoscono la storia del cinema così come la società in cui operano. È facile capire perché i festival sono così entusiasti di programmare questo film.

My Friend the Polish Girl è prodotto dai registi stessi per Warsaw Pact Films e da Sebastian Petryk, di PS Films.

(Tradotto dall'inglese)

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