email print share on facebook share on twitter share on google+

VENEZIA 2018 Biennale College Cinema

Recensione: Zen sul ghiaccio sottile

di 

- VENEZIA 2018: Il film di Margherita Ferri sul tema dell'identità sessuale non si erge mai davvero al di sopra di un pianeggiante già visto

Recensione: Zen sul ghiaccio sottile
Eleonora Conti e Susanna Acchiardi in Zen sul ghiaccio sottile

Da diversi anni ormai il cinema affronta il tema dell'identità sessuale con maggiore libertà e rigore, consapevole di portare all'attenzione del pubblico gli elementi per poter affrontare e abbattere i pregiudizi, ancora forti, nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali o transgender, e persino spingere le persone con un’orientamento sessuale diverso dalla maggioranza eterosessuale di scoprire di più su se stessi, condividere emozioni e storie che le riguardano da vicino. La prova di questa tendenza  è il moltiplicarsi dei festival di cinema a tematica LGBT nelle maggiori città europee e del mondo, alcuni dei quali sta raggiungendo un successo e una dignità pari alle rassegne non tematiche.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Si colloca a buon diritto in quella tipologia Zen sul ghiaccio sottile [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
di Margherita Ferri, prodotto da Articolture (Gli Asteroidi [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Germano Maccioni
scheda film
]
) e sviluppato all’interno del programma Biennale College Cinema, l’attività strategica della Fondazione Biennale di Venezia rivolta alla formazione di giovani film-maker provenienti da tutto il mondo. La regista, che con la sceneggiatura di Zen sul ghiaccio sottile ha vinto la Menzione speciale al Premio Solinas Storie per il cinema 2013, parla del suo primo lungometraggio di finzione come di un film che intercettaproprio il fragile confine tra il voler appartenere a un gruppo e l’essere sé stessi senza condizionamenti, raccontando il disagio e le lotte che deve affrontare chi non si conforma ai ruoli di genere e all’eteronormatività imposta dalla nostra società.

Protagonista è Maia Zenardi (Eleonora Conti), detta Zen, sedicenne introversa e ombrosa che vive in un piccolo centro montano in Emilia-Romagna, nel bellissimo parco regionale dell'Alto Appennino Modenese. Unica donna della squadra di hockey su ghiaccio locale, Zen aspira a diventare titolare nella nazionale. E' continuamente bullizzata dai compagni di squadra e di scuola, che la definiscono "mezza femmina, lesbica di merda, cagna", e non ha un buon rapporto nemmeno con la madre (Fabrizia Sacchi). Zen, che è molto poco zen, ce l'ha insomma col mondo, e infatti il film si apre con il dito medio della protagonista sollevato verso il cielo. Il conflitto che cova nel cuore della ragazza viene esplicitato fin dai primi dialoghi. L'unica che sembra comprendere Maia è Vanessa (Susanna Acchiardi), la ragazza di uno dei giocatori della squadra di hockey, che scappa di casa e si nasconde nel rifugio di montagna della madre di Maia. Tra le due adolescenti, che si sentono entrambe ai margini, nasce una relazione nella quale Maia crede di poter riporre i propri dubbi.

La regista contrappunta il racconto con immagini della natura selvaggia, dai ghiacciai crepitanti come la rabbia impotente della protagonista. Anche le azioni di hockey - sport tra i più duri, metafora di sfida totale - sono plastiche, e la tenuta sportiva è come il carapace di una tartaruga con cui Maia si protegge dal mondo esterno. 

Eleonora Conti è certamente la faccia "giusta" per raccontare questa storia ma la recitazione troppo acerba inficia la tenuta del film, mentre quella del giovane cast che circonda la protagonista non raggiunge la sufficienza. Ma è forse la premiata sceneggiatura che non convince del tutto, perché non si erge mai davvero al di sopra di un pianeggiante già visto, relegando la vicenda ad un monotono coming of age. Non fa insomma quello che hanno tentato con successo film italiani paragonabili a Zen, come Arianna [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Carlo Lavagna
scheda film
]
di Carlo Lavagna, checi trasportava nel mondo delicato dell’intersessualità, o Vergine giurata [+leggi anche:
recensione
trailer
Q&A: Laura Bispuri
scheda film
]
di Laura Bispuri, in cuila protagonista è costretta ad annullare la propria individualità di donna fingendosi uomo, all’interno di un piccolo villaggio fra le montagne dell’Albania, per godere degli stessi diritti dei maschi. Storie potenti e originali, che competono con le recenti opere con tema centrale l’identità di genere firmate da François Ozon, Tom Hooper, Xavier Dolan, Gus Van Sant, Céline Sciamma, Lucía Puenzo e altri.

Zen sul ghiaccio sottile sarà distribuito in Italia da Istituto Luce Cinecittà.

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.